di Matteo Mammoli

 

Sarà perché da secoli la città meneghina detta al mondo intero le regole della moda, sarà per i negozi di design che sono a tutti gli effetti showroom da visitare, sarà per i palazzi eleganti sparsi ovunque, fatto sta che qui a Milano pure il quartiere cinese è attraversato dal dolce vento glamour che ingentilisce cose, persone e sciure*. Passeggiando in zona Garibaldi-Monumentale, lasciandosi alle spalle il nuovissimo quartier generale di Microsoft e della fondazione Giangiacomo Feltrinelli, si fa subito ingresso in via Paolo Sarpi. Le tipiche lanterne rosse ci suggeriscono che siamo a Chinatown.

© Foto di Matteo Mammoli

L’area è pedonale e pulitissima, tra le persone che la frequentano ci sono gli esponenti più rappresentativi del panorama hipster milanese. Tra negozi che vendono bubble tea – la bevanda taiwanese a base di tè e latte che sta spopolando ovunque nel mondo –, supermercati etnici – qui il più grande d’Italia, si chiama Kathay – e negozi di vestiti e parrucche colorate, si trovano, ovviamente, numerosi ristoranti di cucina cinese. Molti, con pareti bianche luminescenti e interni curati, hanno assimilato lo stile minimal che impera in città, nel rispetto dei dettami del design contemporaneo.

Tra questi figura Ravioleria Sarpi, che dal 2015 allieta le passeggiate di milanesi e non con soste mangerecce gourmet. Non è un ristorante, ma una cucina con finestra su strada. È  l’espressione più tipica dello street food in salsa cinese – di soia per la precisione. La specialità della casa sono chiaramente i ravioli, rigorosamente preparati sul momento, gustabili in quattro varianti: ripieni di manzo e porro, maiale e porro, gamberi o verdure. La pasta esterna è morbida e trattiene tutti i gustosi succhi del ripieno. Le lunghe file per averli lasciano intendere che ne vale la pena (anche il costo lo è: 4 ravioli per 2,50€). Si possono anche acquistare crudi, da preparare a casa, 8 a 4,50€. Ai più attenti alla salute e alla qualità dei prodotti farà piacere sapere che tutti gli ingredienti sono bio e a chilometro zero.

Altra pietanza degna di nota è la crèpe, ripiena (molto ripiena) di una frittella e di un misto di carne di manzo e maiale, porro e coriandolo. Poi la tempura mista (di verdure e gamberoni, non troppo oleosa e pesante) servita in cartoccio e da mangiare calda e croccante sul momento, come del resto tutti gli altri piatti.

Passeggiare in Sarpi è dunque caldamente consigliato. Lo è ancor di più fermarsi ad assaporare cibi nuovi, buoni e di qualità. Un’occasione in più per entrare in contatto con un’altra cultura, rispettando – s’intende – il dogma del buon milanese: mai rinunciare allo stile.

 

*sciura: tipica signora milanese

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