Tra i più celebri complessi artistici ospitati dalla Capitale inglese, spicca un museo di fama mondiale grazie alle sue impareggiabili collezioni. Si tratta del Victoria & Albert Museum, frutto dell’ingegno del Principe Alberto, il quale nel 1850, insieme a sua moglie Vittoria, organizzò ad Hyde Park una Grande Esposizione di Opere provenienti da differenti Nazioni, con l’intento di esaltare il connubio esistente tra Arte ed Industria. Il successo dell’iniziativa fu inaspettato, fin tanto da trasferire il crescente patrimonio in una sede più ampia e prestigiosa. Nacque così il Victoria & Albert Museum, che ad oggi conta più di 5 milioni di oggetti provenienti da tutto il mondo.

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Accanto alle arti minori, il museo vanta un’incredibile collezione di capolavori compiuti da Michelangelo, Raffaello, Donatello, Blake e Turner. Degne di particolare nota sono, inoltre, le sale medioevali e rinascimentali, la Britain Gallery, la Furniture Gallery e la Fashion Gallery. Quest’ultima ripercorre lungo un percorso ben definito, l’evoluzione della moda in quattro secoli e ne analizza le principali caratteristiche emergenti dalla singola epoca.

Il viaggio nel tempo e nel costume, in cui si è trasportati entrando in  Galleria, inizia dal  18° secolo. In quest’epoca la moda di Corte fu caratterizzata dall’uso stravagante ed esclusivo della seta. Gli stilisti e i tessitori inglesi, producevano seta di alta qualità con delicati disegni floreali. Lontano dalla London-Society, a casa e a lavoro, gli uomini e le donne prediligevano abiti più pratici, solitamente in lana, lino e cotone.

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L’alto stile di vita ispirato dai vestiti Classici, rimase popolare per tutta la prima parte del 19° secolo, accompagnato da accessori e scialli in cashmere ad utilizzo sia decorativo che pratico. Gli abiti delle grandi occasioni incorporavano pietre e ricami in oro, enfatizzando i corpetti e gli orli delle gonne. Normalmente gli uomini indossavano giacche di lana su misura ed un panno accuratamente legato al collo, ma spesso gli eventi di Corte richiedevano spade e parrucche.

Il periodo tra il 1830 e il 1840 fu inasprito da grandi cambiamenti. Nel 1833 l’Impero Britannico abolì la schiavitù. L’industria tessile subì un importante cambiamento, iniziarono a diminuire i costi del lavoro ed aumentò la produttività. Gli abiti diventarono voluminosi con maniche a effetto palloncino, riempite da piume, bustini per una perfetta silhouette e ampie gonne lunghe.

Foto di Giustina Ciccariello

©Foto di Giustina Ciccariello

I Magazines giocarono un ruolo importante nello scenario del Fashion. Difatti, circolavano sempre più informazioni riguardanti gli ultimi trend parigini e londinesi, tanto da far concepire una nuova immagine della donna ideale che pian piano stava mutando.

Nel 19° secolo la moda poteva beneficiare di una tecnologia più avanzata. L’invenzione della crinolina, una sorta di gabbia in legno utilizzata come sottoveste dalle donne, contribuì ad ampliare il volume degli abiti. In più, le ricerche e gli sviluppi nell’industria chimica portarono alla scoperta di nuovi coloranti artificiali.

Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900,  anche il commercio divenne di portata internazionale per merito di grandi stilisti come Worth e Pingat, che attraevano clienti da tutta Europa e America. Sarti e department stores riproducevano le ultime tendenze di Alta Moda a prezzi contenuti, e si sviluppò così la concezione dello shopping come un divertimento accessibile a tutti.

Gli anni ’20 nel Fashion, furono dominati dal garçonne look, uno stile moderno e libertino. Delicata seta e chiffon per la biancheria intima, capelli corti accessoriati con cappelli a campana, collane di perle, gonne corte e abiti Charleston. Le scarpe divennero il punto focale dell’outfit.

Questa rivoluzionaria libertà nel vestire diede origine, negli anni a seguire, alla donna moderna. Molti stilisti progettarono nuove collezioni incentrate su stoffe innovative come il jersey, e idee sovversive come il tailleur-pantalone di Coco Chanel. Maturò un glamour sofisticato richiamante l’Art Decò, dal taglio insolito e dal raso scintillante.

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Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, il Fashion System fece un passo indietro. Si tornò ad adottare uno stile austero e mascolino, la gonna veniva rigorosamente indossata a lunghezza ginocchio, non erano ammesse pieghe o disegni decorativi e le giacche potevano avere solo tre bottoni.

Ma a  seguito del difficile momento storico, anche la moda rinacque ed è proprio in questo periodo che Cristian Dior ideò ciò che lo rese celebre: il New Look.

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©Foto di Giustina Ciccariello

La nuova generazione di stilisti portò idee fresche per la fabbricazione e la vendita di vestiti. In Inghilterra Mary Quant (con il lancio della minigonna) e i suoi contemporanei sfidarono con successo la dominante moda parigina. Aprirono boutique a prezzi modici, sperimentarono nuovi materiali come carta e plastica per creare abiti monouso ed iniziarono ad essere esportate le loro creazioni.

Gli anni 70′ furono poi, contraddistinti dall’affermazione dell’ ideologia punk. Gruppi di persone strettamente associati contro le istituzioni, la cui influenza è ancora oggi molto sentita nella musica e nel Fashion, adottarono uno stile eccentrico in contrapposizione con i classici canoni della moda.

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©Foto di Giustina Ciccariello

Il contesto socio-culturale, economico e storico fu, alla luce dei fatti, di gran rilevanza per l’evoluzione del settore moda.

In tutte le fasi ripercorse, infatti, emerge il forte legame tra stile e contesto di riferimento. L’accurata esposizione ospitata dalla Fashion Gallery del V&A Museum, riflette la concezione della moda in epoche differenti e mostra come questa sia stata in grado di conformarsi alle esigenze di una società in costante cambiamento. La versatilità è tutt’oggi un elemento caratterizzante del Fashion, non a caso l’ultima parte dell’esposizione si focalizza sulla potente collisione tra internet e il sistema-moda e su come quest’ultima ha conseguentemente reagito per trarne benefici.

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