Con l’avvento delle Digital Fashion Week, le sfilate diventano sempre più esclusive, appannaggio di pochi e selezionati ospiti, tra i più importanti esponenti del fashion system. Allo stesso tempo, però, come uno dei tanti paradossi dell’età moderna, si fanno anche più inclusive. Infatti, sebbene la partecipazione fisica sia riservata a pochi eletti, lo streaming delle sfilate attira un pubblico più vasto di prima. Questo aiuta a diffondere in tutto il mondo non solo le collezioni, ma anche le suggestive location in cui sono presentate, come ha fatto la sfilata di Dior a Lecce.

Perché Dior ha scelto Lecce?

Credit: @mariagraziachiuri Instagram

Molti si sono chiesti perché Dior abbia scelto proprio Lecce come sfondo della sua Cruise Collection 2021. Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa, ha creato una collezione a partire dal ricordo della sua infanzia, accanto al padre e alla nonna. “Un viaggio nella mia memoria“, così ha descritto l’evento, che ha sancito anche la prima sfilata di Dior fuori Parigi.
Alcuni hanno parlato di utilizzo improprio degli spazi pubblici e “appropriazione culturale”, riferendosi al fatto che per 12 giorni piazza del Duomo è stata “zona rossa” a causa dei lavori di allestimento. Ma, polemiche sterili a parte, in un periodo come questo – fatto di incertezze e difficoltà – non possiamo che ringraziare Chiuri per aver valorizzato davanti a tutto il mondo le tradizioni salentine.

1. L’arte del tombolo e gli altri richiami alla Puglia

Lecce non è stata solo sfondo della sfilata Dior, ma parte integrante della realizzazione degli abiti. Infatti, Maria Grazia Chiuri si è rivolta all’esperienza della manodopera artigianale pugliese. In particolare, esperte ricamatrici hanno realizzato alcuni pezzi al tombolo, tradizionale strumento di lavoro per la realizzazione di pizzi e merletti. Inoltre, i tessuti delle giacche provenivano dal laboratorio di tessitura delle Costantine, un’associazione di donne che ha sede a Uggiano La Chiesa e che protegge la cultura del pizzo al tombolo.

dior lecce

Credit: @dior Instagram

Ma in fondo tutta la collezione è un omaggio alla Puglia e al Salento. In tal senso, troviamo rimandi nei grembiuli ricamati, nelle gonne lunghe arricciate o sfrangiate, nei fazzoletti ripiegati e legati dietro la nuca (tradizionalmente chiamati “maccaturu”). Alcune modelle richiamavano l’immagine della Madonna del Salento mentre sfilavano avvolte in leggeri abiti da sera e con piccole tiare tra i capelli.

2. La magia delle luminarie

Il background della sfilata è stato uno sfavillio di luci e colori. Infatti, il perimetro di piazza del Duomo è stato ridisegnato dall’installazione di luminarie, tipiche delle sagre e delle feste patronali in Puglia. Chiamate anche ville, queste luci colorate ricoprono intere facciate di palazzi e chiese, adornano strade e piazze, per formare scenografie uniche che illuminano le notti salentine.
Vicino Lecce, a Scorrano, si trovano alcuni dei più grandi maestri paratori, che hanno conquistato con le loro creazioni di luce un pubblico che giunge ogni anno fino dal Giappone. Questa attività è una tradizione del territorio e viene tramandata di generazione in generazione, da padre a figlio.

dior lecce

Credit: pagina facebook Dior

Le luminarie, dunque, non potevamo mancare nel défilé ideato dalla Chiuri. I fratelli Parisi di Taurisano hanno utilizzato 30.000 luci a LED colorate e, insieme all’artista Marinella Senatore, hanno creato un magico ed ipnotizzante ricamo di luci. Eppure, anche qui non potevano mancare alcune critiche, per aver osato coprire la facciata del Duomo con un’istallazione artificiale. Ma la direttrice creativa di Dior era sicura del suo progetto:

“Le trovo un elemento identitario, che simboleggia il vivere in piazza. È un’installazione di arte contemporanea. Quando l’artista Marinella Senatore me ne ha parlato, l’idea mi è subito piaciuta”.

3. Una notte che “pizzica”

La pizzica è una danza popolate tipica della Puglia e, in particolare, della provincia di Lecce. Una delle sue caratteristiche è proprio il “fazzoletto“, utilizzato come accessorio all’interno della collezione Cruise e che un tempo veniva sventolato per invitare a ballare il proprio partner.
Tanto difficile, quando affascinate, questo ballo e le musiche che lo accompagnano sono ciò che di più tipico si può vedere in questa terra.

Dior Lecce

Credit: Cosmopolitan

Non ci stupiamo, quindi, che cantanti dell’Orchestra della Notte della Taranta (diretta dal maestro concertatore Paolo Buonvino) e ballerini professionisti di pizzica abbiano arricchito lo show. Le coreografie sono state realizzate dall’israeliana Sharon Eyal, già collaboratrice di Dior per la Cruise di Marrakesh.
Abbattendo i confini fra moda, musica ed arte espressiva, i danzatori hanno ballato a ridosso delle modelle, che hanno anche modificato il loro percorso – di regola lineare e preciso – per lasciare spazio alla danza. Un altro modo, questo, per esaltare e riscattare la figura femminile, sprigionandone l’energia attraverso il ballo, così come attraverso gli abiti della collezione.

Se desiderate approfondire le meraviglie di Lecce e del Salento, è online il documentario di Chiara Ferragni per Dior con lo storico dell’arte Filippo Cosmelli.

Credit immagine di copertina: Dior
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