Sette amiche dal background professionale differente e un comune obiettivo: quello di creare un’associazione per affermare la necessità di intraprendere una quotidianità sostenibile, in difesa dell’ambiente. Dalla passione e dall’impegno di sette donne nasce TerraLab, un progetto milanese di ampio respiro che pone al centro l’idea che ognuno di noi possa, nel suo piccolo, essere decisivo nella lotta all’inquinamento, ormai diventata un’emergenza sotto gli occhi di tutti. Workshop, incontri, dibattiti, collaborazioni, swap party: TerraLab è tutto questo e molto di più. Ne parliamo in modo approfondito con la presidente Laura Zunica.

Cosa spinge sette donne provenienti da carriere diverse a creare un’associazione per la tutela
dell’ambiente?

Le sette co-fondatrici di TerraLab. Fonte: Laura Zunica

L’associazione nasce dall’iniziativa tutta femminile di sette amiche che credono fortemente nella tutela dell’ambiente. Ognuna di noi, nel suo piccolo, si è sempre adoperata per avere uno stile di vita in linea con i propri valori ovvero il rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Come noi influenziamo l’ambiente, l’ambiente ci influenza. Preservarlo dunque significa preservare noi stessi. Mosse da questo interesse condiviso, abbiamo iniziato ad attivarci confrontandoci ed organizzando piccole iniziative tra di noi e le nostre amicizie, per divulgare buone pratiche finché – visto il riscontro positivo – abbiamo pensato di darci un’identità. Questa identità è la nostra associazione di tutela ambientale, senza scopo di lucro: ci occupiamo di fatto di promozione di tutela ambientale e divulgazione di buone pratiche per stili di vita sostenibili. La scelta di darci un’identità è stata dettata dal desiderio di poter raggiungere più persone da un lato e, dall’altro, per poter fungere da aggregante per tutti coloro che condividono gli stessi valori di tutela e rispetto dell’ambiente. Il fatto che di noi avesse un’estrazione professionale differente è stato un punto di forza: io ho un’estrazione giuridica, Manita Ranza è grafica, Margherita Luerti organizza eventi, Ilaria Bolognesi ufficio stampa, Alessandra Cantarelli è arteterapeuta e si occupa della parte creativa, Valentina Incarnato è project e social media manager e Martina Bodria viene dal mondo dell’editoria e si occupa anche dei nostri conti. Ognuna di noi ha portato le sue competenze nell’associazione e questo ci ha permesso di completarci a vicenda.

Logo di TerraLab

Cosa significa fare scelte quotidiane sostenibili?

La situazione ambientale in questo momento storico è critica, come tutti sappiamo. Riteniamo che sia necessario, naturalmente, che i governi e le amministrazioni si attivino con nuove politiche ambientali ed economiche sostenibile, ma questi sono processi lunghi e che richiedono tempo. Crediamo fortemente che la sostenibilità ambientale, economica e sociale siano connesse ed interdipendenti e che per raggiungerne una siano necessarie anche le altre.
Posto ciò, ricordiamoci che ogni individuo a questo mondo produce un’impronta ambientale ovvero con le sue scelte quotidiane va ad impattare – in maniera più o meno  significativa – l’ambiente. Anche con le scelte che talvolta riteniamo essere più insignificanti. Nell’attesa che le amministrazioni prendano provvedimenti reali e concreti riteniamo dunque che sia fondamentale che ogni individuo, soprattutto in qualità di consumatore, si adoperi al fine di ridurre il proprio impatto. Un banale esempio: se proviamo a fare il conto di quanti flaconi di bagnoschiuma utilizziamo in un mese, per esempio due, e lo moltiplichiamo per un anno, sono circa 24 flaconi di bagnoschiuma a testa che produciamo come rifiuto plastico. Non mi dilungherò in questa sede a spiegare perché il riciclo non è una risposta adeguata alla crisi, segnalo solamente che la plastica è un materiale riciclabile ma che dopo pochi ricicli si deteriora e non si può più riciclare. Se moltiplichiamo questi 24 flaconi per il nostro condominio e poi per la nostra città o per il nostro paese, il numero ottenuto di rifiuti frutto di un unico prodotto è enorme. Se al posto del bagnoschiuma in flacone utilizzassimo saponette, prediligendo quelle sfuse o quelle vendute in imballaggio di carta, abbatteremmo la produzione di quel determinato rifiuto. Le nostre scelte, in qualità di consumatori, hanno un impatto ambientale. Questo ragionamento si può applicare a qualsiasi prodotto: allo spazzolino da denti in bambù, smaltibile nell’organico, al posto di quello in plastica. All’acqua in vetro. Alla pasta in cartone al posto di quella nelle buste di plastica. Alla verdura sfusa al posto di quella imballata. Ogni singola scelta che compiamo ha un impatto ed è nostra precisa responsabilità, in questo momento storico, abbattere – compatibilmente con le nostre possibilità – questo impatto.

Fonte: consumerreports.org

Condurre una quotidianità sostenibile non si riduce alla mera raccolta differenziata ma parte dall’essere un buon consumatore. Quali sono le buone pratiche da adottare?

Ricollegandomi alla risposta precedente, un concetto che teniamo a sottolineare è che gli individui riducano il proprio impatto, compatibilmente con le proprie possibilità. Un dentifricio non inquinante a 9€ a barattolo, per esempio, non è una spesa sostenibile per tutti. Il fatto che dunque una persona continui ad acquistare tubetti di dentifricio inquinanti,
non significa che gli non possa essere sostenibile su altri aspetti. Ricordiamoci che le nostre abitudini sono inconsce e quindi difficile da sradicare da un giorno all’altro. Il messaggio che noi vogliamo fare passare è la necessità di assumere consapevolezza del proprio impatto: solo dopo aver assunto consapevolezza è possibile iniziare a ragionare su come ridurlo. Un buon esercizio è quello di riflettere sulla propria spazzatura e vedere che tipo di rifiuti si produce a livello domestico: lì, per dire, si può iniziare a valutare su come ridurre quei tipi di rifiuti. Buone abitudini, che non costa niente cambiare e sono molto semplici sono quelle di iniziare ad usare borracce a lavoro o a scuola evitando il continuo acquisto di bottigliette di plastica. Munirsi di shopper di stoffa per quando si fa la spesa e non usare sacchetti di plastica. Imparare a fare la spesa sfusa al mercato agricolo al posto del supermercato. Individuare la provenienza dei prodotti e preferire la produzione locale. Preferire bici e mezzi pubblici all’automobile, soprattutto se si è soli in macchina. Sono tante piccole scelte, tanti piccoli gesti, che però se messi in pratica da tutti i cittadini avrebbero un enorme impatto positivo.

Fonte: Pinterest, foto di James T.

Quali sono le attività di punta dell’Associazione?

Perseguiamo i nostri fini di promozione di tutela ambientale e divulgazione di buone pratiche per stili di vita sostenibili tramite progetti. I progetti si strutturano in cicli di incontri per dare continuità alle attività e non lasciarle isolate tra di loro: in questo modo creiamo un network di persone che collaborano insieme per un futuro sostenibile.
I cicli di incontri hanno vari temi e comprendono sia attività in senso stretto nella natura, che workshop interattivi in cui i partecipanti imparano manualmente a “fare cose” che coinvolgono generalmente riciclo creativo o autoproduzione e incontri/dibattiti in cui invitiamo esperti in determinate materie o settori a parlarci di argomenti di interesse dell’associazione e rispondere alle domande dei nostri partecipanti. Molte attività sono dedicate al riutilizzo creativo di materiali di scarto per passare il messaggio che non è detto che un bene, qualora non più funzionale, non possa essere creativamente reinventato e diventare qualcos’altro.

Parlaci dei prossimi appuntamenti di TerraLab!

Il prossimo evento sarà il 2 febbraio 2020 al Tempio del Futuro Perduto di Milano (Via Luigi Nono 7 – MM Cenisio). Inizierà alle 14.30 e sarà una giornata intitolata “ReAgiamo: buone pratiche  per stili di vita sostenibili”. TerraLab assieme a Worldrise, dopo una breve presentazione, si occuperà di tenere laboratori gratuiti di autoproduzione domestica di prodotti a base di cera d’api. Successivamente Copaiba condividerà alcune riflessioni a partire dal testo “Le tre ecologie” di Felix Guattari e Franco La Cecla. Seguirà una conferenza tecnico-scientifica di TempoZero, collettivo di studenti del Dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano e un laboratorio a cura del Prof. Paolo Tremolada del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali della Statale di Milano. La giornata si concluderà con proiezione del film “Antropocene” e un dibattito. Crediamo molto, infatti, nel confronto come momento di arricchimento e nella collaborazione di organizzazioni, enti ed individui nel divulgare buone pratiche di sostenibilità. Gli SWAP Parties sono (dalla parola inglese “Swap” che significa “scambio”) momenti che vengono organizzati al fine di scambiarsi beni inutilizzati ma ancora funzionali, tendenzialmente vestiario. Ai nostri swap parties è possibile portare tutto ciò che si desidera, purché sia integro e pulito, e prendere tutto ciò che si vuole. Naturalmente confidiamo nel buonsenso e nel raziocinio dei partecipanti. Il numero di persone che possono venire è limitato per ovvie questioni di spazio, visto che li organizziamo in spazi chiusi. L’obbiettivo non è tornare a casa con tanti capi quanti se ne è portati, ma è quello di restituire vita a quanti più capi possibile. I capi non scambiati si possono riportare a casa oppure lasciare in apposite scatole che dedichiamo apposta che doneremo ad associazioni che si occupano di sopperire alle necessità di persone in stato di bisogno. Il prossimo sarà il 22 febbraio in zona MM Wagner, sempre a Milano, e partecipare è molto semplice: basta mandarci una mail a info@terralab.org con oggetto “SWAP Febbraio” e i propri dati personali. Per noi è la maniera migliore per liberarci di tutto ciò che non utilizziamo ma soprattutto assumere consapevolezza di quanti capi di abbigliamento possediamo che finiamo con il non indossare mai. D’altro canto è possibile “fare shopping” gratuitamente e soprattutto impedire che vestiti ancora in ottimo stato si trasformino in rifiuti e vadano ad inquinare il pianeta.

Fonte: toccodidonna.it

Un’anticipazione sui prossimi progetti?

Uno dei progetti di cui andiamo più orgogliose si chiama Inclusione & Sostenibilità e partirà ad aprile. Il progetto è in collaborazione con la Cooperativa di ragazzi disabili La Ruota e il primo ciclo di incontri del progetto, avrà ad oggetto gli orti urbani.  I ragazzi disabili ci insegneranno, nell’arco di tre incontri, come creare e gestire orti urbani in cassetta sui nostri terrazzi cittadini. Il valore di questo progetto è duplice: da un lato i nostri partecipanti si porteranno a casa delle competenze nuove in un’ottica di sostenibilità, d’altro canto i ragazzi disabili della cooperativa saranno investiti della responsabilità di insegnare e trasmettere le loro abilità ad altre persone. Per i ragazzi della cooperativa questo è un grande valore di inclusione e per noi sarà una grande fonte di apprendimento in termini di sostenibilità.

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