Marrone, giallastra, sassosa, umidiccia, secca, polverosa; si infila fra le suole delle scarpe e finisce a spasso per tutta la casa. Puzzolente (magari è stata appena concimata con potenti metodi naturali!) o profumata dopo la pioggia di questi giorni; piena di vermi, insetti ed altre creature con troppe zampe, ma anche piena di tane, di bulbi, di forti radici; madre e generatrice, pronta a ribellarsi e franare tutto d’un colpo: è proprio lei, la terra.

Uno dei quattro elementi naturali per antonomasia, ma il più bistrattato (suvvia, qualcuno da ragazzino avrebbe mai voluto sentirsi dire che il suo elemento era la terra!?).

Abbiamo mai pensato al suolo come risorsa e alla sua importanza?

Al suolo ogni anno viene dedicata mondialmente la giornata del 5 dicembre, ma la data è così lontana, e la Giornata della Terra appena trascorsa è un’occasione così ghiotta, che abbiamo pensato di fare insieme alcune riflessioni sul valore peculiare ed intrinseco di questa risorsa.

Fonte: 1000-miglia.eu

E così, anche in questo articolo, desidero ripetere, sorridendo: Conoscere per Amare, Amare per Rispettare. Proviamo ad accendere per un attimo i riflettori su questo insolito argomento, il suolo, per coglierne la centralità.

In condizioni naturali, il suolo fornisce all’uomo alcuni servizi ecosistemici di base, necessari al suo sostentamento. Sono talmente tanti e fondamentali, ma spesso si danno per scontati: per citarne solo alcuni, basti pensare che il suolo riveste un ruolo chiave per il nostro approvvigionamento di cibo e materie prime, per la termoregolazione, per la protezione da eventi idrogeologici estremi e per lo stoccaggio del carbonio; è inoltre l’habitat di innumerevoli specie, dunque trattarlo con cura concorre alla preservazione della biodiversità.

Eppure non sorprenderanno la disattenzione e la superficialità con la quale questa risorsa viene spesso considerata, riscontrabili empiricamente negli indici in costante crescita legati al consumo del suolo, sebbene delle linee guida piuttosto chiare da parte dell’Europa e delle Nazioni Unite siano state fissate già a partire dal 2006 e più volte ribadite nel corso di questi anni, tracciando un programma che mirerebbe ad obiettivi ambiziosi, fra i quali l’azzeramento del consumo di suolo entro il 2050 e l’allineamento del consumo di suolo alla crescita demografica reale entro il 2030.

A livello nazionale, il monitoraggio di consumo, uso e degrado del suolo viene costantemente operato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e l’ultimo interessante report, curato dall’ISPRA, risale a settembre dello scorso anno.

Il consumo del suolo è, così come definito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).

La rappresentazione più immediata di consumo di suolo, dunque, può essere associata alla costruzione di nuove infrastrutture, strade, edifici, capannoni industriali, impianti sportivi, discariche, ma anche coperture artificiali di terreni, ad esempio mediante pannelli fotovoltaici.

Questo cosa comporta? Tenendo ben presente che il suolo rientra fra le risorse non rinnovabili e limitate, la sua compattazione, rimozione ed impermeabilizzazione determinano una condizione di degrado ed un impoverimento che si riflette non solo nella distruzione del paesaggio, ma anche nell’accrescimento sensibile del rischio di inondazioni, nell’accelerazione dei processi di cambiamento climatico, desertificazione e perdita della biodiversità, nonché nell’alterazione delle dinamiche naturali legate del ciclo dei nutrienti.

La miglior strategia, anche in questo caso, è la prevenzione: essendo una risorsa tanto fragile e delicata, preservarla intatta rimane senza dubbio più semplice e migliore in termini ecosistemici rispetto ad una laboriosa riconversione da superficie artificiale a naturale, operazione che richiede tempi lunghissimi per poter tentare di tornare alle condizioni precedenti all’impermeabilizzazione.

Fonte: italiaambiente.it

Gli effetti del consumo del suolo impattano negativamente non soltanto sul sito specifico, ma anche sui territori circostanti, comportando la frammentazione del territorio, e dunque la rescissione di importanti connessioni ecologiche.

Un esempio lampante di cui ben conosciamo la drammaticità (chi ha passato un’estate confinato in città sa bene che dire “drammaticità” non è qui eccessivo!) è il fenomeno dell’isola di calore urbana: è stato dimostrato che la densità di suolo a copertura artificiale è un fattore direttamente correlato alla registrazione in aree urbane e suburbane di temperature più elevate rispetto alle aree rurali.

Ci convince tutto questo sull’importanza che gioca da una parte il consumo del suolo e dall’altra la sua valorizzazione come risorsa fondamentale?

Urbanizzazione ancora ed ancora, a discapito innanzitutto di noi stessi

Parlando di salvaguardia della Terra dobbiamo tenere ben presente che parliamo innanzitutto della nostra salvaguardia come specie. Stiamo veramente lavorando con tanta solerzia per rendere il pianeta che abitiamo inadatto alla nostra sopravvivenza?

La fioritura nel deserto di Atacama. Fonte: rivistanatura.com

Non tutti siamo scienziati e biologi, non tutti abbiamo lo stesso retroterra culturale e lo stesso livello d’istruzione, ma non dovrebbe essere un istinto naturale quello di volersi salvare le penne?

Continuiamo dunque a informarci e a costruire una coscienza critica a riguardo delle azioni che minacciano gli equilibri del Pianeta che ci ospita (chissà per quanto tempo ancora…).

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