Per concludere questa rubrica adeguatamente, rimane da affrontare uno dei temi più importanti della vita umana: la religione. Tuttavia, dire che “il Vangelo secondo Gesù Cristo” è un libro religioso sarebbe probabilmente sbagliato; l’opera di José Saramago è qualcosa di più e qualcosa di diverso. Qualcosa di più perché non affronta il topos in maniera astratta (e questa, per un romanziere che voglia intrattenere, oltre che argomentare, è una necessità) ma lo trasporta in una condizione di terrenità quasi brutale; qualcosa di diverso perché tratta la storia della vita di Gesù in maniera spiazzante, critica, indubbiamente polemica.

Il nucleo della trama ci è già noto: la vita di Gesù si snoda tra Galilea, Samaria e Giudea, e poco o nulla viene cambiato di questa narrazione; gli episodi che la precedono, la accompagnano e la seguono danno però un significato differente all’intera vicenda, e portano ad una conclusione in cui il Messia lo è suo malgrado, e si ritrova sacrificato ad un Dio tanto potente quanto, forse, dispettoso.
Alla narrazione evangelica ne viene sostituita dunque una più ricca: Gesù diviene primo di molti figli di Giuseppe e Maria, conoscerà Maria Maddalena carnalmente e si troverà ad avere con il diavolo un rapporto forse migliore di quello con Dio.
Dio, dal canto suo, viene descritto nella falsariga della tradizione ebraica, più che cristiana: un dio vendicativo, amante di sacrifici, che in più di un’occasione si scontra con Cristo e gli impone la propria volontà sia come divinità che tutto può, sia come padre che non vuole ascoltare ragioni.
La vita di Gesù allora diviene un tentativo di ribellione, che pure si risolve sempre nell’adempimento della volontà di Dio, perché questo dispone di mezzi e potere infinito per guidare gli avvenimenti terrestri.

Questa illustrazione di Durer è parte integrante del romanzo: Saramago la descrive per introdurre l’intera narrazione, come volendo definire i contorni di come vuole (e non vuole) parlare della vita di Gesù

Bollato come blasfemo, il libro non incontra tuttora i favori della Chiesa, e in effetti difficilmente potrebbe; merita di essere letto, se non altro, per l’esperimento letterario che rappresenta, anche se a più di un lettore potrà risultare fin troppo estremista nell’attribuire terrenità alle vicende e meschinità ai personaggi. Si trova, per questo, ad un estremo opposto rispetto alla trattazione biblica, con molte altre opere ad occupare lo spazio che li separa. Un esempio è “L’Ultima tentazione” di Nikos Kazantzakis, che precede il libro di Saramago di 40 anni: pur introducendo un punto di vista innovativo ed estremamente umano nella narrazione, il libro non rinuncia al racconto della straordinarietà dell’intera vicenda della vita di Gesù. In quest’opera egli, pur mantenendo gli attributi divini, è vittima della tentazione come tutti gli uomini, e dovrà combatterla fino al momento estremo per realizzare un ideale più grande.
Leggere questi libri arricchisce perché fornisce nuovi punti di vista su questioni che fanno parte della nostra cultura (che siamo credenti o no): nel libro di Saramago il salvataggio di Gesù dalla strage degli innocenti crea una colpevolezza interminabile nel padre, che avendo saputo del pericolo era corso ad avvertire solo la propria famiglia; in quello di Kazantzakis la figura di Giuda diventa chiave di volta dell’intera vicenda, in quanto unica persona capace di compiere il sacrificio necessario alla realizzazione delle intenzioni divine.
Utilizzando come base un testo conosciuto, allora, il merito di questi libri è, oltre quello letterario, di spingere alla considerazione di concetti filosofici fondamentali, come la necessità del male perché il bene possa esistere ed essere compiuto, o la relatività del bene quando questo non è rivolto all’intera umanità. Come in un racconto tradizionale è l’elemento nuovo ad attirare l’attenzione, Il Vangelo di Gesù Cristo mette in risalto le digressioni, le indipendenze, che alcuni apprezzeranno come allontanamento dalla rigida scolastica ecclesiastica e altri perché avranno la possibilità di sperimentare una nuova tridimensionalità (storica e religiosa) della figura di Gesù.

Per concludere, il consiglio del mese è quello di leggere questo libro con un occhio critico, che sia parte della narrazione e ad essa esterno e superiore; di raffrontarlo con i precedenti e successivi; insomma, di far uscire l’opera dalla sua dimensione conclusa e farla entrare in una di più ampia analisi.
Il pretesto del tema religioso ha permesso una tale conclusione, ma la scelta non è casuale: l’augurio per le vostre nuove letture è che voi siate capaci di leggere tra le righe, collocare le opere nel loro tempo e nel loro contesto socio-culturale, godere dell’artificio letterario tanto quanto del contenuto narrativo.

Siamo arrivati alla fine della rubrica: il libro di gennaio chiude il nostro percorso annuale, fatto di dodici libri d’autore che spero abbiano incuriosito qualcuno, e portato qualcun altro a leggere.

Alle prossime storie!