“Le pubblicità con le donne seminude sono una forma di stupro”

Outfit androgeni e accessori maschili rivisitati al femminile sono stati il leitmotiv della sfilata Emporio Armani alla MFW. Tuttavia, la collezione A/I 2020 non è stata l’unica cosa di cui si è parlato dopo la presentazione.
Infatti, dopo la sfilata, Giorgio Armani ha rilasciato come di consueto delle interviste. In una di queste – precisamente a D Repubblica – alla domanda di quali siano le tendenze del momento, lo stilista ha risposto in maniera inaspettatamente veemente:

“Sono stufo di sentirmi chiedere le tendenze del momento. Le tendenze non sono niente, non ci devono essere. La cosa più importante è vestire le donne al meglio oggi evitando il ridicolo, non discutere di ‘cosa va di moda’. Piantiamola di essere succubi di questo sistema”.

Giorgio Armani

Collezione A/I 20 – Credit: @emporioarmani

In effetti, la collezione appena mostrata al pubblico incoraggia la libertà della donna ad esprimersi come meglio crede attraverso l’abbigliamento. Questo vuol dire rompere le barriere di ciò che si può e ciò che non si può indossare, pensando solo a quello che ci fa sentire bene.
Le parole di Re Giorgio possono arrivare all’orecchio di molti come anacronistiche. Viviamo, infatti, in un mondo che ci dice ogni secondo cosa fare e indossare, cosa è in e cosa è out. Bisogna, invece, tener conto delle proprie forme e scegliere in base ad esse, non far rientrare le proprie forme dentro un canone di moda, stile o bellezza.
Oltre a questo messaggio così bello ed importante, Armani ha continuato il suo ‘sfogo’, esprimendo una dura opinione sul mondo della moda e azzardando un paragone forte:

“Si parla di donne stuprate in un angolo. Le donne oggi sono regolarmente stuprate dagli stilisti e mi ci metto anch’io. È indegno quello che succede. Penso a certi manifesti pubblicitari in cui si vedono donne provocanti, seminude. Succede che in molte si sentano obbligate a pensare anche loro di mostrarsi così. Questo per me è uno stupro. Scusate lo sfogo e le parole forti, ma sentivo di doverlo dire”.

Cosa penseranno i suoi colleghi di queste frasi? Difatti, in questo discorso Giorgio Armani ha lanciato una bella stoccata a molti stilisti, che più che pubblicizzare i loro capi, pubblicizzano il corpo che li indossa.
Lo ‘stupro’ di immagine di cui parla lo stilista – visto nell’ottica meno letterale della mercificazione del corpo della donna – è stato fino ad oggi il cavallo di battaglia di molti brand. Potremmo pensare a Calvin Klein ed alcuni potrebbero controbattere che l’intimo non si può pubblicizzare in altra maniera. Eppure, esiste sempre un modo più elegante e meno allusivo, soltanto che ‘non farebbe scalpore’ e dunque venderebbe meno.

Una campagna pubblicitaria di CK – Credit: fashionmagazine.com

“La sfilata si svolgerà a porte chiuse, dati i recenti sviluppi del Coronavirus in Italia”

Alla LFW le face masks sono diventate un vero e proprio trend. In Italia, invece, il Coronavirus non si inserisce indirettamente nella tendenze di moda, ma blocca la Fashion Week.
Dopo Emporio Armani, che ha sfilato il 21 febbraio, la collezione donna A/I Giorgio Armani avrebbe dovuto chiudere in grande stile la Milano Fashion Week.
“Doveva” perché, seppur in programma, il fashion show si è svolto inaspettatamente a porte chiuse. Alla vigilia della sfilata – con il probabile disappunto di influencer pronte a postare selfie e Instagram stories – è stato rilasciato questo comunicato:

“Il signor Armani comunica che la sfilata della collezione Giorgio Armani si svolgerà a porte chiuse, dati i recenti sviluppi del coronavirus in Italia. La sfilata verrà registrata a teatro vuoto, senza stampa e buyer, e verrà trasmessa in streaming. La decisione è stata presa per non esporre ad alcun rischio la salute degli ospiti”.

Giorgio Armani

Sfilata streaming di Armani – Credit: pagina Facebook Giorgio Armani

Questa decisione è stata apprezzata da molti, vista “l’emergenza Coronavirus” che sembra aver colpito il Nord Italia, in particolare la regione Lombardia. Nonostante il gesto lodevole e precauzionale, c’è qualcuno che ha pensato che fosse ‘esagerato’.
Tra questi c’è anche il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, che organizza la MFW. Infatti, Carlo Capasa ha rilasciato delle dichiarazioni ad Ansa, in cui ha tentato di nascondere dietro frasi diplomatiche il suo essere contrariato:

“La decisione del signor Armani di salvaguardare la salute dei suoi ospiti è sicuramente apprezzabile. Tuttavia, al momento non abbiamo notizia di altre scelte di questo tipo né del resto, di casi legati alla settimana della moda. Per quanto riguarda la Camera della Moda abbiamo seguito e continueremo a seguire le istruzioni delle autorità preposte. Speriamo che le misure di attenzione diramate dal Ministero della Salute ed applicate in questi giorni siano state sufficienti”.

Al momento di queste affermazioni, però, Capasa non sapeva ancora che poche ore dopo anche Moncler Genius e Laura Biagiotti avrebbero seguito le orme di Armani. Entrambe le case di moda hanno deciso di chiudere al pubblico l’accesso delle sfilate e trasmetterle in streaming. “La decisione”, si legge, “ è stata presa in seguito all’aggravarsi della situazione relativa al coronavirus nel nostro Paese con il fine di non esporre gli invitati a rischi”.
È rimasto, invece, invariato e aperto a tutti lo show di Dolce&Gabbana, che però sovvenzionerà uno studio di Humanitas University per chiarire le risposte del sistema immunitario al Coronavirus SARS-CoV-2.

Probabilmente il presidente di CNMI si è risentito delle insinuazioni che vorrebbero questa MFW meno affollata del solito e la decisione di Armani non farebbe altro che dare adito a queste voci e spaventare il pubblico.
Capasa ha affermato che “non c’è evidenza che qualcuno sia partito prima, anzi, alle sfilate di questi giorni a Milano c’è più gente che posti”. Eppure, l’impressione avuta da chi frequenta l’evento è che molti abbiano anticipato il ritorno a casa, lasciando la città un giorno prima della fine della Fashion Week.

In tutto questo caos, una cosa appare chiara: c’è un motivo se Giorgio Armani è soprannominato “Re Giorgio” e non è solo per le sue qualità di stilista. Sia che si parli di donne, che di salute, in questi giorni come non mai il designer ha dimostrato capacità di autocritica, sensibilità e attenzione, al contrario dell’ipocrisia generale dietro cui si trincera il mondo della moda.

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