È il potere del dio denaro, secondo i più superficiali, a regolare l’inevitabile destino che da sempre lega arte e moda, ma è forse maturato il momento di domandarsi effettivamente: “Se non ci fosse la moda, l’arte oggi che fine farebbe?”.

Non sappiamo da dove abbia origine la bellezza delle cose, di cui ci accorgiamo solo quando sta per svanire, e troppo spesso finiamo per tradurre mecenatismo, riconoscenza, amore per la città e per la cultura, come mere e strategiche operazioni di marketing. Ma forse le case di moda sono davvero spinte dal bisogno di rendere eterna la bellezza; il loro è un dovere morale nei confronti di uno sconfinato patrimonio artistico sempre più fragile ed effimero, come abbiamo visto dopo l’incendio di Notre-Dame.

Bulgari riporta in vita la Collezione Torlonia a Roma

“Bulgari sostiene da tempo molti progetti, ma questo è il più importante”. Con queste parole Jean-Christophe Babin, amministratore delegato di Bulgari, ha informato il pubblico dell’impegno che il marchio di lusso (di proprietà del gruppo LVMH) ha preso per sostenere il restauro di 96 delle 620 statue che compongono la Collezione Torlonia. Questa è una delle più importanti collezioni private di arte al mondo e solo l’ennesima opera di mecenatismo finanziata da Bulgari a Roma, dopo il recente restauro della Scalinata di Trinità dei Monti (2014), delle Terme di Caracalla (2016) e dell’area sacra di Largo Argentina a Roma.

“Per noi è ancora una volta un modo per restituire a Roma l’ispirazione quotidiana che ci dona e si ritrova nei nostri gioielli. Magari, in futuro, potremmo pensare a una mostra che unisca le statue e l’arte antica ai nostri gioielli; dall’altra parte i gioielli dell’Antica Roma erano molto importanti” – Jean-Christophe Babin.

Questi 96 eccezionali marmi della collezione Torlonia saranno poi esposti all’interno della mostra The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces, che verrà inaugurata a Roma il 25 marzo 2020 a Palazzo Caffarelli, la nuova sede dei Musei Capitolini. L’esposizione itinerante è stata progettata per viaggiare ed essere ospitata presso i più importanti musei del mondo e, al suo rientro a Roma, troverà ad accoglierla il Museo Torlonia, uno spazio permanente pensato per mantenere la collezione sempre viva ed aperta al pubblico.
Invece, ancora per qualche giorno (fino al 3 novembre) nella Capitale sarà possibile visitare, all’interno delle prestigiose sale di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, la mostra “Bulgari, la storia, il sogno”, un viaggio tra i gioielli che hanno reso la maison celebre nel mondo.

Non solo Bulgari: il mecenatismo delle case di moda in Italia

“L’obiettivo è quello di restituire al territorio parte di ciò che ha dato all’azienda”. Era apparso quasi come un affronto allo Stato l’annuncio di Diego della Valle, presidente e amministratore delegato del Tod’s Group, il quale si impegnava a sostenere le ingenti spese (oltre 25 milioni di euro) per riportare al suo antico splendore il Colosseo. Invece, questa azione ha mostrato l’irreparabile destino a cui il nostro patrimonio stava andando incontro e come il contributo delle case di moda possa salvarlo.
Tod’s Group, insieme al Fai (Fondo Ambiente Italiano), ha anche promosso il restauro del Colle dell’Infinito a Recanati, l’emblema del genio leopardiano.

Dopo di che, altri grandi nomi del mondo della moda hanno avuto il coraggio di intraprendere progetti volti a tutelare la nostra arte e cultura.
Il Gruppo Prada è stato tra i primi ad aver promosso un’operazione culturale, di mecenatismo e di riqualificazione urbana in un’area trascurata di Milano, con l’apertura della Fondazione Prada; si è inoltre prestato, insieme a Versace, al finanziamento del delicato restauro delle facciate della Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo iconico della città meneghina.
Tra gli altri interventi promossi dal gruppo, si ricorda il lungo restauro del dipinto L’ultima cena del Vasari (gravemente danneggiato dall’alluvione che aveva colpito Firenze nel 1966), che nel 2016 ha consentito di ricollocare il dipinto all’interno del Refettorio di Santa Croce, il suo luogo d’origine. In ultimo, non per importanza, è il dono di un nuovo sipario al Teatro Regio di Torino, nel 2014.

“È nostro dovere rendere omaggio alla città di Roma, che ci ha dato moltissimo ed è parte integrante del patrimonio creativo di Fendi”.

Così Fendi ha dato il via a Fendi for Fountains, finanziando 2,5 milioni di euro per il restauro delle fontane simbolo della città eterna: la Fontana di Trevi (divenuta poi la scenografia della sfilata per festeggiare i 90 anni della maison) e la Fontana dei Quattro Fiumi, oltre ad aver stanziato 1,3 milioni di euro per l’apertura di un centro di studi internazionale dedicato alle opere del Caravaggio, in collaborazione con la Galleria Borghese.

Tutelare il patrimonio artistico che ci circonda significa proteggere la nostra identità, la nostra storia e la nostra memoria; non si tratta solamente di arte o architettura finalizzate a loro stesse, come ha dimostrato Gucci finanziando i lavori per il recupero della Rupe Tarpea a Roma. Il brand italiano ha avviato anche la campagna Gucci Changemakers, in linea con le politiche di salvaguardia del pianeta e di mitigazione climatica, all’interno della quale ha piantumato a Milano 200 alberi per compensare le emissioni di CO2 prodotte dalla sua sfilata SS20, riportando l’attenzione sul nostro patrimonio più grande: il pianeta.

“Il tempo per i discorsi sull’ecologia e sulle prospettive del pianeta è scaduto. Il pianeta ha bisogno di azione. Gucci ha scelto l’azione. Concreta. Immediata” – Marco Bizzarri, Gucci CEO.

La moda che salva l'arte

Photo credit: Instagram Camera Nazionale della Moda

 

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