di Martina Scacciatella

Il polder è una invenzione olandese che ha cambiato per sempre la fisionomia dell’Olanda e dei Paesi Bassi chiamati così poiché l’intero loro territorio è posto sotto il livello del mare; tralasciando i vari clichè che caratterizzano lo stato olandese bisogna senz’altro ricordare che la bellezza e il fascino dei tulipani in fiore, dei mulini a vento e dei prati verdissimi sono dirette conseguenze di un’antichissima lotta con l’acqua che nel corso dei secoli si è rivelata sia amica che nemica.

Il più antico e significativo esempio di questa difficile convivenza si trova a pochi chilometri a nord di Amsterdam, Beemster; luogo di grande fascino ma con in serbo un segreto.

Situato a oltre tre metri sotto il livello del mare, Beemster, circa quattro secoli fa non presentava affatto lo scenario attuale; tra il 1607 e il 1612 l’uomo dotato di ingegno e aiutato da 43 mulini a vento, prosciugò l’intero specchio d’acqua che vi era andando a risolvere non solo il problema delle continue inondazioni ma fornendo agli abitanti terra fertile da adibire a coltivazioni e pascolo costituendo così il più antico polder olandese (inserito nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’umanità nel 1999 dall’UNESCO come “capolavoro del genio umano”) dando vita così al primo polder della storia olandese e non.

Cos’è un Polder? Quanto e perché sono così importanti al giorno d’oggi?

Il polder è quel tratto di mare che viene asciugato attraverso sistemi di dighe e/o drenaggio dell’acqua e che presenta una porzione di territorio pianeggiante recintata da argini la quale può avere un contatto con l’acqua “esterna” solo mediante dispositivi ad azionamento artificiale. La realizzazione dei polder nasce dall’esigenza di scongiurare e prevenire le continue inondazioni ma anche e soprattutto con l’intento aumentare il terreno da destinare all’agricoltura e al pascolo.

Polder di Beemster dall’alto, Olanda. Credits © holland.com

Come si realizza un Polder?

Il primo step da compiere è quello di costruire una diga, che nella maggior parte dei casi viene anche adibita ad arteria stradale di collegamento tra due zone, a protezione dei terreni dalle possibili inondazioni.

Questa tecnica di prosciugamento artificiale del mare darà luogo non solamente agli stessi polder ma anche a canali navigabili che permetteranno all’ acqua “esterna” di confluire o defluire a seconda delle variazioni di pressione esercitate sul polder stesso, e/o in base alle condizioni climatiche più o meno favorevoli. In particolare, questa tipologia di Polder fu progettata secondo un rigoroso modello a griglia e quindi risulta diviso in appezzamenti quadrati e rettangolari separati l’uno dall’altro proprio dai canali navigabili.

Fasi di realizzazione di un Polder Credits © prefabbricat isulweb.it

Come viene impiegata questa tecnologia nel territorio?

Il climate changing è una realtà con la quale bisognerà convivere almeno fin quando non si saranno prese delle decisioni differenti. I cambiamenti climatici aumentano il rischio di condizioni metereologiche estreme (maremoti, uragani, ecc.), ma l’impatto più grande che questo fenomeno ha è senza dubbio quello dell’innalzamento del livello di mari e laghi portando a prendere in considerazione misure e programmi di protezione a lungo termine quali dighe e polder. Queste misure hanno avuto un grande impiego in Olanda e molti altri paesi del nord Europa ottenendo grande successo e salvaguardando le piccole realtà composte da contadini e fattorie.

Nel corso degli anni l’Olanda ha sviluppato nuove tipologie di dighe e sbarramenti in quanto possiede una conformazione territoriale tale da subire per prima l’innalzamento delle maree e necessita di maggiore tutela del territorio oltre a una maggiore espansione sul mare per la creazione di territorio artificiale come nel caso del quartiere di IJburg ad Amsterdam.

Mulini nel paesaggio olandese modellato attraverso i Polder, Olanda. Credits ©Ivan Burroni/holland.com

E se questa tecnologia fosse applicata sul territorio italiano?

I polder potrebbero rappresentare una delle tante soluzioni che sono state presentate e proposte per regolare, o ancor meglio, evitare l’acqua alta a Venezia, salvaguardando beni artistici, culturali e architettonici importantissimi per la storia italiana, veneta e soprattutto veneziana.

All’interno di questa trattazione non si può non tenere conto del progetto del MOSE di Venezia, un’opera di ingegneria civile, ambientale e idraulica progettata e scelta negli anni ’80 del Novecento finalizzata alla difesa della città di Venezia e della sua laguna dal fenomeno dell’acqua alta e ad oggi non ancora capace di adempiere al suo compito.

Riusciamo ad immaginare Venezia circondata da Polder?

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