di Cristina Cassese

Quanto sappiamo davvero degli alberi? Cosa conosciamo di quei giganti che assistono al passaggio delle generazioni, all’alternanza delle stagioni, alle ere glaciali? A partire da queste domande si sviluppa Alberi Maestri, il percorso immersivo ideato da Pleiadi Art Productions, un gruppo di artisti provenienti da diverse discipline – arte visiva, danza, teatro, musica performing art- che intreccia sapientemente linguaggi artistici e contenuti d’alto impatto emotivo.

I componenti del gruppo sono sette, proprio come i sette personaggi mitologici da cui traggono il nome collettivo. Si tratta di progetto di produzione multidisciplinare che nasce dall’esperienza teatrale e performativa di Michele Losi, incentrata sulla sperimentazione nell’ambito della performing art, del teatro nel paesaggio e delle produzioni site-specific e dall’esperienza artistica dell’attrice Mariasofia Alleva. Successivamente ne sono entrati a far parte Riccardo Calabrò, drammaturgo, Marialuisa Bafunno, scenografa, Stefania Coretti, costumista e artista visiva, Alberto Sansone, videomaker, Diego Dioguardi, sound designer, musicista e dj.

Per Pleiadi l’eccellenza di qualsiasi forma d’arte risiede nella sua intensità, nell’urgenza di creare bellezza, riflessione, coinvolgimento emotivo e spirituale e nella capacità di aderire ai bisogni politico-culturali della società in cui viviamo.

E Alberi Maestri, l’evento creato per il Pergine Festival, è a tutti gli effetti un’esperienza che possiamo definire come necessaria, utilizzando volutamente e convintamente un aggettivo tante volte abusato o perlomeno usato in modo improprio. Le ragioni sono almeno quattro.

Camminare e radicarsi: l’equilibrio tra il fare e l’essere

Questo viaggio comincia con un paio di cuffie e una guida: gli spettatori e  le spettatrici si trasformano subitaneamente in un piccolo gruppo di camminatori. Attraverso istruzioni brevi e chiarissime, ognuno dei partecipanti viene invitato a disporsi in cerchio e a seguire le indicazioni che verranno fornite lungo il percorso dalla performer-guida che li accompagna silenziosamente per i successivi 90 minuti.

La prima riflessione indotta dalle tracce audio che si susseguono in cuffia riguarda la sostanziale differenza tra noi e loro. Tra umani e alberi. Osserviamo quelli che ci circondano, letteralmente. Loro stanno fermi mentre la nostra natura umana è incline allo spostamento, alla delocalizzazione. Già solo questo binomio del camminare e dell’essere radicati è di per sé illuminante: impossibile non riflettere in profondità su questa semplice, apparentemente banale ma in realtà potentissima considerazione. Proseguendo nel cammino, si percepisce un passaggio, una mutazione immanente: si entra così in uno spazio di condivisione e rigenerazione in cui è possibile attivare canali percettivi assopiti. Una dimensione in cui si generano forme di comunicazione tra noi e loro davvero sorprendenti.

In fila indiana per risvegliare l’attenzione più profonda

Veniamo invitati a disporci in fila indiana ed è così che attraverseremo gli spazi del Parco dei Tre Castagni a Pergine Valsugana. Questo è il modo di procedere di molti popoli nativi, generalmente nomadi o semi-nomadi, nei boschi e nelle foreste. E’ una tecnica di caccia ma anche una strategia di guerra che Pleiadi ridefinisce e propone allo scopo di destare nei camminatori quell’attenzione, quella profonda consapevolezza in ogni singolo passo che deriva proprio dall’essere in una situazione di necessità estrema, di pericolo. E funziona, magnificamente. Il ritmo del passo diventa ritmo del pensiero. È insieme individuale e collettivo. Si accede così ad una possibilità dell’essere che abbiamo dimenticato ma che ci appartiene, geneticamente. Tant’è che basta davvero poco per recuperarla. Provare per credere. 

Una Nazione da prendere a modello

Le tracce audio che sostengono questo attraversamento silenzioso e meditativo nella natura sono fatte da racconti, informazioni, sottofondi sonori, indicazioni dirette ad agire. Tutto converge sull’esplorazione inedita di questo mondo vegetale di cui gli alberi sono, di volta in volta, custodi ma anche guide, maestri appunto. Si rivela così quella Nazione delle Piante – per parafrasare il titolo del meraviglioso saggio di Stefano Mancuso– che è la più potente, la più necessaria dell’intero Pianeta. Una Nazione che cresce a ritmo lentissimo ma costante.

Da questa realtà traggono sostentamento tutti i viventi. Le leggi di questo “Stato senza confini” sono profondamente eque: tale rettitudine è conseguenza diretta di un’armonia, di un equilibrio ontologici. C’è una saggezza in queste creature che non ha niente a che vedere con la logica comunemente intesa o con la capacità di inanellare argomentazioni solide. Afferisce, piuttosto, ad una sfera che è altra da noi ma che si manifesta al tempo stesso intuibile, agganciabile. Ecco che l’esperienza che questa performance offre acquisisce un valore insostituibile: è l’incipit che descrive una direzione, è il limen, la soglia che può consentirci di accedere ad un modello di vita comunitaria da cui potremmo imparare. Ora. Da adesso in poi. 

Alberi Maestri- olfatto

Il pubblico protagonista durante “Alberi Maestri” al Pergine Festival 2020. Ph. Giulia Lenzi.

Un evento sensoriale senza limiti

Alberi Maestri appartiene a quel genere di arte performativa in cui il pubblico, di fatto, è co-protagonista dell’evento. Il piccolo gruppo di pellegrini disegna una traiettoria nello spazio sacro della natura in cui tutti i sensi sono coinvolti. Inoltre, grazie al contributo preziosissimo dell’associazione Fedora, l’evento è fruibile davvero per tutte e tutti, nell’ottica NO LIMITS fortemente voluta dalla direzione artistica del Pergine Festival.

Ultime repliche quest’oggi alle 17.30, 17.45 e alle 18. Ricordiamo che è possibile acquistare i biglietti solo online a questo link. Per gli iscritti alla Newsletter di Artwave è prevista la riduzione.

In copertina: un momento della performance itinerante “Alberi Maestri” di Pleiadi Art Productions al Pergine Festival 2020. Ph. Giulia Lenzi.
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