Figura di spicco del Roman’s Romance, talk che si è svolto al MAXXI di Roma e che rientrava fra gli appuntamenti di Altaroma Gennaio, Maria Grazie Chiuri ha guidato un dibattito su interessanti temi di discussione come la valorizzazione di quello che abbiamo di prezioso nell’arte e nella moda italiana e sull’immensa importanza del femminismo all’interno di questi ambiti.

Chiuri, prima donna (in 70 anni di storia) alla guida della maison francese, ha iniziato raccontando gli albori del suo percorso dentro Dior e le sue influenze romane. “Nascere e crescere in una città come questa mi ha permesso di affrontare il mio lavoro a Parigi, in una maison così prestigiosa, con una certa leggerezza, perché in fondo qui abbiamo un tale storia che siamo abituati a convivere quotidianamente con questo passato o con tale coscienza di poter provare a fare qualcosa in ogni caso.” ha dichiarato.

Maria Grazia Chiuri
Fonte: finantialtimes.com

Subito il discorso si è trasformato in una riflessione sul ruolo della donna nel mondo della moda.

Ha così proseguito: “La prima cosa che mi hanno detto quando sono arrivata da Dior è che si trattava di un’azienda femminile, ma cosa significa oggi parlare delle donne e chi ci può aiutare a parlare bene delle donne?”. Nella sua prima sfilata, svoltasi a settembre del 2016, aveva già lanciato un messaggio che ha sicuramente segnato la stagione: la maglieta con la scritta “We Should All Be Feminist”, titolo dell’opera della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, che subito è diventata un’icona della lotta femminista all’interno dell’industria del fashion.

La conversazione poi si è spostata sulla sua abilità di utilizzare Roma come fonte d’ispirazione e la direttrice, romana ed orgogliosa delle sue origini, ha deciso di condividere la sua esperienza di quando era ancora all’inizio del suo percorso creativo.

“Quando ho iniziato a studiare Moda c’era questo grande desiderio di andare a Londra, perché sembrava che quello fosse il centro della creatività. In realtà la creatività è ovunque tu sia, se sai cercare, vedere. Roma è una città privilegiata, dove abbiamo l’opportunità di vedere tanto, se solo si volesse. Questa città offre molto ai giovani che sanno vedere, non solo in termini di antichità ma anche di contemporaneità.”

Un’importante e necessaria riflessione per tutti quelli che ancora oggi vedono Roma come una città in decadenza o trovano difficile di apprezzare le manifestazioni culturali che oggi hanno luogo nella Capitale. Un esempio di questa mentalità si è manifestata durante il dibattito, quando una giornalista le ha chiesto “Perché Roma è caduta così basso rispetto all’interesse culturale e turistico?”

Domanda a cui Maria Grazie ha semplicemente ribattuto: “Ma dobbiamo rispondere noi? L’unica cosa che posso rispondere è che io non mi chiederei il perché, ma proverei tutti insieme a far qualcosa.” Risposta seguita da un calorosissimo applauso. Giustamente.

Nello svolgimento del dibattito, si è arrivati infine al fatidico “scontro” tra Francia e Italia. Alla domanda sulle differenze tra l’esperienza italiana (Fendi, Valentino) e quella francese (Dior) Chiuri ha risposto:

“Sono completamente diverse. Le aziende italiane sono fortissime sulla craftsmanship, sulla parte produttiva, di qualità. Le aziende francesi invece sono molto forti sulla promozione. Loro hanno una capacità di promuovere tutto ciò che hanno con eccellente abilità. Secondo me bisogna imparare dalle loro eccellenze e cercare di farle nostre, così come loro imparano prendono spunto dalle nostre e le fanno loro.”

Ha proseguito: “L’Alta Moda italiana è molto più sartoriale, l’Alta Moda (Haute Couture) francese è molto più scenografica. Io non voglio rinunciare a nessuna delle due cose. Provo a metterle insieme, perché secondo me vanno bene ambedue.”

 

Foto di Andrea Fanelli

Chiuri ha anche raccontato che l’esperienza dell’organizzazione della mostra Christian Dior, Couturier du Rêve, che celebrava i 70 anni di Dior nel Musée des Arts Decoratifs di Parigi (che ha chiuso con un totale di 750.000 visitatori) l’ha aiutata a capire come si lavora dentro una azienda come Dior: “Lavorare nella mostra per me è stato essenziale per capire la storia della maison e come si lavora per un’organizzazione di una mostra di questo livello. È stata una riflessione enorme sul legame fra la moda e il tempo. E sono arrivata alla conclusione che la moda in realtà è semplicemente uno specchio dei cambiamenti delle donne.”

La stilista ha ammesso, inoltre, che con Silvia Fendi aveva provato ad organizzare una mostra del genere a Roma, ma purtroppo non ci sono riuscite. Ha aggiunto: “lì (in Francia) le istituzioni ti facilitano la vita.”

Foto di Andrea Fanelli

La conversazione, di immenso valore sia per i giovani che ancora studiano moda, ma anche per quelli che già sono immersi in questo mondo, ha aperto un’interessanti spunti di discussione su tematiche di estrema importanza mondiale, come la lotta femminista, ma anche sulla realtà italiana e soprattutto romana dove, per comodità, risulta molto più semplice giudicare i problemi esistenti piuttosto che tirarsi su le maniche e provare a fare qualcosa per cambiare.

Grazie a Maria Grazia Chiuri però ci siamo ricordati che non tutti sono fermi e che sì, è possibile trasformare situazioni sfavorevoli in motivi per fare la differenza. Come lei sta già facendo.