di Elena Guardiani

La ‘responsabilizzazione’ della moda

Da diversi anni le questioni relative alla sostenibilità dell’industria della moda sono al centro di un dibattito internazionale. Questo ha generato una maggiore richiesta di trasparenza da parte dei consumatori. Infatti, essere in grado di tracciare la filiera produttiva dei brand non è più un valore aggiunto, ma una garanzia fondamentale di qualità.
Da una parte, ciò ha portato marchi più o meno importanti ad operare scelte eticamente virtuose, come la rinuncia a pelli e pellicce non ecologiche e l’uso di packaging sostenibili. Dall’altra, questo ha sfiduciato i consumatori nei confronti delle catene del fast fashion, universalmente note per utilizzo di materiali di bassa qualità, delocalizzazione della produzione e sfruttamento dei lavoratori.

Hillary Taymour

Hillary Taymour collezione Resort 2020 – Credit: collinastrada.com

È sopratutto tra i più giovani che si sta sviluppando una spinta verso forme di consumo ecologicamente sostenibili, come l’acquisto di abiti di seconda mano, ammantati del fascino tipico degli oggetti del passato. Ne è complice anche la dilagante moda del vintage, che consente di portarsi a casa abiti di miglior fattura rispetto a quelli delle grandi catene.
Ci sono, quindi, i presupposti per immaginare un futuro in cui la produzione e il consumo della moda potrebbero diventare circolari. Cosa significa? Significa essere improntati al riciclo e alla costruzione di una filiera eticamente più responsabile nei confronti delle risorse umane e ambientali.

L’esempio di Hillary Taymour

L’esplosione dell’emergenza Coronavirus a livello globale ha portato alla ribalta il tema della sostenibilità del settore della moda. Si pone l’attenzione sulla necessità non solo di rallentare i ritmi della produzione, ma addirittura di ripensare interamente il circuito delle sfilate.
Tuttavia, già prima della pandemia esistevano realtà e designers che hanno fatto della sostenibilità uno dei valori principali del proprio brand. Un esempio perfetto è quello di Hillary Taymour, che nel 2009 ha creato il suo marchio Collina Strada.

Hillary Taymour – Credit: collinastrada.com

Con questo brand la stilista porta avanti un discorso estetico che mette al centro la propria individualità creativa e un forte impegno ecologico. Nel 2018 ha presentato una collezione realizzata al 75% con tessuti ricavati a partire da plastica riciclata, ma questo è solo l’inizio. Il suo intento è creare una community all’interno della quale altri stilisti possano intervenire e scambiarsi idee su come utilizzare fondi di magazzino e filati sperimentali, come la sua seta “di rosa” realizzata con petali di rosa in cellulosa.
Il risultato è un design molto intuitivo, divertente e coloratissimo, con una predilezione per stampe, tecniche di tintura batik, sovrapposizioni e trasparenze. Il tutto è realizzato rispettando le limitazioni imposte dall’utilizzo di tessuti di recupero. Infatti, le metrature spesso insufficienti spingono la designer a decidere di rinunciare ad un materiale o a cercare compromessi decorativi, ricorrendo all’utilizzo di toppe o soluzioni che enfatizzino il senso dell’umorismo distintivo del brand.

Hillary Taymour: un business ‘creativo’ e poco strategico

La posizione di Hillary Taymour appare chiara nella sua scelta di prediligere una produzione quasi artigianale e completamente locale. Il suo atelier (al terzo piano di Elizabeth Street, nel quartiere Chinatown a New York) è il centro di un modello di business spinto dalla libertà creativa, piuttosto che da scelte economiche e di marketing.
La designer è consapevole che produrre in piccoli lotti le permette di rimanere fedele all’identità del proprio design. È proprio questa identità che le ha fatto guadagnare l’interesse di clienti e compratori e una produzione su ampia scala rischierebbe di compromettere il suo lavoro. Per questo motivo, Hillary continua la sua battaglia per la trasparenza e la sostenibilità, senza però farne uno slogan urlato e strumentalizzato per imporre dei valori.

La sfilata Primavera 2020 di Collina Strada

La questione ambientale rimane tra le prime preoccupazioni di Collina Strada. Infatti, l’ultima collezione ready to wear S/S 2020 – dal titolo “Thank you very much for helping me” – ne è un esempio. In questa occasione, Hillary Taymour ha esortato gli invitati ad unirsi al suo viaggio verso la ricerca di una moda sostenibile e su ogni sedia ha posizionato una shopper riutilizzabile e una nota con alcune indicazioni utili per salvare il pianeta.
Lo show, svoltosi in un parco dell’Est Village a Manhattan, aveva il sapore di una festa organizzata tra amici, al cui termine gli spettatori hanno potuto avvicinarsi a dei banchi pieni di prodotti freschi, come pane e frutta. Così Hillary punta a coinvolgere il pubblico e i clienti nella filosofia del brand, con la promessa di crescere e migliorare insieme al suo team.

 

Photo Credit immagine di copertina: collinastrada.com
© riproduzione riservata