Il mondo della moda ha un lato oscuro e di questo siamo, ormai, tutti più o meno consapevoli. In particolare, il fast fashion – basato su prezzi competitivi e brevi tempi di realizzazione – è nato per avere un ricambio molto veloce dei prodotti, come fa intendere la sua stessa definizione.

Il lato positivo? I prezzi contenuti. Quello negativo? Le numerose e gravi ripercussioni sull’ambiente. Annualmente vengono buttati via circa tredici milioni di vestiti e solo il 2% viene riutilizzato o riciclato (fonte: EPA – Environmental Protection Agency).

Se pensiamo, inoltre, che per smaltire mezzo chilo di vestiti si producono circa tre litri di anidride carbonica, capiamo come tutto ciò causi gravi conseguenze per il pianeta Terra. Il fast fashion, dunque, potrebbe sembrare conveniente per le nostre tasche, ma di sicuro non lo è dal punto di vista ecologico.

Per fortuna, ci sono anche dei virtuosi esempi di moda sostenibile; tra le tante realtà, ne esistono due in particolare che sono innovative e, soprattutto, Made in Italy!

Orange Fiber

Il primo esempio positivo di moda sostenibile è Orange Fiber, start up siciliana nata per creare tessuti ricavati dagli scarti degli agrumi.

Orange Fiber nasce grazie al sogno di una studentessa di fashion design che non voleva solo scrivere la sua tesi sperimentale, ma realizzarla concretamente e per farlo ha scelto dei materiali sostenibili: gli agrumi.

Il sogno è quello di Adriana Santanocito, che lo condivide con Enrica Arena, laureata in Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo e in Comunicazione. Il brevetto viene depositato in Italia e all’estero e, nel febbraio del 2014, viene costituita Orange Fiber. La start up ha sede a Catania, città con la natura nel cuore: basti pensare che si trova tra l’Etna e il mare.

I primi tessuti fabbricati in questo modo, presentati a settembre 2014, sono raso e pizzo. L’idea alla base di Orange Fiber ha avuto un successo strepitoso, tanto da vincere prestigiosi riconoscimenti, quali il “Global Change Award di HM Foundation e il premio Oscar Green 2016”, nella categoria “Impresa 2.Terra”.

Ferragamo è stato il primo a vedere l’essenza e le potenzialità espressive del tessuto ricavato da agrumi e, insieme ad Orange Fiber, ha dato vita a una daily wear Capsule Collection elegante, fresca e contemporanea per la primavera/estate 2017.

Ma non finisce qui: alla base della Collezione Conscious Exclusive 2019 di H&M ci sono minerali, alberi e piante. Alcuni pezzi della collezione (in vendita dal 10 aprile) sono realizzati in un tessuto simile alla seta, ma ottenuto dagli scarti della lavorazione degli agrumi. Questo tessuto è prodotto proprio da Orange Fiber!

Rifò

Rifò, azienda fondata nel 2017 da Niccolò Cipriani e Clarissa Cecchi, ha una missione precisa: produrre capi e accessori realizzati interamente con fibre tessili rigenerate al 100%.

Dal recupero “solo” di lana e cachemire, sono arrivati al riciclo del denim: dopo mesi di ricerche e analisi, Rifò è diventata la prima azienda al mondo a confezionare un prodotto di maglieria composto al 100% da denim riciclato e rigenerato.

Si tratta di un’intera collezione di maglioncini leggeri e resistenti, pratici e freschi, perfetti per le mezze stagioni. Questi maglioncini, realizzati in tessuto piqué con piccoli motivi in rilievo, non vengono tinti e mantengono, dunque, la colorazione originale del jeans. In questo modo, l’uso di coloranti e di prodotti chimici viene completamente evitato.

Per ogni maglioncino vengono impiegate circa cinque paia di jeans e soltanto 80 litri d’acqua: il 97% in meno del normale; per non parlare del -77% di energia e del -95% delle emissioni di CO2.

Inoltre, si tratta di un progetto a chilometro zero. I maglioni in jeans e tutti i prodotti di Rifò vengono realizzati nel distretto tessile di Prato, una scelta dettata da un motivo etico, come ha spiegato Niccolò Cipriani:

“Producendo localmente si limita il consumo di carburante, si creano opportunità di lavoro e si ha la certezza della qualità e dell’eticità del processo produttivo”.

Secondo uno studio di shopalike.it, il denim occupa circa il 35% della produzione mondiale di cotone, fibra che richiede un’enorme quantità di acqua in fase di coltivazione e di lavorazione, per non parlare di tutti i pesticidi e gli insetticidi impiegati. Un impatto ambientale già alto, che diventa ancora più grande se si pensa alle fasi di colorazione e finitura con prodotti chimici.

Per questi motivi il maglioncino azzurro di Rifò rappresenta una case history d’eccezione di moda sostenibile e un’eccellenza unica del Made in Italy.

Queste due aziende italiane sono l’esempio di come fare moda ecosostenibile sia possibile utilizzando ingegno e creatività. Tra le altre proposte attuali di ecofashion troviamo anche l’impiego di polimeri batterici e gomme da masticare, questa volta idee Made in Netherlands!

Fonte Immagine di Copertina: Orange Fiber
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