Se avete un account Twitter, non potete non sapere che ieri le parole Gucci e Armine erano tra le prime dieci tendenze della piattaforma, subito dopo l’hashtag “Chiara Ferragni” per il suo post contro l’omofobia. Se non avete Twitter, ci pensiamo noi ad aggiornarvi sul body shaming 2.0.

Armine Gucci

La modella Armine Harutyunyan – Credit: @deararmine Instagram

Il body shaming: un problema centenario

Non rientrare in un certo prototipo di bellezza spesso significa essere scherniti e pressati per diventare ciò che non si è.
Il body shaming – l’atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico – probabilmente esiste da quando è nato il mondo. Per esempio, già durante il Rinascimento, Agnolo Firenzuola descriveva quali fossero i canoni di bellezza dell’epoca e come le donne seguissero delle “ricette” per assomigliare a quel modello. Ecco un estratto del suo trattato “Dialogo delle bellezze delle donne”:

“La donna, per essere definita bella, deve avere: capelli folti, lunghi e di un biondo caldo che si avvicini al bruno; la pelle deve essere lucente e chiara, gli occhi scuri, grandi ed espressivi, con un tocco di azzurro nel bianco della cornea; il naso non aquilino; bocca piccola, ma carnosa; mento rotondo con la fossetta; collo tornito e piuttosto lungo; spalle larghe, petto turgido dalle linee delicate; mani grandi, grassocce e morbide; gambe lunghe e piedi piccoli”.

Da allora sino ad oggi i riferimenti estetici sono cambiati più volte, ma rientrare nella descrizione “del momento” risulta difficile oggi come allora.
A differenza dei secoli scorsi, però, oggi sfuggire alle critiche è quasi impossibile grazie ai social network. Il body shaming 2.0 è quello che avviene sui canali virtuali ed è più implacabile e tagliente che mai.

Armine e le 100 donne più belle del mondo

Viso leggermente asimmetrico, sopracciglia folte e nere, orecchie un po’ a sventola e naso importante. Questa è Armine Harutyunyan, una modella di 23 anni che ha debuttato nel mondo delle sfilate un anno fa, durante la Milano Fashion Week. Per l’esattezza, Armine ha sfilato per la collezione SS20 di Gucci ed è anche diventata volto della campagna del brand.
“Il mio primo show in assoluto ed è per Gucci. Come un sogno. Grazie mille per questo incedibile show di cui sono felice di aver fatto parte“, scriveva entusiasta la giovane modella sul suo Instagram.

Armine Gucci

Armine alla sfilata di Gucci – Credit: @deararmine Instagram

Dopo quasi un anno, Armine è stata inserita nell’elenco delle 100 donne più belle del mondo. Tanto è bastato a scatenare un ciclone di haters. “Brutta” è stata la definizione più gentile che le è stata rivolta online. C’è chi l’ha definita “cesso a pedali”, “inadatta per lavorare nella moda” e chi persino si è spinto a creare un meme con la sua foto, aggiungendo la didascalia “voi ci uscireste a cena?”.
Ovviamente, questo evento ha scatenato un dibattito sulla bellezza e sui criteri che la definiscono, dentro e fuori il mondo della moda.

La bellezza dentro e fuori la moda

Innanzitutto, bisogna necessariamente chiarire che nel mondo della moda esistono diversi generi di bellezza. C’è quella convenzionale, fatta di tratti armonici che risultano indubbiamente belli. E poi c’è quella particolare e alternativa, che nella moda è utilizzata soprattutto negli shooting di haute couture e in alcune campagne pubblicitarie.
Ad esempio, Gucci punta sempre di più su quest’ultima, dalla campagna per rossetti con il “sorriso imperfetto” della modella Dani Miller alla scelta di una modella con la sindrome di Down per Gucci Beauty.

armine gucci

Credit: Gucci Beauty Instagram

Che sia fatto per reale inclusività o per strategia di marketing, la body positivity è ormai sdoganata nella moda. Ma allora perché non lo è nella vita reale? Al di fuori delle pagine patinate delle riviste modaiole, le imperfezioni non sono accettate e, ancor più grave, sono derise.
Non bisogna essere ipocriti: come esiste il bello, esiste anche il brutto e, se tutti hanno diritto ad un’opinione, nessuno ha il diritto di giudicare.

Saranno in pochi a dire che Armine Harutyunyanè bella, e va bene così. Non va bene, però, creare meme offensivi e scendere nella volgarità, invece che dire semplicemente “non mi piace”. La giovane modella non rientra nei canoni estetici moderni, ma allora dovrebbe rifarsi il naso solo per appagare il senso estetico altrui? Chi lo dice che dobbiamo avere tutti lo stesso naso, le stesse labbra, gli stessi zigomi?

Infatti, per 99 persone che non la troveranno bella, ci sarà sempre una che invece sarà colpita dai suoi tratti non convenzionali e che troverà del fascino nella sua asimmetria e nel suo sguardo.
E per qualcuno Armine è già bella, anzi, è tra le 100 donne più belle del mondo, che voi siate d’accordo o no.

Photo Credit immagine di copertina: @deararmine Instagram
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