“Quando vedo gli stilisti, anche importanti, che danno 5 minuti di spiegazione per le loro sfilate, mi viene da pensare. Mi chiedo quanta gente ha bisogno di spiegazioni quando guarda un Klimt.

Raimondo Rossi, o Ray Morrison, si mette a nudo e ci racconta qualche verità che tutti sanno, ma non molti dicono.

Photo credit: ©Beatrice Passeggio

“Quello che fa paura è tutta la industry della moda: chi ne fa parte è davvero terribilmente
superficiale. Mi ricordano alcuni ricchissimi indiani, che quando ti vengono a conoscere ti chiedono chi sei, cosa fai, dove abiti, perché lo fai. E poi si chiedono come possono utilizzarti”.

Si perché Ray è un tipo un po’ scomodo, quei tipi che li incaselli difficilmente. Non si definisce né fotografo né stylist, non è un designer. Ma, che strano, è pubblicato su varie riviste, come Vogue, Elle o GQ, per tutti quei ruoli. “Sto nella industry, ma non ne faccio parte. Butto delle pennellate, a modo mio. Il fatto che di me si possa dire che non sono uguale a me stesso, mi lusinga”.

Photo credit: ©Andrew Barber for GQ

Ma, anche noi, ovviamente, gli chiediamo: ma tu chi sei e che cosa fai?  “So che queste parole suonano
bizzarre, ma quello che faccio è cercare di portare un po’ di serena armonia in uno styling, in una foto, in una direzione creativa. Per esempio, se una qualunque persona, famosa o no, mi cerca e mi chiede di ideare qualcosa per lei, o, soprattutto, per la sua anima, io la ascolto, mi guardo dentro, e, mettendo insieme le mie esperienze, creo uno scritto e poi, se possibile, realizzo con un team la mia visione”.

Ray ci ricorda un po’ un mondo e un modo di fare, o di essere visti, diverso da quelli a cui siamo abituati.
Quel mondo dove ci si affidava più alle sensazioni che ai curriculum: “In un recente lavoro sulla connessione fra moda e diritti femminili, ho fermato delle ragazze mentre passeggiavo su strada, ci ho parlato, ho visto il loro modo di sorridere, ed ora sono nelle pagine di una rivista internazionale. E lo stesso le persone fanno con me: osservano un po’, vedono o sentono qualcosa, poi capita che mi chiedano di fare un lavoro insieme. Questo è bellissimo, mi rende libero e allo stesso tempo sincero”.

Photo credit: ©Alex Danì for Elle

Ci racconta che quando ha conosciuto Tilda Swinton, sorridente ma formale con tutti, si è ritrovato
abbracciato a lei, con quello splendida artista che poggiava il viso sul suo, come se si sentisse perfettamente a casa. Che Tilda abbia avvertito quel senso di serena armonia di cui Ray ci parla? Nessuno lo saprà mai, ma che questa sia una cosa che incuriosisce, è fuor di dubbio.

Quando per uno scatto sulla moda e la musica ho chiesto al modello di fare l’amore con l’arpa, tutto il gruppo era un po’ sorpreso. Allora ho messo le note di un pianoforte in sottofondo, e i volti dubbiosi si sono trasformati in visi attenti ed intenti a far foto o video. Non è servito nessun altro discorso, quella bellezza aveva appagato tutti”. Ci dice che non sa esattamente quale sarà il primo dei prossimi lavori, può essere nella musica, può essere nella moda: “Ho avuto alcune richieste di incontri, sempre per shooting o video costruiti ad hoc, se si formano le vibes giuste, si formerà la squadra che serve. Personalmente non vedo l’ora, credo nella forza della sensibilità. Può darci tanto”.

Photo credit: ©Beatrice Passeggio

Di certo, i suoi lavori avranno quel background di tante sfilate e di esperienze di danza o teatro che Ray si porta dietro. Siamo anche noi curiosi di vedere quella parte d’anima che ci metterà. Quello che abbiamo visto finora, ci piace. Perché anche Artwave, in fondo, è un’onda che attraversa cuori e discipline, per andare a suonare musiche e a dare spazio e forza a chi dà alla sua autenticità un valore prezioso.

Photo credit copertina: ©Giacomo Velini