Mantova, città più verde d’Italia, accoglierà uno dei Forum più importanti della nostra epoca, alla sua primissima edizione, che ospiterà i più grandi esperti del settore. Parliamo del First Forum on Urban Forest – Mantova 2018.
Il Forum tratterà vari argomenti indirizzati alla comprensione (oltre che alla ricerca di una soluzione) di uno dei più gravi problemi contemporanei: i cambiamenti climatici; e lo farà introducendo e spiegando l’innovativo tema delle foreste urbane.

urban forest

L’idealistica città foresta – Stefano Boeri Architetto. Il verde è la costante presenza di tutti i suoi progetti. © Stefano Boeri architetti

Sappiamo tutti cosa significa cambiamento climatico. Siamo quotidianamente sommersi da notizie, iniziative, slogan, discussioni e dibattiti sull’argomento. Ma nel concreto solo una piccola percentuale di cittadini nel mondo è attivamente impegnata al contrasto di questo grande male che, in fin dei conti, è la stessa razza umana nel suo complesso a causare. 

Il Forum aprirà una discussione collettiva sul come trasformare le nostre città in luoghi più verdi, salutari e felici. Parteciperanno istituzioni locali, selvicoltori urbani, architetti paesaggisti e urbanisti del calibro di Stefano Boeri, che discuteranno soluzioni multidisciplinari per città più sostenibili. Tutto questo nell’affascinante centro storico di Mantova, dal 28 novembre al 1º dicembre 2018. Ma passiamo ai fatti.

World Forum on Urban Forest

World Forum on Urban Forest, la prima edizione si terrà a Mantova, premiata due volte città più verde d’Italia, nel cuore del suo centro storico. © World Forum on Urban Forest

La sfida ai cambiamenti climatici è la sfida all’inquinamento generato dall’uomo stesso, dalle sue abitudini e dal suo modo di vivere. Per questo quando si parla di inquinamento non si può non parlare di tutto ciò che riguarda l’uomo da vicino, partendo dalle basi della sua vita: la casa in cui vive, le città in cui lavora e passa il suo tempo, i mezzi di trasporto che utilizza, la produzione dei beni di cui necessità e i prodotti di scarto di tutti questi processi messi insieme. Si tratta di un meccanismo enorme, complesso, generato da secoli di evoluzione, che non sempre ha intrapreso le giuste vie, ma che, anche se con grandi difficoltà, ora è necessario da correggere, se la nostra razza intende esistere ancora nel futuro del nostro pianeta.

Prendiamo ad esempio l’ultima grave notizia in materia: abbiamo 12 anni per cambiare rotta prima che il clima ci si ritorca contro. Cosa significa? Significa che la società stessa in cui viviamo e che abbiamo creato deve cambiare. Come? Le proposte si moltiplicano, giorno dopo giorno. Ma non basta.

smog

Le città emettono il 60% di CO2 in più di quanto si stimava. Sono la principale causa dell’inquinamento nel mondo. Fonte: National Geographic

Forse bisogna ripensare tutta la società dal principio per poterci veramente salvare da questo imminente dramma. Forse dobbiamo considerare tutto quello che l’uomo ha creato durante i secoli passati, e re-immaginarlo nuovamente, con la consapevolezza di tutti gli errori fatti. Non possiamo tentare di mettere semplicemente “una pezza” al problema. Bisogna agire all’origine, realizzare nuove concezioni progettuali, nuovi modi di pensare, in armonia totale con il pianeta che ci ospita; solo così potremo veramente dire di essere una razza intelligente, capace di sopravvivere allungo su questo Terra in cui casualmente ci ritroviamo e che rischiamo, con la nostra stupidità, di distruggere lentamente. No, nemmeno così tanto lentamente.
Utopia? Si, forse. Ma sognare non è sbagliato. Perché spesso è nei sogni che si materializzano le idee giuste, le soluzioni ai problemi e la libertà di immaginare un mondo diverso, privo di sofferenza. Per questo sono ammirevoli i tentativi di tutti coloro che, con i loro progetti rivoluzionari, o utopici, tentano di generare percorsi diversi, alternativi, alla brutta piega che stiamo prendendo. 

Tornando al cuore della notizia, il Forum tratterà il tema delle Città Foresta, o Urban Forest, così definite in tutto il mondo. Sembrerebbe un tema facile, veloce da capire e in definitiva di poco conto. Nulla di più sbagliato. Le città foresta, la cui caratteristica principale è quella di essere foreste nel vero senso della parola, sono composte da quella che molto probabilmente è la sola risorsa che abbiamo per aiutare la nostra razza a sopravvivere, se riusciremo a relazionarci a lei nel modo giusto.
In fin dei conti non è così strano: siamo una razza animale, e come tutti gli animali, viviamo in armonia con il contesto che ci ospita, che genera il nostro cibo e la nostra aria. Dal momento in cui però l’uomo ha smesso di relazionarsi in maniera genuina con il suo contesto, cercando di ottenere sempre più, sfruttando al massimo ogni risorsa, moltiplicandosi e insediandosi ovunque, senza criterio, l’equilibrio ha cominciato a incrinarsi.

Bosco Verticate di Stefano Boeri Architetti

“Bosco Verticale” di Stefano Boeri Architetti.  In ogni Bosco Verticale è presente una quantità di alberi che occuperebbe una superficie di 20.000 mq. Il sistema vegetale del Bosco Verticale aiuta la creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili. © Stefano Boeri architetti

Le aree densamente popolate in particolare, sono le aree che più soffrono a causa dei meccanismi contorti che la società odierna applica per far progredire la popolazione. Basti osservare alcune delle più grandi città cinesi, nelle quali il governo consiglia di rimanere in casa in determinati giorni per non respirare l’aria altamente inquinata che ristagna nelle strade, sono impossibili da sanare. Città sommerse di smog, prive di vegetazione, prive di ogni benessere, dove le abitazioni degli uomini, che dovrebbero essere l’origine della serenità mentale e fisica di ogni persona, sono ridotte a loculi invivibili… È tutto questo ragionevole e soprattutto sostenibile?

Sembrerebbe un disastro con finale giù preannunciato, ma forse non tutto è perduto. Abbiamo il tempo di sistemare le cose, raddrizzando la rotta, smettendo di fare finta che il problema non esista, cercando di fare tutti noi una piccola parte, chiaramente con il sostegno della società nel suo insieme. Ecco perché è importante incontrarsi e parlare di tutte le iniziative rivoluzionarie, provenienti da ogni parte del mondo, per aggiornarci e realizzarle, non solo su scala personale o abitativa, ma su scala cittadina. 

La Forest City di Liuzhou, Provincia di Guangxi, Stefano Boeri Architetti

La Forest City di Liuzhou, nella provincia cinese di Guangxi, di Stefano Boeri Architetti. La nuova città di 30.000 abitanti è in grado ogni anno di assorbire circa 10.000 tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di polveri sottili e di produrre circa 900 tonnellate di ossigeno. © Stefano Boeri architetti

La Città Foresta è un concetto molto affascinante, trattato spesso più nei libri fantasy che nella realtà. Certo non mancano gli esempi di progetti urbani su grande scala che tentano di dare un ruolo significativo anche alla vegetazione, ma di fatto nessun progetto idealizzato o realizzato ha mai raggiunto gli apici che possiamo osservare oggi. I temi e i progetti di cui si parlerà sono innovativi, affascinanti e azzardati, ma realmente fattibili. Questo significa che è possibile tornare all’origine della progettazione delle città, realizzando un nuovo concetto di città stessa, contemplando la fondamentale presenza del mondo vegetale. 

Sono città futuristiche, dalle vaghe sembianze di una Lothlorien Tolkeniana, ma del tutto realizzabili, fondamenta per le nuova linee di pensiero nella progettazione urbana, dove prevalgono temi come ecosostenibilità, benessere umano; assorbimento massimo di CO2 da parte della città stessa che lo genera; una reale conservazione della biodiversità, a seconda del contesto stesso, caratterizzato dalle sue particolarità vegetali, oggigiorno a rischio a causa dell’urbanizzazione sfrenata; una densificazione del verde, come modus operandi contrario all’attuale linea di pensiero, in cui il disboscare grandi aree forestali sembra del tutto “naturale”; rendere la vegetazione elemento costitutivo della città: non solo un ornamento, ma un fattore essenziale al meccanismo di sopravvivenza dell’uomo.

 

Immagine tratta dal masterplan di Tirana 2030, Stefano Boeri architetti. Un “bosco orbitale” costituito da 2 milioni di nuovi alberi. © Stefano Boeri architetti

Tutto questo genererà evidenti vantaggi dal punto di vista sia delle temperature medie mondiali, che si ridurranno con conseguenze benefiche sotto tantissimi punti di vista: una frenata al surriscaldamento globale e allo scioglimento dei ghiacciai, un aiuto reale all’ecosistema naturale, una riduzione del tasso d’inquinamento nell’aria, quindi al benessere degli esseri viventi. Per raggiungere questo obiettivo è necessario integrare gli alberi sotto ogni punto di vista: sociale, economica, culturale, etc… 

All’interno di questo discorso è evidente che sono compresi anche i temi sulle energie rinnovabili, rendendo le città aree urbane a impatto zero, completamente autosufficienti, dove il verde governa il pensiero della progettazione. Sono città organiche, o meglio, organismi biologici, dove l’architettura sa adattare i nostri insediamenti al terreno, come fanno le piante stesse. È da loro che dovremmo prendere esempio, per essere certi di vivere in equilibro con il nostro pianeta. Come un sistema olistico, dove ogni piccola parte del sistema si impegna nel quadro d’insieme, ma il quadro d’insieme è più grande, creato e programmato con il solo obiettivo di mantenere l’equilibrio naturale.

Utrecht, la torre di biancospini di Stefano Boeri Architetti,  in grado di ospitare l’equivalente di un ettaro di bosco, assorbendo CO2 e producendo ossigeno. © Stefano Boeri architetti

Attenzione, non si tratta della moltiplicazione di foreste urbane tout court, parliamo invece di aree boschive all’interno della struttura stessa dell’urbanizzazione, cambiando quindi anche l’aspetto delle città del futuro. Siamo noi esseri umani che dobbiamo imparare ad adattarci alla vegetazione e non viceversa.

Essendo le città odierne la causa del 70% di produzione di C02 del pianeta è evidente che il grande cambiamento deve partire proprio dalla concezione di città. Le città occupano soltanto il 3% della superficie del pianeta, consumando però il 75% delle risorse naturali. La riforestazione urbana è la grande innovazione che aspettavamo, lenta in confronto all’aumento dell’inquinamento, tuttavia capace di indicare la via giusta per la creazione di una società ecosostenibile, degna dell’intelligenza che la nostra razza è in grado di vantare. È il nostro pianeta a richiederlo. 

Vertical Forest è l’intuitivo nome che assume questo tipo di edilizia, a servizio del nuovo ideale di città foresta. Tema al centro del Forum mantovano che comprenderà inoltre conferenze, lezioni, dibattiti e laboratori. Un evento dunque imperdibile per tutti coloro che si stanno impegnando nella ricerca di un futuro alternativo a quello che sembra presentarsi ultimamente.

Chongqing Hortitecture di Stefano Boeri Architetti: otto gli elementi paesaggistici che, collegati tra loro, formano un unico paesaggio pubblico: grotte, ville, lago, campi, foresta, rupe, torre e fiume. Il progetto auspica che l’architettura possa adattarsi al terreno, proprio come le piante all’ambiente. © Stefano Boeri architetti

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