Che sia intero, scremato, UHT o semplicemente fresco, il latte è l’alimento nutritivo per eccellenza che si trova alla base del sistema alimentare. Sì, perché, anche se oggi non ci piace o magari non lo digeriamo, da bambini era decisamente il nostro migliore amico, soprattutto la mattina a colazione. L’origine del latte che arriva sulle nostre tavole può essere vario, come varia può essere la sua lavorazione e altrettanto il suo prezzo. Ed è proprio riguardo a quest’ultimo che si è sollevata la protesta in una delle nostre isole più belle, la Sardegna, dove migliaia di pastori hanno provocato, negli ultimi due giorni, una mobilitazione senza precedenti. 

L’origine del disagio va ricercata nel tavolo ristretto per l’ovicaprino, convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura per il giorno 7 febbraio, in un ultimo tentativo di trovare un accordo tra industriali e produttori sul prezzo del latte. Coldiretti Sardegna aveva già lanciato un ultimatum, dichiarando di essere disposta alla mobilitazione immediata se un accordo non si fosse raggiunto in tempi brevi.

Già in ottobre, alla proposta di un prezzo del latte a dir poco irrisorio, 60 centesimi a litro, la situazione era risultata tragica; lo è ancor più oggi, quando di queste decisioni se ne vedono le conseguenze concrete: questi prezzi non riescono in alcun modo a coprire i costi di produzione del latte e, oltretutto, la crisi incombente e l’impoverimento degli allevatori pone un problema anche sul mantenimento stesso degli animali.

In questo clima di incertezza e rabbia, i pastori si sono uniti in un unico fronte, gettando a terra migliaia di litri di latte, in segno di protesta e postando l’accaduto sui social, al grido di ‘‘meglio gettarlo via che regalarlo agli industriali che lucrano sul prezzo”. Addirittura camion diretti ai caseifici sono stati bloccati da manifestanti che hanno rovesciato il loro contenuto lungo la Statale 131, con la conseguente perdita di immense quantità di latte, frutto del lavoro di coloro che stanno protestando. Sulle modalità di manifestazione di disagio l’opinione pubblica si è divisa, tra coloro che considerano il gesto come uno spreco sconsiderato di un alimento prezioso (nonostante il basso prezzo), e chi invece approva il gesto drastico, visto come un segnale forte.

Credit: lastampa.it

Ma quali sono le ragioni del calo del prezzo del latte? Le cause pregresse di questo fenomeno sono da ricercarsi nella sovrapproduzione di pecorino romano del 2018, che ha quindi causato l’abbassamento del prezzo della materia prima, nonostante molti caseifici abbiano deciso di sospenderne temporaneamente la produzione, o di produrne quantità ridotte. Tuttavia non è corretto che la scelta dei caseifici di non rispettare le quote di produzione assegnate ricada, con conseguenze tragiche, solo sul prezzo del latte e sui suoi produttori.

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Coldiretti Sardegna si appella ancora alla necessità di dimostrare coscienza sociale da parte degli industriali, che dovrebbero avere a cuore, oltre ai propri bilanci, anche la sopravvivenza di chi si trova all’origine del ciclo produttivo. Certo è che con i prezzi attuali non molti pastori riuscirebbero a tenere in piedi la produzione.

Il ministro delle Politiche agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, promette un incontro con i manifestanti per il prossimo fine settimana, nell’auspicio di un accordo accettabile per entrambe le parti.

Nell’attesa di un compromesso, il clima rimane incerto e la mobilitazione dei pastori non intende placarsi. Di certo la scelta di distruggere il frutto del proprio lavoro per far arrivare un segnale deciso e risoluto è sintomo di un grave problema che non lascia spazio a soluzioni parziali.