Quando si tratta di moda le parole essenziali sono innovare, stupire, affascinare. Però  quando si parla di moda non si tratta solamente degli abiti che vediamo sfilare nelle “cat-walks”, ma anche e soprattutto dell’idee, dei concetti e degli show organizzati per i grandi eventi. Lo spettacolo deve attirare la nostra attenzione, altrimenti è solo una sfilata in più nella lista delle fashion weeks. E ovviamente la location è una grande carta vincente.

Gucci, la casa di moda fiorentina, avrebbe voluto fare una sfilata di moda sull’Acropoli di Atene. Appunto, avrebbe voluto.

Secondo quanto riporta la stampa ellenica, il marchio italiano nei scorsi giorni aveva proposto al Consiglio Archeologico Centrale, Kentrikou Archaiologhikou Symbouliu (KAS), l’uso del simbolo più importante del Paese come palcoscenico per una sfilata di quindici minuti che si sarebbe svolta in giugno, in cambio di 2 milioni di euro distribuiti nell’arco di cinque anni, finanziando così lavori di restauro o altri progetti del genere stabiliti dalle autorità greche. La stampa ellenica aveva parlato di altri milioni offerti per i diritti a girare e promuovere in giro per il mondo il filmato della passerella. Anche se di soldi, dice la società fiorentina, non si era ancora parlato in questa fase dell’operazione.

La richiesta della casa di moda è arrivata nei giorni scorsi sul tavolo del KAS con un’offerta difficile da rifiutare, visto lo stato economico in cui si trova il Paese. Ma la Grecia, paese salvato dal default e strozzato dai debiti con la Ue, ha detto di ‘no’ a Gucci: “Il valore e il carattere dell’Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo poiché tali monumenti sono simboli di civiltà e fanno parte del patrimonio UNESCO. […] Il Partenone e l’Acropoli non hanno bisogno di pubblicità. Non ci sarebbero stati benefici da questo evento. Il punto è che non vogliamo sminuire un simbolo culturale piazzandoci davanti un palco, perché il protagonista principale sarebbe stato la sfilata, e non l’Acropoli.” ha dichiarato Dimitris Pantermalis, direttore del Museo dove sono ospitati i resti del fregio del tempio antico e le Cariatidi.

Nonostante la necessità di ridurre il debito pubblico e la crisi economica, le autorità greche si dimostrano quindi decise a non “vendere” la propria storia e cultura. Certo, la cultura e la storia di un paese non hanno prezzo – questo gli italiani lo sanno benissimo – ma rifiutare una proposta così (oltre ai 2 milioni di euro, sarebbero pagati altri 50 milioni per i diritti televisivi e 30 milioni per la pubblicità) ci sembra una scelta abbastanza discutibile, un po’ di snobismo e troppo ideologismo si nascondono dietro la scelta del KAS, vista la situazione attuale in cui versa il Paese. Ma nonostante questo, Atene, al settimo anno di una crisi economica che si è mangiata il 25% del Pil, rifiuta orgogliosamente i soldi offerti da Gucci per consentire una sfilata di moda di un quarto d’ora sull’Acropoli.

Vogliamo ricordare però che nel 1951 il marchio di Haute Couture francese Dior realizzò una sfilata usando proprio lo stesso sfondo, e che anche i marchi Coca-Cola, Lufthansa e Verizon  l’hanno già sfruttata per fine commerciali.

Riassunto: poveri sì, ma non abbastanza da mettere in vendita l’essenza del paese. Non oggi, almeno.

Comunque se Atene rifiuta, la nostra Agrigento, invece, si fa avanti. Come l’Acropoli di Atene anche l’area archeologica della Sicilia, caratterizzata da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico, è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità redatta dall’Unesco. “Penso che la Valle dei Templi, scelta per altri eventi privati di carattere internazionale, possa essere uno scenario anche più suggestivo dal punto di vista della qualità dell’immagine e della resa pubblicitaria.” afferma il sindaco della città, Calogeno Firetto.

“Per Agrigento e per Gucci — conclude Firetto — sarebbe un’opportunità. Il reciproco vantaggio è abbastanza ovvio; inoltre la nota casa di moda potrebbe rispettare il suo intendimento di realizzare una sfilata tra i templi greci, in un luogo magico. L’orgoglio verso il nostro passato si esprime ogni giorno in un paesaggio vivo e non imbalsamato, pronto ad accogliere tutto ciò che rappresenta la cultura contemporanea ad alti livelli, in Italia e nel mondo”.

Il no della Grecia, alla fine, può trasformarsi in un’ottima occasione per gli italiani di mescolare due importanti realtà dell’identità nazionale, ovvero, la bellezza che viene creata, la moda, e quella che già si possiede, i siti archeologici. Una stupenda opportunità in grado di unire cultura, arte e moda per quindici minuti, che però resteranno per sempre nella storia del nostro Paese.

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