Oramai sono parecchi mesi che Marchesa, il brand fondato da Georgina Chapman insieme all’amica Keren Craig, è scomparso dai radar delle passerelle e degli eventi di moda.

Fino ad ottobre dello scorso anno tutto sembrava andare magnificamente per l’ex moglie di Harvey Weinstein: aveva come marito uno dei più importanti produttori cinematografici ed era a capo di un brand di moda all’apice del successo. Poi è scoppiato il caso Weinstein e non è stato solo l’impero del marito a crollare.

Per recuperare il favore del pubblico, alla stilista inglese non sono bastate parole di supporto per le vittime, né giurare di non aver mai saputo nulla sulle molestie. D’altronde è difficile separare Marchesa da Weinstein, dal momento che il produttore cinematografico presenziava ad ogni sfilata del marchio, seduto in prima fila vicino ad Anna Wintour.

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Da sinistra a destra: Mandy Moore, Harvey Weinstein, Anna Wintour – Photo Credit: hollywoodreporter.com

Inoltre, si sono rincorse diverse voci su come Weinstein usasse la sua influenza per promuovere il brand della moglie, ad esempio chiedendo alle star dei suoi film di vestire Marchesa durante i red carpet. Infatti, sebbene il marchio fosse nato solo nel 2004 e nonostante Chapman e Craig avessero poca esperienza come designer, l’etichetta di moda divenne presto tra le più gettonate alle premiazioni e alle première.

Nel suo primo anno di vita Marchesa era già sulla bocca di tutti grazie a Renée Zellweger, che arrivò alla première londinese di “Bridget Jones: The Edge of Reason” con un abito corto rosso della Maison. Inoltre, un pubblicista ha rivelato come Sienna Miller, che nel 2006 aveva appena recitato nel film prodotto da Weinstein “Factory Girl“, fosse stata esortata ad indossare un abito di Marchesa ai Golden Globe e che Weinstein “sarebbe stato molto turbato se non lo avesse fatto”. Lo stesso collaboratore ha raccontato anche di quando il produttore disse a Felicity Huffman che non avrebbe finanziato la promozione del film Transamerica, a meno che la donna non avesse indossato Marchesa sul red carpet.

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Da sinistra a destra: Rene Zellweger, Sienna Miller, Felicity Huffman in Marchesa

Questo schema si sarebbe ripetuto più e più volte, portando inevitabilmente ad associare Weinstein al marchio di Georgina Chapman, nonostante l’uomo effettivamente non abbia mai avuto legami di natura economica con Marchesa. Dunque, quando il re di Hollywood è caduto in disgrazia, è stato quasi inevitabile che la sua regina fosse trascinata con lui nella rovinosa caduta.

Dallo scandalo Weinstein, sia Georgina Chapman che Marchesa sono stati ostracizzati da qualsiasi evento cinematografico o di moda. La stilista e la sua business partner Keren Craig sono state le grandi assenti della New York Fashion Week 2018: temendo una reazione avversa da parte dei media, hanno deciso di mostrare nuova collezione esclusivamente online. Nonostante questo debutto in sordina, non sono mancati numerosi commenti negativi contro la stilista lasciati sulla pagina Instagram del brand.

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Alcuni abiti della nuova collezione di Marchesa – Photo Credit: marchesa.com

L’immagine della Chapman e di Marchesa sono state gravemente danneggiate dalle accuse contro Weinstein. L’unica celebrità che ha avuto il coraggio di indossare un abito Marchesa è stata Scarlett Johansson, in occasione dell’ultimo Met Gala. Si parla di coraggio perché oggi vestire uno degli abiti di Georgina Chapman significa esporsi alla gogna mediatica ed essere accusati di tradire il movimento Time’s Up.

Nonostante questo, la Johansson ha scelto un abito rosso degradè di Marchesa per uno degli eventi più attesi dell’anno, diventando la prima attrice a portarne uno dall’alba dello scandalo Weinstein.

Indossavo Marchesa perché i loro abiti fanno sì che le donne si sentano sicure e belle, ed è mio piacere sostenere un marchio creato da due designer femminili incredibilmente talentuose e importanti

ha dichiarato l’attrice ad Entertainment Tonight.

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Photo Credit: nytimes.com

Subito dopo il Met Gala, Anna Wintour ha pubblicato sul numero di giugno di Vogue una lettera che aveva come protagonista Georgina Chapman, affermando di essere assolutamente convinta che la stilista fosse all’oscuro delle spiacevoli vicende che hanno coinvolto il marito:

Incolparla di tutto ciò, come troppi hanno fatto in quest’era di gladiatori digitali, è sbagliato. Credo che non si debba ritenere una persona responsabile delle azioni del proprio partner.”

Ed è così che, quando la barca di Marchesa stava irrimediabilmente affondando, il benestare di Anna Wintour e la scelta di Scarlett Johansson hanno parzialmente salvato la nave dissestata da sette mesi di intemperie.

L’acredine nei confronti dell’ex moglie di Weinstein non si è ancora del tutto placata, ma il prossimo passo in questo cammino di espiazione sarà donare i soldi ricevuti con il divorzio alle associazioni contro la violenza sulle donne.

Questo gesto e il placet della direttrice di Vogue probabilmente riusciranno a risollevare le sorti della Chapman e della sua casa di moda. Tra un anno i media, gli stessi squali che avevano quasi affondato la barca, parleranno della forza di Ms. Chapman e le star indosseranno Marchesa addirittura come simbolo contro Weinstein. Perché a tutti piace prendere parte ad una bella storia di disgrazia, redenzione e rinascita.

 

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