Abbiamo già parlato di aziende che usano alimenti come materia prima per tessuti ecosostenibili. Una fra tutte è Orange Fiber, start-up siciliana che lavora con gli scarti degli agrumi e che ha già collaborato con Ferragamo ed HM.
Ma questo è solo uno dei tanti “alimenti ecosostenibili” che si stanno affacciando nell’industria dell’eco-fashion. Ecco gli altri rivoluzionari cibi che troveremo sempre più spesso sia a tavola, che nei nostri armadi.

Orange Fiber per Ferragamo

Orange Fiber per Ferragamo – Fonte: Orange Fiber

1. SOIA

Un recente articolo ha messo in discussione l’eticità di alcuni alimenti ritenuti comunemente sostenibili. Tra questi, è stata inclusa anche la soia. Mentre onnivori e vegani continuano a dibattere, dai suoi baccelli nascono le fibre di soia.
Meno resistenti del comune cotone, i tessuti fatti in questa fibra sono però biodegradabili, morbidi ed elastici, tanto da essere ribattezzati ‘cashmere vegetale‘ o ‘seta di soia’. Come accaduto per la fibra del latte, anche quella di soia è nata nel XX secolo, per poi essere accantonata durante la seconda guerra mondiale in favore di rayon, nylon e cotone.

2. ANANAS

alimenti ecosostenibili

Credit: pixabey; Hugo Boss; Artwave

Colorato, gustoso e che fa venir voglia d’estate: stiamo parlando dell’ananas. In particolare, le foglie di questo frutto sono un prodotto secondario delle attuali tecniche agricole; dunque, non richiedono risorse aggiuntive per crescere e non aumentano la produzione di CO2.
È stata l’imprenditrice di origine spagnola Carmen Hijosa a capire il potenziale di questo materiale, durante un viaggio nelle Filippine. Dopo otto anni di ricerche, è nata Piñatex, la fibra ecologica e biodegradabile simile alla pelle. Secondo Hijosa potrebbe sostituire nel tempo il 50% dei tessuti in pelle nel mondo.
Sembrano pensarla così anche Puma, Hugo Boss e Camper, che negli ultimi cinque anni hanno creato con essa delle limited edition.

3. FUNGHI

Fra gli alimenti ecosostenibili, spuntano sorprendentemente i funghi e anche questa volta è un’idea made-in-Italy. Grado Zero Espaceun’azienda di Montelupo Fiorentino, ha inventato MuSkin, una pelle vegetale che deriva dal Phellinus ellipsoideus. Questo grande fungo parassita cresce sugli alberi delle foreste subtropicali e la totale assenza di sostanze tossiche lo rende ideale per entrare a contatto con l’epidermide.
Al tatto è simile al camoscio ed inoltre è idrorepellente, atossica, anallergica e traspirante, poiché assorbe l’umidità e la rilascia in tempi brevi, limitando la proliferazione batterica. Al momento è possibile ricavare solo 40-50 m² al mese di tessuto. Ciò rende MuSkin non ancora pronto alla distribuzione su larga scala, ma è comunque adatto a collezioni in edizione limitata di scarpe, borse e cappelli.

4. CAFFÈ

Credit: scafefabrics.com; unsplash.com; Artwave

Il caffè è una delle bevande più bevute al mondo e noi italiani lo apprezziamo particolarmente, anche se c’è il rischio che torni ad essere un bene di lusso.
Non è una assoluta novità, ma il caffè trova sempre più impiego nella creazione dei vestiti. L’azienda Nilit ha realizzato Nilit Heat, fibra che nasce dal carbone vegetale del caffè, recuperato dalla buccia dei chicchi.
Tuttavia, il pioniere dell’uso di questo alimento è stato il fondatore dell’azienda Singtex. Nel 2005, infatti, Jason Chen e la moglie notarono che Starbucks usava i fondi di caffè per controllare gli odori in cucina. Da lì, si resero conto che la stessa tecnica poteva essere utilizzata anche per i tessuti. Dopo cinque anni di ricerche è nato S.Café Fabric, tessuto realizzato da fondi di caffè e poliestere riciclato, traspirante, isolante e che asciuga il 200% più velocemente del cotone.

5. PATATE

Il futuro sostenibile passa attraverso un alimento molto comune: la patata. Due giovani imprenditori britannici – Rowan Minkley e Rob Nicoll – hanno fondato Chip[s] Board mentre studiavano alla Kingston University. Nelle lori mani, i rifiuti di patate provenienti dall’azienda di patatine McCain diventano bioplastica.
Parblex – così si chiama – è biodegradabile, riciclabile e duraturo. Nonostante sia nato nel 2017, questo materiale è già impiegato in diversi ambiti, come per le montature di occhiali Cubbits o all’interno dei design della stilista Isabel Fletcher.

6. UVA

alimenti ecostenibili

Wineleather® – Credit: Vegea srl

Una delle ultime novità si chiama wineleather ed è un tessuto vegetale ricavato dalle vinacce (bucce, steli e semi scartati durante la produzione del vino).
Vegea è l’azienda di Giampiero Tessitore che ha pensato di valorizzare i residui dell’agroindustria. In collaborazione con diverse cantine italiane, trasforma le vinacce in nuovi materiali per la moda e l’arredamento:

Nel mondo, ogni anno, vengono prodotti 26 miliardi di litri di vino. Da questo processo produttivo possiamo ricavare quasi 7 tonnellate di vinaccia, che noi trasformiamo in una materia prima dal grande valore aggiunto, e la utilizziamo per produrre ogni anno 3 miliardi di metri quadrati di Wineleather”.

Nel 2017 Vegea ha vinto il primo premio al Global Change Award di Fondazione H&M. Invece, il Direttore Artistico Tiziano Guardini ha vinto il premio Franca Sozzani come Best Emerging Designer e i suoi abiti in wineleather sono stati esposti nella mostra Fashioned from Nature al V&A Museum.

7. LATTE

Sono numerose le aziende che stanno riportando in voga la fibra del latte. Questo tessuto fu scoperto già negli anni Trenta, ma nel dopoguerra venne abbandonato in favore di tessuti più comuni (ed inquinanti). Il lanital è una fibra proteica con struttura molecolare molto simile alla lana, ma più morbida e anallergica. Il vantaggio sta nel fatto che quanto più il latte è acido (quindi andato a male), tanto più è semplice separare le sue proteine.
L’Università di Berlino sostiene che in Germania vengono buttati circa due milioni di tonnellate di latte ogni anno; uno studio dell’Università di Edimburgo parla, invece, di 360.000 tonnellate annue di latte sprecato in UK.
Attualmente questa fibra viene utilizzata in alcuni capi di Uniqlo, dalle aziende italiane MiTerro e DueDiLatte e dal brand tedesco QMilk.

8. MELE

Credit: artwave.it/ unsplash.com/ Tommy Hilfiger

Una mela al giorno…leva la (vera) pelle di torno! Nel 2008 l’ingegnere Alberto Volcan fonda Frumat, un’azienda che dà nuova vita agli scarti della produzione agroalimentare, convertendoli in prodotti come carta e similpelle vegetale. Questa start-up di Bolzano si è recentemente alleata con il famoso brand americano Tommy Hilfiger per una collezione speciale per la primavera/estate 2020. A partire da fibre di bucce di mela riciclate, sono stati creati due modelli di scarpe per uomini e donne, la cui tomaia è costituita per il 24% da questa ‘pellamela‘ o ‘apple skin‘.
Anche il brand italiano Womsh ha lanciato in occasione del salone del Mobile di Milano 2019 una linea di scarpe vegan. Le calzature sono realizzate per il 50% in poliuretano e per l’altro 50% con l’ecopelle di mela di Frumat.

Il futuro dell’ecosostenibilità

Gli alimenti non sono utilizzati solo per creare nuovi tessuti ecosostenibili. L’abruzzese Gianluca Nappo usa vino e zafferano d’Abruzzo come tinture. Fuori dai confini dell’Italia, invece, troviamo i Paesi Bassi con i loro sorprendenti biopolimeri batterici e la tecnologia GumTec.

Anche se a piccoli passi, ci dirigiamo sempre più verso un futuro green e waste-free. L’ecosostenibilità è un tema centrale del nostro presente e del nostro futuro, in tutte le sue forme. Infatti, non si parla solo di eco-fashion, ma anche di eco-food e, a sorpresa, di eco-music.

 

Photo credit immagine copertina: Artwave/Unsplash
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