Le api stanno scomparendo, più velocemente di quanto avevano previsto. Dalla fine degli anni ’90 sono stati molti gli apicoltori (inascoltati), soprattutto in Nord America e in Europa, che hanno iniziato a segnalare  il preoccupante problema della diminuzione nelle colonie di api. Questo piccolo insetto, da molti detestato, è responsabile dell’impollinazione di almeno 90 specie di frutta e verdura (4.000 varietà di vegetali), da cui vengono anche ricavati prodotti cosmetici, farmaceutici e per l’igiene e la pulizia. Solo in Europa l’84% delle 264 specie coltivate dipende dall’impollinazione degli insetti. Le colture più nutrienti della nostra dieta sarebbero danneggiate da un calo numerico delle api e in particolare la loro assenza eliminerebbe la produzione di caffè, mele, mandorle, pomodori e cacao, per citare solo alcune. Di conseguenza anche altri servizi ecosistemici e gli habitat naturali che li alimentano dipendono dagli insetti impollinatori.

Dal 2013 la popolazione delle api in alcune parti del mondo si è ridotta di un terzo. Stando a un rapporto delle Nazioni Uniti, la loro scomparsa, oltre ad avere effetti disastrosi sulla nostra alimentazione, potrebbe causare la fine dell’umanità in 35 anni.

“Quando spariranno le api all’umanità resteranno quattro anni di vita.”

citazione attribuita ad Albert Einstein

© Center for Food Safety 2018

Analizzando il polline delle api, i biologi hanno trovato elevate quantità di pesticidi chimici che creano una sorta di stordimento nell’ape che così diventa incapace di ritrovare la via per l’alveare, finendo per morire. Questi veleni sono ritenuti i principali responsabili della morte di un gran numero di api. Alcuni pesticidi costituiscono un rischio diretto per gli impollinatori e la loro eliminazione è il primo e più efficace passo da adottare per tutelarle. Molte conseguenze dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento delle temperature, il mutato andamento delle precipitazioni o gli estremi eventi meteorologici, potrebbero causare impatti sempre più evidenti sulle popolazioni di impollinatori. È stato documentato che le api in Polonia stanno rispondendo ai cambiamenti climatici anticipando la data del risveglio dopo l’inverno. Recenti analisi indicano che gli scenari previsti per i cambiamenti climatici causeranno variazioni nei modelli di fioritura delle piante e il risultato atteso di questi effetti è la potenziale estinzione.

Negli Stati Uniti, la perdita del 30/40 % delle colonie di api è stata collegata alla Colony Collaps Disorder (la sindrome di spopolamento degli alveari). Questo disturbo, segnalato per la prima volta nell’autunno del 2006 da un apicoltore commerciale della Pennsylvania, colpisce le colonie di api ed è caratterizzato da un’improvvisa morte delle colonie, a causa della mancanza di api adulti sane all’interno dell’alveare. Il valore economico delle colture statunitensi che traggono beneficio dall’impollinazione delle api è stato stimato a $15 miliardi all’anno.

Based on 2016 NASS Honey Report figures (published in 2017)

“Se questa tendenza continuerà, le api potrebbero scomparire come specie già entro il 2035. In questo scenario sarà impossibile riprodurre 1/3 delle più importanti colture. La completa estinzione delle api provocherà una catastrofe ambientale globale.”  

l’Unione dell’Agricoltura Biologica

Anche in Italia si è parlato di moria delle api a causa della loro diminuzione nel corso degli anni: dal 2008 al 2015 sono diminuite del 40% con un conseguente calo della produzione del miele del 50%. Il nostro Paese è al quarto posto nella classifica dell’apicoltura europea e questo calo ha portato a un aumento delle importazioni e ad una riduzione delle esportazioni. L’industria agricola subirà infatti delle grosse perdite: Tonio Borg, Commissario Europeo per la Salute dei Consumatori, ha valutato che le api con la loro attività portano un contributo annuo di più di 22 miliardi di euro, mentre a livello globale il lavoro di impollinazione naturale delle api ha un valore economico annuo stimato di circa 265 miliardi di euro. In questo quadro le conseguenze economiche non sono trascurabili.

L’agricoltura di stampo ecologico è l’unica che mantiene una elevata biodiversità, senza l’uso di pesticidi o fertilizzanti chimici, e ha dimostrato di apportare benefici agli insetti impollinatori. Può infatti rafforzare il controllo di erbe infestanti, malattie e parassiti, e far aumentare la resilienza complessiva degli ecosistemi. Purtroppo si privilegiano ancora metodi vincolati all’uso di sostanze chimiche e si investe pochissimo in sistemi di agricoltura ecologici.

Alla vigilia della prima Giornata mondiale delle api, tenutasi il 20 maggio 2018 in Slovenia, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha esortato paesi e singoli individui a fare di più per proteggere le api e gli altri impollinatori per non rischiare un brusco calo della diversità alimentare. Sono necessari maggiori finanziamenti pubblici e privati, per la ricerca e lo sviluppo di migliori pratiche agricole di stampo ecologico.

© World Bee Day

Se anche tu sei preoccupato per la sorte delle api, firma la petizione di Green Peace per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando dei pesticidi pericolosi per le api.

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