Nel luglio 2019 il Giappone, punta di diamante dell’Asia, ha ricominciato a cacciare balene per scopi commerciali, dopo circa 30 anni di fermo. Più o meno.

In realtà questa pratica, interrotta formalmente nel 1986 sotto ingiunzione dell’IWC (International Whaling Commission), era stata camuffata e protratta con la scusa della ricerca scientifica, che ha permesso al Giappone di continuare a cacciare cetacei quasi indisturbato (anche se in misura ridotta). Difatti, nel 2014 anche la Corte di Giustizia dell’Aja ha condannato il Giappone per queste pratiche, bollando la ricerca scientifica come un mero pretesto

La caccia alle balene vanta una tradizione millenaria: era una pratica diffusa sin dal 6000 a.C., ma prese piede e si sviluppò principalmente nel XVI secolo, quando baschi e olandesi realizzarono la proficuità di questa pratica. Il principale prodotto ricavato dalla caccia ai cetacei era il grasso, utilizzato per molteplici scopi, ma soprattutto per alimentare le lampade, sostituito anni dopo dal cherosene. Spesso le cosiddette ”stecche” di balena erano utilizzate per creare i corsetti delle dame in epoche passate, mentre l’ambra grigia, contenuta nell’intestino del capodoglio, veniva utilizzata nella realizzazione di profumi. Oggi i motivi che spingono l’uomo alla caccia alle balene sono principalmente da ricondurre al commercio della carne. Quest’ultima è considerata una prelibatezza nella cultura giapponese come in quella norvegese.

Per quel che riguarda i metodi utilizzati per la caccia alle balene, se il racconto di Herman Melville risale alla metà dell’ ‘800 e la sua ultima lettura agli anni dell’infanzia, le modalità di cattura ed uccisione non sono poi cambiate così tanto. Se Moby Dick veniva arpionato e circondato da marinai, l’arpione moderno oggi è esplosivo (nel vero senso della parola), il che permette ai cacciatori di non fallire quasi mai un colpo su una preda. I secoli passano, ma i metodi, se possibile, diventano ancor più brutali.

Baleniera con arpione

Nonostante la caccia e il consumo di carne di balena siano state messe al bando dall’Unione Europea, alcuni paesi come la Norvegia e la Danimarca (precisamente le Isole Fær Øer), molto vicine all’UE, continuano da secoli queste pratiche, con immenso danno all’ecosistema marino e a molte specie di cetacei, ancora in via di estinzione e quindi ampiamente esposte a questo rischio.

Il Giappone, che ha deciso di liberare nuovamente le sue baleniere in mare dopo 30 anni, registra un consumo di carne di balena in netto calo. Recenti sondaggi condotti nel paese del Sol Levante hanno dimostrato che il consumo medio di carne di balena è di circa 30 grammi a persona, come dimostrato dal rapporto della no-profit Animal Welfare Institute. Protagonisti di questa svolta sono i giovani, che forse più sensibili alle questioni ambientali o semplicemente abbracciando il cambiamento, hanno allontanato progressivamente la carne di balena dalla loro dieta. Tra i consumatori spiccano invece gli anziani, forse per un senso di attaccamento a questo alimento, presente in grandi quantità sulle tavole dei giapponesi al termine della seconda Guerra mondiale. Per di più, recenti studi condotti nell’Università di Hokkaido hanno rivelato ingenti quantità di mercurio contenute negli organi di esemplari delle Isole Faroe e del Giappone, molto al di sopra dei limiti imposti dal governo (fonte Ncbi).

Ma allora per quale motivo riaprire la caccia alle balene?

Le cause sono da ricercare nella continua necessità del Giappone di affermare il proprio prestigio sui suoi territori e sulle sue regioni d’influenza, mari compresi. Fortunatamente la caccia rimarrà vietata nelle acque internazionali. Lo stesso premier, Shinzo Abe ha affermato che la caccia alle balene è una delle tradizioni portanti della cultura nipponica, e per questo una pratica degna della tutela del governo (e dei suoi finanziamenti). Il tutto, senza che la caccia presenti un rendimento considerevole per il Paese.

Perciò, la domanda sorge quasi spontanea: la sovranità territoriale, la tradizione e il prestigio di una nazione, giustificano la mattanza di centinaia di esemplari di balene ogni anno?

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