Il secolo di Franca Valeri si celebra oggi 31 luglio 2020. E quando nella sua autobiografia Bugiarda no, reticente scriveva «Quel maledetto ’20 era prolifico» probabilmente non immaginava il tragico destino che attendeva l’umanità nell’ultimo anno. Seppure sia un anno così disprezzato e maledetto, il 2020 regala l’occasione di immergersi nella biografia straordinaria di un personaggio pubblico come quello di Franca Valeri, pseudonimo di Franca Maria Norsa: milanese di nascita, romana di adozione, ebrea nel sangue. Con la sua comicità ha raccontato il Novecento, penetrando perfettamente nel carattere dei personaggi che metteva in scena. E rappresentando, di conseguenza, vizi e virtù di un popolo in un secolo dilaniato non solo dalle guerre, ma soprattutto dalle successive mode, tendenze e radicali trasformazioni sociali. Anche Rai1 celebrerà l’occasione con “Essere Franca” in onda giovedì 30 luglio alle 23:45.

Franca Valeri – Fonte: Wikimedia Commons

Ma augurare buon compleanno a Franca Valeri oggi significa voler inserire un’artista come la Valeri in quello che lei stessa definisce come “tunnel ossessivo”; quando nel 2010 scriveva:

Sconosciuti di ogni genere mi informano che tra poco compirò novant’anni. Era proprio quello che volevo dimenticare. Perché a queste date, a cui in un prossimo futuro si potrebbe anche non attribuire alcun significato, nella piccola Italia si attribuisce ancora un valore di scoop?

E se la protesta è la realtà alla quale rimanere fedeli, Franca Valeri a 100 anni ce lo fa notare con la sua spavalderia innata, con la sua lucidità espressiva e la sua forza comica. Dal personaggio di Lea Lebowitz alla celebre Signorina Snob, che ci insegna a rispettare lo snobismo come «atteggiamento troppo antico della società per essere preso alla leggera», Franca Valeri cavalca il suo Novecento rendendolo autenticamente popolare. Dal personaggio di Cesira la manicure fino all’esperienza del Teatro dei Gobbi e di Parigi, non ha mai tradito il teatro e la sua comicità, che non è innata perché «la comicità è un lavoro di cervello».

Franca Valeri dal teatro al cinema

Il mio è un teatro di parola, forse nientedimeno attuale, ogni volta che sembra invecchiato ringiovanisce, dopo tante innovazioni ritorna sempre a galla. È il genere che le avanguardie temono.

Così Franca Valeri parla del suo teatro, un teatro che è sacrificio, passione e osservazione della società. E nel frattempo, la sua irriverenza comica avvicina anche la grande cantante francese Édith Piaf che vorrebbe che la Valeri le scriva una canzone. Sono gli anni ’50 e Franca Valeri è la donna del teatro ma è anche il personaggio che il cinema corteggia. Verrà diretta infatti in cult come “Il vedovo” e “Il segno di Venere” di Dino Risi, “Un eroe dei nostri tempi” di Mario Monicelli, “Mariti in città” di Luigi Comencini, “Il giorno più corto” di Sergio Corbucci e tantissimi altri.

Franca Valeri in una scena di “Parigi o cara” – Vittorio Caprioli (1962) – Fonte: Wikimedia Commons

Sarà riconosciuta e apprezzata anche come sceneggiatrice, scrittrice, regista e diverrà un volto significativo della televisione del primo e del secondo dopoguerra. Quel teatro di parola trasportato in TV riuscirà a legarsi indissolubilmente con quegli spettatori che si rivedono nei suoi personaggi. Li ha studiati quei personaggi, li ha delineati nei particolari, prestando attenzione a ogni dettaglio; riuscendo a fuoriuscirne e ad interpretarli come solo i veri artisti riescono a fare. E con un monito di Franca Valeri ai giovani, così, lasciamo che anche questo “scoop” sia virale e che questa data sia da ricordare:

Io non farò mai l’insegnante, ma se mi condannassero a farlo direi subito «Fate soltanto quello che siete capaci di fare». Dopo di che me ne potrei anche andare.

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