Lo studio di architettura BIG, fondato nel 2005 dal danese Bjarke Ingels, vanta oggi tre grandi sedi dislocate tra Copenhagen, Londra e New York, 17 partner, 26 associati e innumerevoli collaboratori; salito alla ribalta anche grazie al volume “Yes is more” del 2009 – un intrigante libro a fumetti sull’idea stessa di architettura di BIG – ha attualmente 23 cantieri aperti in giro per il mondo e 22 progetti in fase di definizione.

Novità linguistiche architettoniche e quel briciolo di “follia” nordeuropea sono le chiavi del successo del gruppo di progettisti, con soluzioni che mirano a risolvere questioni abitative e urbanistiche coniugando potenzialità estetiche e ricerca tecnologica.

Come si evince dal sito web del gruppo:

“Il processo di progettazione di BIG inizia sempre identificando i criteri chiave di un progetto: qual è il problema più grande, qual è il più grande potenziale? Piuttosto che un pregiudizio estetico o stilistico arbitrario, tutte le decisioni si basano su informazioni specifiche del progetto. Il nostro sforzo di architetti è inserito nella finestra di opportunità tra analisi e implementazione. E la nostra influenza avviene nella traduzione dall’informazione al materiale.”

 

79&Park, uno dei pochi interventi internazionali a Stoccolma

L’area di interesse si trova ai margini di Gärdet, un piccolo parco nazionale della capitale svedese, vincolo che ha influito sulle scelte progettuali. Questa vicinanza è alla base della volontà di creare un confine antropico fra l’uomo e la natura, costituendo dei volumi organici allo stesso tempo netti ma permeabili.

Il lotto dell’intervento accanto a Gärdet. Credits@googlemaps

Per la realizzazione lo studio BIG è stato personalmente contattato nel 2011 da Oscar Engelbert, CEO e fondatore di Oscar Properties, il colosso nordico del campo immobiliare e dell’architettura d’interni; la richiesta della committenza era quella di definire un intervento in linea con i recenti lavori dello studio, come 8 Tallet e i due blocchi prospicienti di Mountain DwellingsVM Houses. Si tratta di edifici principalmente residenziali, costruiti nella periferia della capitale danese; le parole chiave sono alta densità abitativa e minimo utilizzo di suolo, specialmente se si analizza Mountain Dwellings, dove le abitazioni vengono letteralmente progettate lungo un pendio artificiale al di sopra di un parcheggio multipiano a uso degli inquilini e dei propri ospiti.

Viste panoramiche, attenzione alle condizioni microclimatiche interne e rapporto con il lussureggiante paesaggio nordico sono le peculiarità che ritroviamo nel progetto stoccolmese, caratteristiche che, sommate ai numerosi salti di quota, definiscono l’intero isolato come un aggregato tridimensionale comunitario dalla pianta rettangolare.

‟Volevamo progettare un nuovo quartiere, un nuovo blocco civico che unisse le qualità della città con quelle del parco, così ci è venuta l’idea di una griglia di stanze ruotata di 45 gradi. […] Abbiamo abbassato l’angolo sud-ovest, sollevando invece l’angolo nord-est, operazione che ci ha permesso di inondare il cortile di luce diurna.”

Bjarke Ingels

Quest’approccio organicista – non troppo innovativo ma estremamente efficace –  definisce l’affaccio preferenziale verso il parco urbano situato a sud-ovest mentre gli altri due spigoli raggiungono la quota degli edifici preesistenti; il rimanente vertice nord-est sfrutta la posizione di svantaggio rispetto al parco guadagnando visibilità in altezza, diventando segno urbanistico grazie ai suoi 35 m.

L’altra importante analisi svolta è quella legata alle ore di soleggiamento e delle principali correnti ventose della zona, onde evitare situazioni di eccessivo disagio durante la stagione invernale.

I 169 appartamenti presenti sono disposti lungo questo declivio artificiale, ruotati di volta in volta in modo tale che sia evitato un contatto visivo diretto fra i diversi inquilini. Alla destinazione residenziale si sommano anche alcuni servizi posti nella corte centrale del grande lotto, come il giardino condominiale, una pensione per cani, una scuola materna e numerosi parcheggi per le biciclette.

 

Architettura e ambiente

La sostenibilità ambientale è raggiunta con un doppio canale: la modularità degli elementi prefabbricati impiegati e la scelta di finiture locali eco-sostenibili.

Gli elementi base della struttura a gradoni sono delle cellule cubiche di 3,6 per 3,6 m, innestate le une sulle altre in un sapiente gioco di “incastri Lego” – non a caso recentemente lo studio BIG si è occupato della realizzazione della Lego House – che dà origine a balconi e terrazze praticabili, alcune private e altre a uso condominiale.

La scelta di moduli prefabbricati in cemento armato ha abbassato enormemente la spesa di realizzazione del progetto, senza ricorrere a ulteriore materiale per le singole gettate di cemento. Il traguardo economico non compromette la funzionalità degli spazi pensati ma anzi ne esalta le qualità e le possibilità progettuali.

Per quanto le tecniche compositive siano apparentemente differenti, il desiderio di creare spazi residenziali accoglienti dove il privato e il semi-pubblico dialoghino frasi loro, BIG riprende il filo della ricerca spaziale iniziata esattamente cinquanta anni fa da Ricardo Bofill, architetto spagnolo che con la sua Muralla Roja di Calpe ben chiarifica il rapporto serrato uomo-natura, delimitato-diafano, personale-condiviso al quale l’architettura deve aspirare. Una ricerca ininterrotta che pone in assonanza l’approccio alla questione mediante una soluzione “mediterranea” con un modello nordeuropeo.

Tornando all’edificio svedese, il verde trova spazio sotto forma di giardino pensile, un manto erboso adagiato sul crinale della collina artificiale.

L’inserimento delle piantumazioni è legato al tema delle finiture delle unità: ad alcuni prospetti completamente vetrati – per permettere un abbondante apporto di luce naturale all’interno degli spazi – vengono accostate pareti rivestite di un legno rossiccio, il locale cedro scandinavo.

Le singole doghe sono evidenziate dalla posa in opera ad andamento verticale, scelta che ne esalta le qualità materiche, creando l’immagine di un imponente bosco antropizzato. I prospetti secondati alternano alte pareti cieche a zone dove vengono aperte bucature in corrispondenza dei balconi; la luce eccessivamente orizzontale dell’alba e del tramonto viene schermata da brise-soleil dello stesso cedro dei rivestimenti, riducendo unicamente a due il numero dei materiali impiegati in prospetto.

 

Anche in questo caso la sensibilità nord europea in materia di rapporto fra costruzioni antropiche e natura riesce a coniugarsi in un ottimo esempio di innesto suburbano ben riuscito, senza tralasciare le esigenze della vita contemporanea – comodità di servizi, verde fruibile da chiunque – cercando di combattere le abitudini quotidiane che, inesorabilmente, ci conducono verso strade di solitudine costante.

La classica tromba delle scale dell’edificio a torre non fa un vicinato mentre la possibilità di incontrarsi in ambienti comuni accoglienti sì: è la risposta contemporanea alla solitudine dei pianerottoli.