Altaroma apre le porte nella capitale per la sua XXesima edizione. La kermesse, sinonimo di tradizione e sperimentazione, rinnova il suo appuntamento e si prepara a premiare designer emergenti, nonchè ad elogere la Haute Couture dei più veterani.

Nel cuore pulsante del quartiere  Prati, la nuova location frutto di un importante progetto di riqualificazione dell’ex deposito ATAC, fa da cornice alle prime sfilate di venerdì 25 gennaio.

Debutta in tarda mattinata Federica Tosi, il brand dell’omonima designer dalla visione innovativa ed estremamente contemporanea. La stilista romana, nata come designer di gioielli, muove i primi passi nel settore dell’abbigliamento nel 2013, iniziando così a collezionare un successo dopo l’altro.

Per Altaroma Federica, presenta una collezione ready to wear dall’animo rock contemporaneo e vibes anni ’80. I primi ad uscire sono i capi dalle nuances neutre, dal bianco al beige, che si alternano a colori più decisi come il giallo, il rosso ed il petrolio.

Federica Tosi sperimenta e scompone la femminilità, interpretandola in ogni sua sfaccettatura. All’elegante tuxedo in total white, contrappone sensualissimi look in pelle e chiffon.Ed ancora, tagli decisi ed ampi volumi si alternano a linee pulite e sofisticate.

Tra gli accessori emergono baker boy hat e cuissard rigorosamente in pelle. Lo show si conclude sulle note dei Queen, l’ennesimo richiamo all’ispirazione glam rock che permea l’intera collezione.

Qualche ora più tardi è il momento di Morfosis, marchio ormai di casa nei padiglioni Altaroma. Nella sua FW1920, la designer Alessandra Cappiello porta in passerella creazioni che esaltano contrasti ed imperfezioni. Il rigore delle linee addolcito da accenti sinuosi, l’attenta ricerca dei dettagli e le sfumature di colore elogiano una femminilità sofisticata e al contempo incisiva.

I tessuti spaziano tra le morbidezze del mohair, la voluttuosità delle piume e la matericità della pelle. Protagonisti i pattern in tartan e lurex, che sintetizzano in chiave contemporanea un moderno concetto di romanticismo. A dominare la palette cromatica, troviamo nuances decise come il marrone, il nero e il bordeaux, mitigate da tenui tonalità di grigio e rosa. Sfilano volumi oversize, completi, long dress e pantaloni a vita alta.

Emerge una donna contemporanea, alla ricerca dello straordinario nell’ordinario ed in linea con il pensiero della designer, la quale concepisce le sue creazioni come una forma di sintesi perfetta tra ispirazione e indossabilità.

L’ultima sfilata a cui Artwave ha assistito è stata quella di Giada Curti. Il ritorno ad Altaroma per la stilista, ha portato una ventata di leggiadria e freschezza sulla passerella romana. Hedoné è il titolo della sua collezione Haute Couture AA19, che prende il nome dalla divinità di straordinaria bellezza della mitologia greca.

L’omaggio, interpretato dalla Curti attraverso le sue creazioni, è rivolto a mitologie e cosmologie rivissute nei segni astratti  riportati sugli abiti. La sfilata si apre con l’inconfondibile voce di Mina e, sulle note di “Citta vuota”, la prima modella entra danzando in passerella in un tripudio di taffetas e seta frusciante. L’atmosfera diventa ancor più intima con musiche oniriche e sontuosi abiti dai delicati colori pastello che si che si susseguono uno dopo l’altro. Volumi, piume e rouches ricalcano un fascino rinascimentale. Ricami e pizzi sono il frutto di un’artigianalità che raggiunge il suo culmine; mani sapienti cuciono, ricamano e rendono unico ogni capo.

La stilista afferma: “la Couture deve abitare il territorio del mito; un mito moderno, vitale ed emozionante, dove l’istinto governa la fantasia e l’immaginazione vive in un tempo senza tempo, interiore e segreto. L’alta moda è speciale perchè è fuori dal tempo”.

Ph: ©Andrea Fanelli

Così Giada Curti ci accoglie nella sua dimensione temporale dove sogni e desideri, guidati dall’emozione, vengono trasportati in uno spazio intimo e interiore, dove a regnare è la bellezza onirica ed impalpabile.

Credit immagine di copertina: ©Andrea Fanelli
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