Reinventarsi è sicuramente la chiave dell’economia dell’ultimo decennio. Reinventarsi per guadagnare nel campo dell’ecosostenibilità è un’impresa da titani. Reinventarsi per guadagnare nel campo dell’ecosostenibilità al sud d’Italia, su un’isola, è pura “fantascienza”. La sfida non ha però spaventato Christian Campo, 25enne di Messina, che nella sua città e in quello che questa offre (ma soprattutto non offre) ha visto molto di più. Ha studiato per diventare chef, non è riuscito ad inserirsi nell’ambiente locale e, per rendersi autonomo, ha sempre svolto svariati lavoretti acquisendo diverse capacità.

A settembre del 2018, però, l’idea: costruire un’azienda artigianale utilizzando come materiali principali il legno, la plastica e le cianfrusaglie ritrovate in una delle zone più difficili e particolari di Messina: la zona falcata. Da sempre utilizzata come discarica a cielo aperto, la lingua di terra che costeggia l’affaccio principale sul mare della città è riempita costantemente di rifiuti abbandonati e, durante una giornata di fine estate, passeggiando insieme a un amico, Christian in quel caos ci ha visto di più. Proprio grazie alle capacità assunte durante i vari impieghi, il giovane è riuscito a lavorare il suo primo pezzo, intitolato “Il re dei comò”, iniziando a plasmare la sua idea di fabbrica. Poche settimane fa ha depositato il marchio alla camera di commercio e tra 8 mesi “Lampadissime” sarà una realtà effettiva. Christian infatti realizza lampade con materiali riciclabili, innestando su diversi progetti innovazione ed ecosostenibilità.

La base di partenza di un nuovo progetto di Christian

Sta seguendo dei corsi su come gestire un’azienda, sta lavorando a nuovi pezzi e alle loro storie (ogni produzione ha un nome e una narrazione legata ad essa) e sogna di lavorare con il mercato estero. I social sono già attivi e le richieste per ottenere i primi prodotti sono tante. Christian da maggio spera di essere definitivamente operativo e intanto ci ha esposto un po’ dei suoi pensieri sull’iniziativa.

Messina è un territorio difficile sul quale investire, tu addirittura lo fai su di un campo che in riva allo stretto è quasi fantascienza: l’economia ecosostenibile. Ti sei mai detto “sono impazzito” o sei sempre stato convinto che provarci fosse la scelta giusta?

Messina è davvero un territorio quasi impossibile su cui investire, soprattutto per il calo demografico e per gli scarsi investimenti che vengono fatti su questa città. Qui non tutti stanno bene e non tutti lavorano. Dobbiamo tanto al fatto che Messina sia una città universitaria e che grazie a questo ci sia almeno un minimo ricircolo per l’economia, ma ho visto tantissime attività chiudere, fallire, anche botteghe del centro. Qui ormai i piccoli negozianti hanno dovuto chiudere le loro imprese o addirittura  sono dovuti andare via per cercare un impiego altrove. Ci penso tutti i giorni e forse sì, un po’ pazzo lo sono, perché sto rischiando di bruciarmi e rimanere qui, nel senso che se poi non andrà bene non so cosa potrebbe succedere, ma sono positivo, spero vada bene e si riesca a mandare un buon segnale non solo ai ragazzi messinesi.

Produci lampade utilizzando materiale di una zona molto particolare di Messina, la celebre “falcata”, da anni al centro di interessi da parte di mafia, regione, comune e privati, oltre che punto controverso a livello abitativo. Come ti senti a ridare vita, in chiave positiva, a una zona così?

Io da solo ovviamente non potrò ridare mai vita alla zona falcata. Stiamo lavorando su un progetto e su delle iniziative per raccogliere la plastica. Purtroppo ci sono delle zone interdette tra competenza della marina militare, del demanio o dei privati e stiamo ovviamente valutando come muoverci. Ci sono veramente tonnellate di bottiglie di plastica di qualsiasi tipo, riciclabile e non riciclabile. So di avventurarmi, vista la zona delicata, in qualcosa di molto più grande di me, perché non mi sto fermando solo alle lampade ma sto cercando di lavorare a questo progetto su più versanti, perché ci credo e voglio andare avanti. Siamo tutti certamente stanchi della situazione attuale di Messina, se non facciamo qualcosa per il nostro futuro, di noi giovani, e dei nostri figli, probabilmente saremo in serio pericolo per la nostra stabilità.

Alcuni rifiuti depositati nella zona falcata di Messina

Hai iniziato da poco, ma da qui ad un anno, partendo da questa attività, come vedi cambiata la tua impresa? Ti vedi o ti vorresti vedere ancora a Messina o vorresti lei fosse solo un trampolino di lancio?

Vorrei che Messina fosse il mio trampolino di lancio. Mi vorrei vedere tra un anno con un’impresa vera e propria, creare posti di lavoro, muovermi su altri fronti e non fermarmi solo alle lampade. Mi piacerebbe far conoscere Messina a tutto il resto del mondo, perché se noi per primi non portiamo il nome della nostra città, della nostra terra, altrove, saremo destinati solamente a morire, culturalmente parlando. La Sicilia si sta svuotando, purtroppo. Spero di vedermi, tra un anno, con un’azienda, magari non grossissima, anche piccola e umile, per portare i nostri prodotti in altri continenti. Vorrei che Messina fosse un punto di riferimento per tante persone; stiamo lavorando un progetto basato anche sul riciclaggio della plastica. Spero di riuscire a far diventare tutto questo un esempio, non si tratta solo di un discorso lavorativo ma soprattutto del rispetto dell’ambiente, ormai inghiottito dalla plastica, per un bene superiore: la nostra sopravvivenza.

Il re dei comò, la prima opera di Christian