La scorsa settimana si è celebrato a Londra l’opening del primo flagship store al mondo dal concept 3D, che grazie alla tecnologia robot con filamenti “Reflow” ha permesso di ricreare uno spazio interamente arredato con rifiuti plastici riciclati.

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L’idea nasce da un’ispirazione di Paolo Zilli, senior associate di Zaha Hadid, per Bottletop. Il luxury brand britannico dal design pregiato, si distingue per l’utilizzo di nuovi materiali e tecniche sostenibili provenienti da diverse culture. La collaborazione cross-cultural con Kenya, Brasile e tante altre realtà, rappresenta il fulcro della filosofia di Bottletop che va a sostegno degli artigiani dei Paesi in via di sviluppo e delle fondazioni di beneficenza per finanziare progetti educativi.

Così i valori di eticità e responsabilità ambientale del brand hanno portato allo sviluppo di uno store in linea con la cultura sostenibile, nel cuore vibrante di una delle metropoli più all’avanguardia di sempre.

Dalle vetrine è possibile scorgere i robot Kuka, che resteranno in store per un periodo limitato di tempo, in grado di stampare sul momento ciondoli e portachiavi di filamenti “Reflow”. Varcata la soglia d’ingresso, verrete immersi in uno spazio unico e tridimensionale ricavato da 60.000 bottiglie di plastica riciclata.

Photo Credit: 3Dprint.com

Tutto questo è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Krause Architects e AI Build, due aziende leader della tecnologia del futuro.

Gli accessori di lusso – principlamente clutches, maxi-bags e zainetti – si caratterizzano per l’impiego di linguette delle lattine riciclate che si intrecciano e alternano alle morbide fodere in pelle, metallo e altri materiali riciclati: il risultato è ammirevole ed originale!

Photo Credit: inhabitat.com

Martedì 5 dicembre, in occasione dell’evento di apertura sono giunti a 84 Regent Street tantissimi curiosi e ospiti internazionali, come Livia Firth, Carmen Busquets e l’attrice Coco König.

Il nuovo flasgship store di Bottletop è riuscito a conquistarsi un importante primato e la portata rivoluzionaria di tale novità ha aperto uno spiraglio di luce su uno dei temi che più si recriminano ai luxury brands: gli sprechi.

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