Resilienza è una di quelle parole molto in voga oggi: tratta dal linguaggio specialistico dell’ingegneria, dove indica la capacità di un materiale di assorbire energia in seguito ad un urto, designa più genericamente la possibilità di mutare forma in seguito ad un traumatico cambiamento, senza perdere tuttavia la propria identità. Non c’è parola migliore di questa per descrivere l’evoluzione di un progetto editoriale originale e anticonformista, dichiaratamente femminista, nato verso la fine degli anni ‘80, condannato a morte nel 2018 e resuscitato più forte e irriverente che mai qualche mese fa.

La prima pagina della rivista satirica femminista “Aspirina”, novembre 1987. Sul sito www.erbaccelarivista.org è possibile accedere all’archivio storico e scaricare gratuitamente alcuni numeri.

C’era una volta Aspirina la rivista: oggi non c’è più ma la satira infestante non si ferma e dà vita a Erbacce, ovvero Forme di vita resistenti ai diserbanti.

Caduta e rinascita al gusto di satira

Nel 1987 un gruppo di giornaliste, attiviste, illustratrici, intellettuali sorto in seno alla storica Libreria delle Donne di Milano, fonda una rivista satirica femminista: nasce così Aspirina, un cartaceo che prende il nome dal celebre farmaco per rendere onore alla dichiarazione della scrittrice Bibi Tomasi che soffriva di dolori cervicali da macchina da scrivere. L’omonimia, insomma, non è casuale: la nota pillola, peraltro, assomiglia alla luna e sembra quasi il diminutivo femminile del sostantivo “aspirazione”. Niente male, vero? E infatti Aspirina, la rivista, va a gonfie vele e nel 1995 il marchio viene registrato. 

Dopo ventisei anni di onorata carriera su carta stampata, la rivista approda online nel 2013, con tanto di dominio www.aspirinalarivista.it. Forse è proprio allora che Bayer si accorge della sua esistenza: il colosso farmaceutico, infatti, pur mantenendosi saldo nelle prime posizioni dei motori di ricerca del Web correlati alla parola aspirina, è incalzato subito dopo proprio dall’irriverente omonimia con la testata acetilsatirica.

Così, nel 2017, invia una diffida passiva alla redazione, reclamando l’esclusiva proprietà sul nome e intimando ritorsioni d’ogni sorta. Nello stesso periodo, il gruppo Bayer è in trattativa per la fusione con Monsanto, una multinazionale produttrice di pesticidi e sementi OGM che di santità pare avere solo il nome. Il team della rivista satirica trascorre mesi di incertezze e tribolazioni: infine, nel 2019 cede la registrazione del nome e del dominio web all’industria farmaceutica ma non accetta alcun risarcimento economico proposto. La ragione è semplice: niente compromessi, questa storia va raccontata.

Bayer vs Aspirina e la nascita di Erbacce.org

Oggi possiamo leggerla, in forma di parole e immagini, grazie a DeriveApprodi che, lo scorso gennaio, ha pubblicato Bayer contro Aspirina. L’umorismo che resiste ai diserbanti.

DeriveApprodi, 2020. Euro 10.

La redazione – composta da Loretta Borrelli, Piera Bosotti, Pat Carra, Anna Ciammitti, Manuela De Falco, Margherita Giacobino, Elena Leoni, Livia Lepetit e Laura Marzi– racconta nei dettagli questa straordinaria esperienza di lotta, repressione e rinascita: perché Aspirina la rivista non c’è più, indubbiamente, ma la sua anima resiste e persiste attraverso un nuovo progetto editoriale, ovvero il blog Erbacce.

L’estinzione è l’unica modalità con cui il patriarcato affronta le cose vive e libere

Vananda Shiva

Una delle domande che sorgono spontanee sin dalle prime pagine è la seguente: come mai un colosso dell’industria farmaceutica come Bayer si è accanito in modo così pedante su una piccola testata italiana che, peraltro, non ha mai pubblicato mezza parola critica nei suoi confronti? Le interviste a Gaby Weber, giornalista investigativa tedesca che dal 2016 ha seguito la fusione Bayer-Monsanto, offrono una convincente spiegazione. Il karma, poi, non è mica acqua fresca e mentre il team redazionale si ripensa e si ridefinisce, piovono condanne sul mostro a due teste: nell’agosto 2018, due mesi dopo l’acquisizione, una giuria statunitense dichiara colpevole Monsanto per aver prodotto e venduto Roundup, un erbicida a base di glifosato altamente cancerogeno. E le cause attualmente in corso per ragioni simili sono circa 10mila tant’è che Bayer, a seguito di un vero e proprio collasso finanziario, ha già optato per una serie di dismissioni.

Il video Tutorial de cuchara di Argelia Bravo, artista e videomaker che rielabora in chiave ecofemminista la questione della manipolazione genetica e dell’ingerenza delle multinazionali del settore agroalimentare sulle tradizioni culinarie dei popoli nativi dell’America latina, diventa l’inno, la colonna sonora della redazione sempre più aspirante e ancora più irriverente. Le erbacce, quelle che continuano a ricrescere nonostante sradicamenti e disinfestazioni, esemplificano meglio di qualunque altra cosa l’identità di queste donne coraggiose e geniali: scegliere un nome del genere, in questo momento storico, significa prendere una posizione politica forte e chiara. Ed è la posizione di chi aderisce pienamente alle istanze dell’ecofemminismo, convogliando in un unico, divertentissimo blog satirico la lotta per il riconoscimento della parità tra i generi e l’urgenza di un cambio di rotta per fronteggiare la catastrofe del cambiamento climatico.

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