di Alessandro Vulcano

Siete in cerca di un buon libro da leggere, magari che tratti di moda, ma sullo scaffale della vostra libreria di fiducia vi trovate difronte ad una miriade di titoli e non sapete cosa scegliere. Sono tanti i libri sull’argomento, alcuni più seri, altri meno. Abbiamo deciso di venirvi incontro e darvi una mano nel fare una selezione: che voi siate degli intenditori o semplicemente degli appassionati di moda, ecco i titoli che non possono assolutamente mancare nella vostra libreria:

Il senso della moda: forme e significati dell’abbigliamento

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L’intera opera di Roland Barthes è cosparsa di acute osservazioni sui significati sociali dell’abbigliamento e del costume. In più luoghi, e da molteplici prospettive concettuali, l’autore porta avanti un’approfondita riflessione sul coprirsi e il denudarsi, sull’esibizionismo e la vergogna, sull’identità e i suoi mascheramenti. Questo libro riunisce tutti i testi (saggi, articoli, recensioni, digressioni, frammenti, interviste) nei quali Barthes affronta un tema e un problema centrali della vita sociale contemporanea: il multiforme e poliglotta universo semantico vestimentario, che si forma e si riforma senza sosta, nel momento in cui l’abito incontra il corpo, costituendolo come struttura di senso e, perciò, oggetto del desiderio.

Alla corte di Re Moda

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Questo libro vi catapulterà all’interno del fashion system grazie a due giornaliste che da sempre si occupano di questo settore. Il rapporto con i media e la comunicazione, i ricatti pubblicitari, i nomi che contano, il ruolo giocato dalle griffe nel nostro Paese e nel mondo: senza peli sulla lingua, Fedi e Serlenga raccontano quello che sta dietro le passerelle e perfino dietro i backstage. Da Suzy Menkes a Anna Wintour, da Franca Sozzani a Cathy Horyn, passando per Carine Roitfeld e gli Italiani d’America, tutte le interviste, gli scoop, le luci e le ombre, i vizi privati e le pubbliche virtù del fashion system internazionale.

 

Tutti i colori del nero. Moda e cultura nell’Italia del Cinquecento

Questo libro indaga un aspetto solo apparentemente marginale della civiltà del Rinascimento: il nuovo sistema della moda, nella sua complessiva economia simbolica e rappresentativa, oltre che di produzione di beni di consumo e di lusso; un’economia che intreccia valori etici e forme estetiche. Archeologie remote che riguardano però il nostro presente e i suoi frenetici ritmi scanditi e dominati dal trionfo della moda come sistema globalizzato: perché, allora, nell’ambito delle pratiche nobiliari o dei ceti cittadini più ricchi, si compie la trasformazione delle funzioni e del senso del vestire. Il  punto fondamentale di questa trasformazione risiede nell’annessione della moda al generale campo dell’estetica: solo che il valore aggiunto che nel Rinascimento fa la differenza riguarda la forma e il disegno, piuttosto che l’ostentazione di materiali di lusso, decori e colori. Una trasformazione che segnala la remotissima nascita dell’Italian style: nel primato di una qualità formale che sa prodursi come progetto di disegno, autonomo e indipendente dalla qualità dei materiali impiegati, per una ricerca di una bellezza come ‘giusto mezzo’ ed equilibrio, misurata e tranquilla, mai ostentata o affettata. Con un dato in più, assolutamente innovativo: la ricerca del nuovo valore aggiunto di questa forma estetica adotta e risemantizza un solo colore. È il trionfo del nero, di tutti i colori del nero.

 

Lettere a Yves Saint Laurentlettere-a-yves-saint-laurent

Yves Saint Laurent, uno dei più grandi creatori di moda del secolo scorso, è ricordato soprattutto come l’inventore del prét-à-porter che ha adattato al corpo femminile abiti di taglio maschile. Nel suo libro Pierre Bergé, a lungo compagno del grande sarto francese e al suo fianco per cinquant’anni, rivolgendosi all’amico scomparso, ne rivela gli aspetti più segreti. Questo epistolario insolito – il destinatario non è più tra i vivi – copre poco più di un anno, a partire dai giorni che seguono la morte dello stilista, avvenuta il 1° giugno del 2008. Le lettere sono il resoconto di un’assenza, un’assenza sempre presente, come dice lo stesso Bergé, perché il ricordo di Yves lo accompagna ovunque, nelle case che hanno abitato insieme, nei giardini di Marrakech che tanto amavano, anche nei luoghi in cui Saint Laurent, sedentario e poco incline ai viaggi, non è mai stato. Bergé non tace le fragilità e gli eccessi dell’amico, ma gli riconosce un talento e una genialità unici che si sono espressi nella moda, per “creare la quale bisogna essere un artista, anche se la moda non è un’arte”. Con estrema semplicità Bergé rievoca il primo incontro, il loro amore, l’emozione che condividevano di fronte alla bellezza, ma anche gli ultimi anni, difficili e passati in solitudine, del genio della moda.

Sociologia della moda 

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La moda è una creazione occidentale recente. Certo già nel Medioevo esisteva una moda di corte, ma non troviamo segno di quei veri e propri rituali e di quelle istituzioni che, oggi, fanno della moda ciò che è, ovvero un sistema complesso, con una propria economia e un proprio insieme simbolico di riferimento. La moda contemporanea, che per definizione ‘non dura’ e si rinnova di continuo, si fonda su una percezione lineare del tempo che va sempre avanti e non torna mai indietro, un tempo sincopato e accelerato tipico della moderna società consumistica. La moda, che esprime allo stesso tempo ricerca di distinzione e conformismo, nasce dalla frantumazione delle tradizionali divisioni sociali e di status. È un’espressione di libertà e liberazione che svincola il vestito dalla tradizionale funzione di etichetta applicata all’individuo. Ecco perché la moda può essere definita l’apoteosi della società individualista e, non a caso, dagli anni Sessanta in poi diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta fino alla provocazione una nuova categoria sociale: la giovinezza.

 

La moda. Una storia dal Medioevo a oggi

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Nel racconto di Giorgio Riello, si analizza il ruolo e lo sviluppo della moda all’interno dei processi di cambiamento storici. La moda come processo di individualizzazione e di socializzazione, allo stesso tempo mezzo per differenziarsi dagli altri e forma di condivisione sociale. La moda come mezzo di rappresentazione e di mobilità sociale. La moda è usata per creare un certo look e per apparire diversi da quello che si ritiene di essere. La storia propone molti casi di come la moda sia stata usata continuamente per “reinventarsi” e migliorare la propria condizione sociale ed economica. La moda come relazione fra consumo e produzione. La moda non è solo indossata o consumata, ma è anche pensata, creata, prodotta, venduta e promossa. Il consumatore non è quindi l’incontrastato padrone della moda; piuttosto la moda è un “sistema” di interazione fra differenti forze e attori. La moda come mezzo di differenziazione di genere ed età. La moda è anche uno strumento attraverso cui l’uomo e la donna si differenziano. Oggi pensiamo alla moda come arma della donna, ma, per gran parte della sua storia, la moda è stata più importante per l’uomo che per la donna. Inoltre, la moda nel distinguere l’oggi dal domani crea fratture nel tempo. Spesso queste sono generazionali e vedono la moda come strumento di innovazione sociale in cui il nuovo diventa il “giovane”.

 

Il vestito parla. Considerazioni psicosociologiche sull’abbigliamento

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L’intento di questo volume è quello di evidenziare il valore simbolico dell’abbigliamento che forma un linguaggio visivo ben articolato delle molteplici implicazioni psicosociologiche e culturali. Con questo studio l’Autore ha fornito al lettore uno strumento che consenta di guardare oltre la vernice della propria immagine per afferrare la valenza antropologicamente rilevante di un fenomeno che accompagna il nostro vivere quotidiano.

Le immagini sono state prese da www.smnrc.org
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