Rania Youssef, la sensualissima e bellissima attrice egiziana, è la protagonista di un fenomeno mediatico di risonanza mondiale. Il motivo? Aver indossato un abito un po’ troppo osé per la cultura locale, sul red carpet del Cairo Film Festival.

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La vicenda è iniziata lo scorso novembre, durante la celebrazione del festival cinematografico della città de Il Cairo che, giunto alla sua 40esima edizione, anche quest’anno ha vantato la presenza di numerosi ospiti internazionali e la proiezione di film e cortometraggi diretti da registi provenienti da tutto il mondo. Durante la cerimonia di chiusura Rania Youssef, già nota al pubblico egiziano per i suoi ruoli di stampo femminista nelle soap opera arabe, ha esibito le sue forme indossando un abito in tulle semi-trasparente che lasciava intravedere un’armoniosa  curvy silhouette. Poco meno di 12 ore più tardi buona parte della comunità egiziana, mossa dalla forte influenza religiosa del Paese, ha giudicato la scelta della mise non conforme ai valori tradizionalisti e conservatori della società e ha gridato allo scandalo scagliandosi contro “l’immoralità” della Youssef.

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Il processo

Denunciata per “incitazione alla dissolutezza” e accusata di “atti osceni in luogo pubblico”, Rania Youssef rischia oggi ben cinque anni di carcere. A depositare le accuse sono stati Amro Abdelsalam e Samir Sabry, avvocati sostenitori del Presidente Al Sisi, noti per le loro battaglie giudiziarie contro le celebrities che sono andate contro le tradizioni, i valori e l’etica della società.

A sentirsi offesa dalla presunta indecenza dell’abito è stata poi l’associazione degli attori egiziani, che, a seguito del fatto, ha deciso di aprire un’inchiesta sull’abbigliamento “inappropriato” di tutte le star che in occasione di eventi pubblici, offrono immagini ed esibiscono look “in contrasto con la tradizione”.

Il 12 gennaio si è aperta la prima udienza contro Rania Youssef. Dando adito ad accuse infondate, la vicenda ha dimostrato la chiusura di un Paese ancora molto lontano dalla volontà di riconoscere i diritti di libertà e di uguaglianza della sua popolazione.

La difesa

Subito dopo lo scandalo, l’attrice egiziana ha provato a porgere le sue scuse tramite i social, dichiarando: «Era la prima volta che indossavo quel vestito, e non ho capito che poteva scatenare l’ira di qualcuno. L’ho scelto pensando agli stilisti della moda internazionale. Riaffermo il mio impegno a rispettare i valori della società egiziana». Ma neanche le sue parole di pentimento sono bastate a placare gli animi dei cittadini più intransigenti.

Sebbene una parte della società non si sia fatta scrupoli nel giudicare e condannare la condotta della Youssef, d’altra parte un considerevole numero di cittadini egiziani è venuto in difesa dell’attrice, dichiarandosi stanco di dover assistere a scontri su tematiche così futili ed irrilevanti.

Anche il popolo di Twitter si è schierato dal lato della Youssef rivendicando i diritti delle donne e la parità dei sessi. Nel tweet di un ragazzo egiziano si legge: «Il Parlamento insorge per il vestito di Rania Youssef, ma non si muove per l’uccisione di cittadini egiziani in Germania».

@Britishpete207

Il caso di Rania Youssef riporta l’attenzione su una tematica ben lontana dalla nostra realtà, ma purtroppo ancora radicata nella mentalità della società egiziana e della religione musulmana che, poiché fortemente legata a valori integralisti, concepisce ancora la donna come una figura pudica e subalterna, costretta a spogliarsi del suo animo più sensuale.

Photo credit immagine di copertina: USA Today