di Chiara D’andrea

Un luogo dalle molteplici identità ha accolto la sfilata di presentazione della collezione primavera/estate 2020 di Barbara Bologna. Il Teatro dell’Arsenale – che dalla fine degli anni Settanta è diventato uno spazio dedicato ad attività artistiche e teatrali, ma che in passato fu una chiesa, una scuola e un collegio – è stato il posto perfetto per il debutto alla Milan Fashion Week di un brand dall’estetica multiforme.

La designer italiana ha presentato la sua collezione di abiti con un evento intitolato “We are a video”, incentrato sul ‘virtuale’ e caratterizzato dall’intreccio tra moda, arte performativa e sound design; in passerella questo dialogo tra diverse forme d’arte ha mostrato un lavoro coraggioso e sorprendente.
Prima dell’entrata dei modelli, in scena sono stati protagonisti i suoni e parole: “La realtà non ci interessa, non è reale. Vogliamo modificarci e non avere limiti. Lo spazio virtuale è più sicuro. La realtà confonde la percezione delle cose. E noi abbiamo bisogno di espandere e sentirci vivi”. Queste frasi, scritte dalla stilista e lasciate su dei cuscini per gli spettatori, introducevano il tema della sfilata: un confronto tra reale e virtuale, tra possibilità limitate e infinite.

L’universo creativo di Barbara Bologna trae ispirazione dallo stile dark punk anni Novanta, ma è allo stesso tempo ricercato e innovativo. A comporre la collezione presentata a Milano ci sono abiti e accessori caratterizzati da contrasti cromatici decisi e in cui si mescolano luxury e streetwear. La scelta di intrecciare stili diversi e apparentemente lontani è in linea con un’idea di moda che si sta affermando con forza negli ultimi anni, intesa come creazione libera da vincoli e per questo in grado di interessare un pubblico più ampio.

Originale anche il processo di selezione del cast internazionale di modelli che hanno preso parte alla sfilata: tutti dotati di una grande presenza scenica, i protagonisti sono stati scelti on line anche sulla base della loro personalità. I loro corpi straordinari e fuori dagli schemi hanno abbandonato la dimensione virtuale (quella dei profili Instagram) per sfilare all’interno del teatro milanese, dando vita ad un evento ricco di sfumature.
L’andatura non convenzionale dei modelli – nella prima parte dello show estremamente lenta – e l’azione performativa dell’attrice, drammaturga e regista teatrale Cinzia Sbrana hanno permesso agli spettatori di entrare in contatto con le molteplici identità del lavoro di Barbara Bologna.

Silvia Matteini via Press Office

Una sfilata carica di emozione che ha saputo catturare lo sguardo grazie anche ai giochi di luce immersivi, che hanno fatto somigliare il Teatro dell’Arsenale ad un locale notturno underground. A questa trasformazione dello spazio hanno contribuito anche le accurate scelte musicali che andavano dal pop, all’indie, all’electro house. Infatti, i diversi momenti della sfilata sono stati accompagnati da un mondo eterogeneo di tracce musicali, tra cui “This Is so Posh”, colonna sonora dell’evento, nata dalla collaborazione tra la stilista e il producer Leonardo Pierri e lanciata in anteprima su Spotify e Apple Music.

L’atto finale di “We are a video” è stato un vero coup de théâtre: alcuni modelli sono caduti a terra per abbandonarsi ad un sonno profondo, uno stato in cui sono rimasti fino a che il pubblico non ha abbandonato la sala. L’ultimo dei contrasti armonici dell’evento è stata l’uscita degli altri modelli che hanno chiuso la sfilata in modo classico. In passerella la differenza tra lo stato sonno e quello della veglia, rappresentati dai corpi stesi e quelli in movimento, non è apparsa netta, ma sfumata.  Allo stesso modo la distanza tra i modelli-performer e il pubblico è progressivamente diminuita.

La sfilata ha mostrato che attraverso l’arte è possibile – e verrebbe da dire, necessaria – una compenetrazione tra mondi diversi.

Photo Credit immagine di copertina: Silvia Matteini via Press Office
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