Il mercato delle grandi corporazioni ma anche quello del gelato artigianale sta tremando, lo ha riportato il Financial Times. Il Madagascar, l’isola più grande dell’Africa, situata nell’Oceano Indiano, 400 km a est della costa del Mozambico, è infatti il primo produttore mondiale di vaniglia, con circa 3.000 tonnellate di vaniglia prodotte annualmente. Seguono l’Indonesia, la Cina, il Messico e la Papua Nuova Guinea che si sono però indirizzate su altre colture, proprio mentre le riserve hanno iniziato a ridursi e non sono perciò in grado di far fronte al declino di produzione africana.

Per le avversità climatiche che hanno ostacolato i raccolti, i produttori stanno cercando di sopperire alla domanda creando nuove piantagioni ma i tempi di sviluppo e crescita sono molto lunghi e non permettono di ottenere effetti in tempi brevi. Nel mese di marzo, il Madagascar è stato colpito dal ciclone “Enawo” che ha provocato 500mila sfollati e la distruzione si è riflessa anche sulle piantagioni. L’isola è ancora nel 2018 un paese poverissimo: nel 2012 il 70% della popolazione ancora viveva sotto la soglia di povertà. Secondo “Cook Flavoring Co”, in Madagascar le persone impiegate per questo processo vengono pagate 1,5 dollari al giorno.

La pianta di vaniglia, un rampicante della famiglia delle orchidee, non è però originaria del Madagascar. Gli Aztechi furono i primi a coltivarla nell’attuale Messico, dove veniva mescolata con il cacao per produrre cioccolato, che veniva consumato prevalentemente dagli aristocratici. I primi esploratori spagnoli iniziarono a esportarla in Europa e a coltivarla nel 19esimo secolo quando fu inventata una tecnica di impollinazione manuale. La coltivazione della pianta è ancora un lavoro impegnativo perché i suoi fiori sbocciano in un solo giorno durante la stagione.

La sua carenza quest’anno ha fatto schizzare i prezzi fino a 600 dollari al chilogrammo, ma in realtà è già da due anni che i prezzi sono andati aumentando. La situazione ha addirittura spinto alcune gelaterie a togliere la vaniglia dai loro menù. Grandi aziende produttrici come “Nestlé” e “Whole Foods Market” stanno aumentando l’uso di aromi non naturali realizzati chimicamente nei loro prodotti come l’eugenolo, estratto dai chiodi di garofano, grazie al suo basso costo di produzione.

 

Con l’aumento dei prezzi i coltivatori del Madagascar hanno iniziato a raccogliere in anticipo un numero maggiore di baccelli, conservandoli in contenitori sottovuoto invece che lasciarli solidificare e seccare. Ma i baccelli, non ancora maturi, non avevano sviluppato del tutto la vanillina, la molecola che dà alla vaniglia il gusto e l’aroma caratteristico facendo calare drasticamente la sua qualità. Questa pratica non ha solo ragioni commerciali, ma dipende anche dalle preoccupazioni dei coltivatori riguardo ai furti e al riciclaggio di denaro legato al contrabbando. I trafficanti infatti comprano i baccelli di vaniglia ancora acerbi dagli agricoltori locali per rivenderli. In alcuni casi si sono fatti giustizia da soli: il “Guardian” ha raccontato di come gli agricoltori abbiano aspettato i ladri, ne abbiano catturati cinque e li hanno linciati per le strade a colpi di machete. Ci sono stati altri casi di omicidi sommari come questo, che non erano mai stati rivelati. Per disincentivare la coltivazione di baccelli di qualità più bassa, il governo del Madagascar ha deciso di bloccare le esportazioni della vaniglia non ancora matura, e ha vietato la sua conservazione sottovuoto e ampliato i poteri delle organizzazioni di sicurezza locali per punire i trasgressori. Nelle ultime settimane il governo ha bruciato centinaia di chili di vaniglia acerba sequestrata.

Guardie armate sorvegliano della vaniglia (Rijasolo, Afp)

 

«C’è un limite al prezzo che la gente pagherà per la vaniglia naturale, e ci stiamo avvicinando»

Josephine Lochhead, a capo della società specializzata Cook’s Vanilla.

Sono in molti quelli che prevedono un crollo. Un rapporto pubblicato lo scorso novembre da “Cook’s Vanilla” ha paragonato la crisi a quella del 2003, spiegando che i prezzi continueranno a salire e le conseguenze per l’economia del Madagascar saranno sempre più gravi.