Avremo sempre Parigi”, disse Humphrey Bogart alla fine del film Casablanca. Conclusa la settimana della moda francese Autunno-Inverno 2019/2020, possiamo dire che non c’è nulla di più vero.

La Fédération de l’Haute Couture et de la Mode per questa Paris Fashion Week ha presentato un calendario particolarmente ricco di nomi e appuntamenti.

La sera del 25 febbraio, nella periferia di Parigi, Simon Port Jacquemus ha fatto sfilare la sua collezione donna in un hangar trasformato per l’occasione in “Place Jacquemus”, una perfetta piazzetta turistica sensibile alle atmosfere e agli scorci della laguna veneziana e dell’isola di Murano, fatti di piccoli edifici dalle facciate colorate e profumi intensi.

È tra i negozi di alimentari, la boulangerie, i negozi di frutta e legumi e i piccoli balconi con i panni stesi al sole, che sfila la donna Jacquemus. La collezione mantiene l’appeal minimalista tipico dello stilista, mentre sono le proporzioni a giocare e contaminare lo stile sartoriale con cappotti oversize e double face; in perfetto stile workwear, ogni capo è personalizzato con tasche “pratiche”.

Negli abiti le linee sono morbide, scivolate, le scollature ampie; i pantaloni larghi sono da abbinare agli stivali, che nella forma ricordano quelli dei pescatori della laguna, o a decolleté dalle linee tondeggianti.

Le nuance sono intense: l’arancione degli agrumi, il rosa buganvillee, il verde e gli azzurri del mare; è il bianco a chiudere il défilé con un completo giacca-pantalone cosparso di gerbere e tulipani.

 

Nella giornata di martedì, Maria Grazia Chiuri per Dior ha proiettato al Musée Rodin la sua personale visione dei mitici anni Cinquanta, gli anni del boom economico, del New Look di Christian Dior e delle Teddy Girls londinesi, ragazze della working class che si ribellavano al rigore del dopoguerra e si battevano per la libertà, in aperto contrasto con le ideologie più conservatrici.

La voglia di femminismo si respira già dalla prima uscita, con una T-shirt manifesto dove la scritta “Sisterhood is global” cita l’opera di Robin Morgan. A sfilare sono una serie di abiti e gonne ampie, a ruota, fino alla caviglia, in tulle, in lana come in denim, da portare con cappotti e vestiti bustier in pelle o tartan sui toni del verde e del rosso. A completare ogni singolo look alte cinture in pelle e un cappellino da pescatore in tessuto tecnico.

Ancora una volta, di fronte al Trocadéro, è la Tour Eiffel, scomposta e riflessa in un cubo di specchi, a fare da sfondo alla collezione disegnata da Antony Vaccarello per Saint Laurent.

La donna Saint Laurent ama vivere la notte come le icone degli anni Ottanta, sicure, leggere, forti, ma femminili allo stesso tempo, come Betty Catroux, Blanca Jagger, Cathrine Deneuve. La forza viene espressa soprattutto dalle spalle, larghissime, come ha raccontato lo stilista:

“Ho iniziato a lavorare partendo dalle spalle e tutto è venuto in modo naturale. Tutto inizia dalla costruzione, il tailoring grafico e scultoreo dona una sofisticazione affilata a una pulsione, un desiderio liberato”.

Oltre a strutturati cappotti in lana o vernice, a sfilare per YSL ci sono anche le irresistibili giacche-smoking da usare come micro abiti sopra a collant velati, le camicie trasparenti, le piume e le paillettes, i maxi fiocchi couture, gli abiti glitter, l’animalier metallico e le irrinunciabili pumps con platform e tacco vertiginoso.

L’atmosfera dark si infrange con un finale a sorpresa, quando la notte si illumina con vestiti e scarpe dalle tinte fosforescenti, in una sorta di secondo défilé che ha saputo stupire tutti.

Nella terza giornata, Lanvin ha debuttato con il nuovo direttore creativo Bruno Sialelli, ex Loewe, nell’atmosfera medievale del Musée de Cluny, un luogo e un’epoca che hanno da sempre affascinato Jeanne Lanvin.

La collezione del nuovo direttore creativo nasce dopo un attento lavoro di ricerca in archivio, con capi che esprimono la passione per i viaggi attraverso sete e tessuti decorati con micro disegni, chiara espressione di una femminilità un po’ gitana.

John Galliano per Maison Margiela lavora sui capispalla, enfatizzando le proporzioni attraverso spalle sartoriali e strette cinture in pelle che cingono la vita; sperimentando un lavoro di decadent cutting,riduce i capi alla loro essenza.

Credo che in questo momento ci sia l’esigenza per un’eleganza vera, di grande raffinatezza, senza rincorrere le tendenze”;  seguendo questo principio, Alessandro Dell’Acqua per Rochas ha fatto sfilare tailleur, abiti in lana bouclé, cappe di piume e giacche in vinile, accanto ad abiti “aerei” sui toni del rosa e del bianco.

Anche Jonathan Anderson per Loewe ha messo in scena la sua idea di femminilità, fatta di forza e fragilità, nei capi tailored, strutturati sul corpo come corazze, che si alternano a combinazioni più morbide che lasciano intravedere un animo romantico fatto di piume, frange e pizzo; ai piedi scarpe basse o alte zeppe e in testa surreali cappelli.

Il capospalla rappresenta gli aspetti più strong, mentre gli abiti raffigurano una certa morbidezza che addolcisce le silhouette”, ha raccontato il designer.

Hedi Slimane di Celine resuscita il fascino della donna borghese a cui piacciono gli abbinamenti ton sur ton, precisi, dove nulla è eccessivo e niente è lasciato al caso. A sfilare è una femminilità retrò: occhiali da aviatore giacche in tessuto inglese, cappotti cammello, montgomery blu, montone marrone, cappe e ponci di lana, i jeans e le gonne a pieghe arrivano fin sotto al ginocchio e si portano rigorosamente con stivali cuissard.

Nadège Vanhee-Cybulsky per Hermès fa sfilare i colori della natura, le nuance calde, terrose, si abbinano al rigore del nero; gli unici colori accesi restano l’arancione, il giallo zafferano e il verde oliva. È la pelle, materiale caro alla Maison, che si pone al centro di ogni singolo capo, come giacche, vestiti, gonne longuette, shorts e anche come decoro nei capispalla in lana.

Da BalenciagaDemna Gvasalia proietta in passerella una donna a cui non piacciono le regole, seguendo una tendenza “techno-marziana”. Sfilano cappotti sartoriali dalle spalle volumetriche, colli alti, maestosi, maglie e abiti con rigide scollature a barchetta in latex o rivestiti di paillettes. Oltre a un grande uso del nero e del grigio, la collezione dà risalto a precise tonalità di colore come il verde mela, il rosa, il rosso e il blu ciano.

Nel pomeriggio di domenica, Pier Paolo Piccioli per Valentino ci ricorda la potenza della parola e fa sfilare la poesia. Sono i versi dei poeti contemporanei, spesso anonimi, quelli che attaccano i loro pensieri per la strada, che leggiamo sbadatamente sui cartelloni pubblicitari, ad ispirare lo stilista.

“Le persone che ami diventano fantasmi dentro di te e a loro piace che tu li tenga vivi”.

Le parole del poeta Robert Montgomery fanno da cornice alle creazioni di Piccioli che, oltre alla poesia, dà spazio all’arte, impreziosendo con le figure de Gli amanti dello scultore norvegese Stephan Sinding i corti abiti, le cappe e i cappotti dai volumi decisi. A concludere sfilano gli abiti lunghi fatti di tessuti impalpabili, aerei, ricamati di fiori e farfalle, anime colorate di esseri innocenti che hanno ancora grandi sogni.

Stella McCartney, designer da sempre vicina alle battaglie per la salvaguardia dell’ambiente, nella giornata di lunedì ha presentato una collezione che è un perfetto mix tra le forme più costruite di giacche, cappotti e pellicce faux fur, e le linee fluide di abiti leggermente intarsiati a crochet, dove a colpire è la vastità della palette dei colori.

Alexander McQueen con Sarah Burton è un ritorno e un omaggio alla tradizione sartoriale, ai tessuti preziosi prodotti nelle fabbriche dell’Inghilterra del nord. Sfilano completi neri giacca-pantalone, abiti camicia in cotone bianco o in pelle nera intagliati con motivi di rose. Oltre all’uso del rosso e del blu, l’argento impreziosisce gli abiti, un esplicito richiamo al mondo industriale delle fabbriche e dei telai.

Miuccia Prada ha scatenato l’esercito delle sue ragazze Miu Miu vestite con cappe lunghe fino ai piedi dai colori scuri o camouflage, con spacchi vertiginosi da cui sporgono gambe adornate da autoreggenti messe ben in vista, micro shorts, camicette romantiche e vestitini trasparenti dalle fantasie a microfiore. Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton chiude la settimana della moda parigina con abiti-scultura ispirati alle forme degli anni Ottanta, con gonne a scacchiera, scarpe basse e un ampio uso della pelle nera, anche per le cuffie da portare in testa.

Nella mattina di martedì, Parigi e il mondo della moda hanno salutato il maestro Karl Lagerfeld mettendo in scena la sua ultima collezione disegnata per Chanel, dove è il bianco a dominare ogni look con abiti cosparsi di piume e perle, tanto preziosi da sembrare fragili cristalli di neve.

Il Grand Palais questa volta si trasforma in uno scenario montano dove, tra gli chalet innevati e le piste da sci, sfilano le muse del Kaiser: Cara Delevigne, Mariacarla Boscono, Penelope Cruz, Kaia Geber, Vittoria Ceretti.  In prima fila, ad assistere allo show, ci sono le amiche dello stilista: Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Marion Cotillard, Monica Bellucci e Inès De La Fressange.

 

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