di Lorenzo Quirini

Il 17 novembre del 9 d.C. nasceva una delle personalità più importanti della Roma antica: Tito Flavio Vespasiano. Un imperatore ed un uomo il cui esempio rimane intatto nel tempo, grazie alle maestose opere compiute in 10 anni di governo e all’affascinante storia della sua vita. Una storia che parte dall’odierna Cittareale, in provincia di Rieti, dove Vespasiano nasce da una famiglia benestante ma non inclusa nel patriziato romano: la condizione economica relativamente modesta, però, non gli impedisce di emergere, grazie anche alle brillanti campagne militari condotte in Tracia durante la gioventù, e poi le più importanti in Britannia e in Germania, sotto l’imperatore Claudio. Meno fortunato per lui è il periodo che coincide con la salita al potere di Nerone, succeduto a Claudio nel 54. Vespasiano non si accattiva infatti le simpatie del nuovo arrivato a causa del suo carattere sincero e poco accondiscendente, andando di conseguenza incontro ad una parentesi di declino sociale ed economico.

Un busto di Vespasiano conservato al Museo Archeologico di Napoli. Fonte: Wikimedia Commons.

L’occasione di ribalta si presenta con lo scoppio della pesante rivolta in Giudea ai danni dell’Impero: l’uomo giusto per sedarla è Vespasiano e la cosa è talmente evidente che Nerone gli affida l’importante incarico nonostante i dissapori iniziali. Tra il 68 ed il 69, il malcontento nei confronti di Nerone si fa sempre più evidente sfociando in una guerra civile; dopo la sua morte è il vecchio aristocratico Galba ad approfittare della situazione, salendo al potere ed inaugurando “l’anno dei quattro imperatori”. Vespasiano si trova ancora in Medio Oriente: le legioni di stanza presso il Nilo e in Giudea hanno piena fiducia in lui e lo acclamano già come imperatore; tra i suoi sostenitori si aggiungono anche le legioni della Mesia e della Pannonia a cui si aggiungeranno ben presto gli abitanti dell’Urbe che acclameranno il nuovo imperatore il 20 dicembre dell’anno 69. Il suo governo durerà solo dieci anni, fino al 79, ma il segno del fondatore della dinastia Flavia resterà imperituro. A cominciare dall’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo, che Vespasiano volle con forza e che è ormai universalmente conosciuto come il simbolo di Roma e della romanità. Ma a lui dobbiamo molto altro: i bagni pubblici, ad esempio, non a caso chiamati “Vespasiani”, atti a garantire una migliore condizione igienica e una maggiore affluenza di denaro nelle casse imperiali: a tal proposito, lo stesso imperatore si sarebbe espresso con la celebre frase Pecunia non olet in risposta a chi lo accusava di arricchirsi in un modo tutt’altro che signorile. A Vespasiano va inoltre il grande merito di aver riportato in forze un’autorità statale sfinita dai disordini interni, assicurando anche i confini orientali dell’Impero con la conquista di Gerusalemme ultimata nel 70. 

I resti delle Antiche Terme di Vespasiano a Cittaducale, Rieti. Fonte: Wikimedia Commons.

La sua morte avvenne nove anni dopo, a Cotilia, non lontano dalle sue Terme di cui oggi si visitano i resti. Svetonio ci racconta le ultime parole pronunciate da questo affascinante personaggio, ormai sfinito dalla malattia. “È opportuno che un imperatore muoia in piedi”, affermò; sentenza che suona come il solenne epilogo di un’esistenza straordinaria.

In copertina: uno scorcio dall’Anfiteatro Flavio. Fonte: pixabay.com.
© riproduzione riservata