di Alessandro Vulcano

Perdonate la forte personalità di questo articolo; se c’è una cosa che ho imparato affrontando proprio quest’anno l’esame di maturità e il famoso e spesso temuto “saggio breve” è che mai e poi mai bisognerebbe utilizzare la prima persona o un linguaggio poco formale in un articolo, errore da penna rossa con tanto di sbarre e infiniti punti esclamativi, ma questo non sarà il solito articolo: oggi voglio semplicemente raccontarvi la mia esperienza ad Altaroma.

Come sapete, Altaroma è la settimana della moda – la fashion week se preferite, che fa sempre più figo – della Capitale. Marchi affermati e talenti emergenti sfilano sulle passerelle dell’Ex Dogana di S. Lorenzo due volte l’anno, d’estate e d’inverno, presentando le proprie collezioni alla stampa e al pubblico. Quest’anno io ero lì, immerso in quel magico mondo di stoffe e giochi di luci, che tentavo di darmi un tono in mezzo a quella folla super acchittata e sfavillante.

Ma facciamo un passo indietro: la sfilata a cui devo assistere, grazie alla collaborazione di Artwave con IMPERO, è fissata per le 12 ed è quella di Esme Vie. Mi sveglio alle 10, assonato, dopo essere tornato la sera prima da una vacanza lampo di due giorni a Terracina. Alle 11 sono in macchina, fanno circa 30 gradi o forse anche di più, l’aria condizionata non funziona e per oscuri motivi i finestrini decidono di non aprirsi: nell’abitacolo ci saranno stati 50 gradi. Inizio a sudare, la mia camicia di puro lino color corda diventa marrone per via del sudore e i capelli prima ben sistemati sono qualcosa di improponibile; non solo, un tratto della Prenestina è chiuso per lavori e sono costretto ad inventarmi la strada per arrivare all’Ex Dogana dato che l’iPhone si è surriscaldato e mi implora di lasciarlo in pace per qualche minuto, addio Mappe. Riesco comunque ad arrivare in orario. Sono una pozza vivente di sudore, mi sento distrutto e non posso fare a meno di pensare “bene, mi sto presentando alla prima sfilata della mia vita in condizioni pietose” e a girare il coltello nella piaga ci pensano i gay  vestiti di tutto punto con le loro amiche appresso con tacchi vertigionosi e la pelle fresca e profumata come fossero tutti appena usciti da un salone di bellezza. Sono gay anche io e il fashion system piace anche a me, ma ancora non sono riuscito a capire come sia possibile rimanere impassibili e perfettamente in ordine con il caldo afoso di Roma; avete venduto l’anima al diavolo per poter essere fashion anche d’estate, non c’è altra spiegazione.

685_18747

685_18750

Mi metto in fila e alla fine riesco ad entrare in sala: l’aria condizionata è sparata al massimo, probabilmente mi prenderò un bel raffreddore per via della sudata precedente, ma mi abbandono completamente al fresco innaturale e divino. Una mezz’ora di ritardo, poi le luci si spengono e si riaccendono, parte la musica e iniziano a uscire le modelle. Mi dimentico delle peripezie che ho dovuto affrontare per arrivare, del disagio che ho provato per essere l’unico sudato e con i capelli in disordine, vengo catapultato nel magico mondo della moda e delle sfilate. La collezione di Esme Vie è un tripudio di bianco, celeste, rosa e giallo dalle tonalità pacate che assieme alla vita alta e stretta rimandano ad una bellezza senza tempo. Le gonne sono ampie, quei tessuti fluttuano a ritmo di musica, le luci irradiano i volti delle modelle e i flash della stampa le immortalano mentre sfilano. La stampa, quella mi strappa via dal magico mondo in cui ero immerso e mi riporta coi piedi per terra: ero lì, in seconda fila, che mi sbracciavo nel tentativo di portarmi a casa un bel ricordo con l’iPhone che nel frattempo si era raffreddato e aveva cominciato a riprendersi e subito la Stampa tuona “ABBASSA QUEL BRACCIO! ABBASSALO!”. Bene, enorme figuraccia. Ritiro il braccio. Non fa niente, nessuno ci avrà fatto caso. Di nuovo quel bianco, quel rosa e quel giallo mi riportano nel mio mondo. In una manciata di minuti la sfilata si conclude, le luci si spengono e mentre tutti si alzano in piedi per uscire, io rimango ancora qualche secondo seduto ad assaporare la scena e a sognare: magari, fra qualche anno, sarò dietro le quinte in preda ad un attacco d’ansia nella speranza che la mia collezione venga apprezzata dal pubblico e dalla stampa. Poi mi alzo, mi guardo ancora un po’ intorno ed esco. La sfilata di Esme Vie è stata stupenda, quei colori e quelle linee mi hanno fatto impazzire… unica pecca, penso, la ripetizione dello stesso abito in tonalità diverse. Ma non importa, ho una foto mezza sfocata come ricordo e un’eccitazione addosso incredibile. Voglio far parte di questo mondo.

defaultimage

© riproduzione riservata