Qui di seguito potete leggere la celebre poesia “La farfalla” che descrive con disarmante essenzialità la gioia di Tonino Guerra al momento della sua liberazione dal Campo d’Internamento a Troisdorf:

«Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.»

 

I primi anni

Proprio oggi ricorre il 100° anniversario della nascita del poeta e sceneggiatore Guerra. Per la precisione era il 16 marzo del 1920 quando i genitori Odoardo Guerra e Penelope Carabini diedero alla luce Antonio nel piccolo paese di Santarcangelo di Romagna.

Antonio crebbe e tutti lo incominciarono a chiamare affettuosamente Tonino. Trascorse la sua infanzia nella sua città natale in un mondo, come spesso amava affermare, pieno di favola. Si diplomò alle Scuole Magistrali a Forlì e dopo si iscrisse all’università, prima a Venezia ma poi ad Urbino, per studiare Pedagogia. Nell’agosto del 1944, appena rientrato nella casa dei genitori di Santarcangelo, a conclusione della sessione estiva degli esami universitari, fu fermato e messo in stato di detenzione perché antifascista. Dopo una tappa al Campo di Prigionia di Fossoli, in Provincia di Modena, fu spedito in Germania e internato nel Campo di Troisdorf.

In questo non-luogo disumano, il ragazzo che sognava di diventare pittore, si avvicinò alla poesia. Capitò di ritrovarsi, come confermò egli stesso, «con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo.»

Finita la guerra, dopo circa un anno di detenzione, ritornò a casa. Nel 1946 riuscì a laurearsi in Pedagogia all’Università di Urbino con una tesi, ovviamente, sulla poesia dialettale romagnola. Da questo momento in poi, grazie anche all’appoggio del suo docente Carlo Bo, il poeta che era il lui sbocciò definitivamente.

Tonino Guerra

Tonino Guerra. Fonte: www.facebook.com/toninoguerra

La rinascita

Incominciò la sua carriera di insegnante in una scuola di Savignano sul Rubicone e pubblicò la sua prima raccolta di poesie. Ma questo mestiere gli andava stretto. Abbandonò tutto e tutti per trasferirsi a Roma. Dopo le prime difficoltà iniziali sfondò come sceneggiatore. Collaborò proficuamente con i maggiori registi italiani del tempo: dal già citato e amico Federico Fellini a Francesco Rosi, da Michelangelo Antonioni ai Fratelli Taviani. Firmò le sceneggiature di capolavori dell’arte cinematografica come Amarcord e Blow-up, quest’ultimo gli valse inoltre una candidatura ai Premi Oscar.

Nel 1989, dopo una vita trascorsa nella Capitale, all’età di 69 anni, tornò definitivamente nella sua amata Romagna. Si stabilì nella piccola ma vivace Pennabilli dove proseguì instancabilmente, fino alla fine, con la sue perenne ricerca poetica. Fu anche promotore di numerosi e singolari progetti artistici e culturali nel territorio. Si spense nella sua città natale il 21 marzo del 2012, proprio qualche giorno dopo aver festeggiato il suo 92° compleanno.

Museo "I luoghi dell'anima" di Pennabilli

Museo “I luoghi dell’anima” di Pennabilli. Fonte: www.facebook.com/museoiluoghidellanima

La memoria

La morte di questo grande artista non è stata un punto di arrivo. Si può ancora oggi rivivere e toccare con mano il suo mondo immaginario costruito grazie alla forza della fantasia. Le sue due città del cuore, Santarcangelo e Pennabilli, conservano e mantengono ancora viva la memoria e l’opera di Tonino Guerra. Purtroppo a causa dell’attuale emergenza del Nuovo Coronavirus le celebrazioni in suo onore sono state rimandate a data da destinarsi.

Quando potremmo nuovamente riappropriarci della gioia di fruire la cultura fuori dalle mura di casa nostra, consigliamo di raggiungere Santarcangelo di Romagna e Pennabilli per visitare il Museo “Tonino Guerra” e il Museo “I luoghi dell’anima”. Autentici spazi dove poter ancora incrociare lo sguardo, le parole e il pensiero di un poeta che in fondo è ancora qui con noi.

Immagine di copertina: Veduta di Santarcangelo di Romagna, 1972, Paolo Monti, BEIC 6339016. Fonte: Disponibile nella biblioteca digitale BEIC, l’immagine proviene dal Fondo Paolo Monti, di proprietà BEIC e collocato presso il Civico Archivio Fotografico di Milano.
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