Nato a Palermo da mamma siciliana e padre di origine franco-tunisina, già dalla nascita Alessandro Enriquez era destinato a portare nel mondo la sua visione unica.

Se incappate nella sua pagina Instagram, vedrete tanti colori, sorrisi incorniciati e incredibili ispirazioni fashion. Un piccolo assaggio della personalità spumeggiate di questo designer, il cui percorso di vita e lavorativo rispecchia la sua unicità. Infatti, dopo essersi laureato in Lettere Moderne a Palermo, Enriquez ha viaggiato e vissuto tra Barcellona, Palma di Mallorca e Londra, ultimando infine gli studi in Fashion Design presso la prestigiose scuole di Central Saint Martin a Londra e l’Istituto Marangoni a Milano.

Prendendo ispirazione dal titolo del suo libro pubblicato nel 2012, nel 2014 inizia la sua carriera come stilista con il brand 10X10ANITALIANTHEORY. Nel 2018, invece, nasce l’attuale marchio che porta il suo nome.
Nonostante il cambio di nome, tutte le collezioni di Alessandro sono riconoscibili per lo stile ironico, fresco e divertente, che anima capi casual, così come abiti dal taglio più elegante. Lui racconta di prendere ispirazione dal cliché italiano più riconoscibile e dal concetto di amore, proposto in tutte le sue sfaccettature.

Alla fine, possiamo definire Alessandro Enriquez un artista a tutto tondo, eclettico e polimorfo: è designerscrittore, docente presso l’Istituto Marangoni, lo IED e lo IULM, ed editor di riviste importanti come Elle, Marie Claire, Vogue Bambini e Vogue Sposa.
È anche un food lover, ma di questa passione (acclamata da varie celebrità e social influencers) vi racconterà lui stesso in questa intervista, in cui si respira un nuovo senso della moda e si assapora il gusto dell’italianità.

Nel mondo della moda sei approdato per caso oppure hai sempre saputo che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

Desideravo lavorare nella moda sin da adolescente. Ero attratto dalle riviste, dai vestiti e dagli accessori della mamma e della nonna e mi piaceva spesso ridisegnarli. Era per me inizialmente un gioco, un passatempo. Poi con gli anni – anche se non ho subito iniziato con gli studi in fashion design, ma in Lettere – ho sempre pensato che sarei arrivato nella moda, ma a modo mio: con colore e rumore.

Qual è stato il primo capo che hai creato e per chi?

Considero la Spring-Summer 2014 la mia prima collezione. Per timidezza il brand non portava ancora il mio nome, ma da quella stagione nasce il mio marchio, con tante contaminazioni tra food, fashion, pop art, rivolta estetica e nostalgia italiana. La collezione era dedicata all’Italia.

Da che cosa ti fai ispirare per le tue collezioni?

Amore, Italia, colori, gesti tipici del nostro Paese. Ogni stagione per me è un inno alla nostra terra, che è sempre stata capace di cullarci tra storia e tradizione.

L’ultima collezione estiva del brand Alessandro Enriquez – SS20 NEW EDEN – colpisce subito, è creativa e colorata, ma allo stesso tempo possiede un’estetica vendibile. Se potessimo, ne compreremmo ogni capo. Per uno stilista è difficile trovare un equilibrio tra creatività e vendibilità? 

alessandro enriquez

Alcuni capi della collezione SS20 NEW EDEN – Credit: alessandroenriquez.com

Sì, è un equilibrio abbastanza difficile! Ci vogliono molti compromessi. Sono cosciente che le mie stampe siano molto forti e per questo limito spesso la modellistica per non esagerare. Invece, quando voglio sperimentare, sui cartamodelli scelgo fantasie o tessuti più “tranquilli”.

Qual è il progetto lavorativo (passato o futuro) di cui vai più orgoglioso? 

Alessandro Enriquez, il mio brand!

Quale è la difficoltà maggiore che hai incontrato finora nel tuo lavoro e come l’hai superata?

Se ti occupi della parte creativa è difficile avere a che fare con quella commerciale. Mi ritrovo spesso a dover seguire gli showroom e le vendite in prima persona, perché a molti clienti piace che il designer presenti la collezione. Questo lato, seppur a volte piacevole, per me è un po’ impegnativo e lo considero ogni tanto una difficoltà.

Qual è stata la tua esperienza lavorativa o collaborazione più interessante? E quella più divertente?

Sicuramente le capsule con Swatch sono state per me molto interessanti e mi hanno avvicinato ad un mondo – seppur sempre fashion – nuovo. Le grafiche si legavano alle collezioni e alla mia maniera di vedere la moda. È stato bello vederle al mio polso.

Dopo la pandemia, molti esponenti della moda (come Armani e Anna Wintour) hanno espresso la necessità di trasformare il sistema delle sfilate e quindi delle collezioni: bisogna rallentare la produzione e creare meno collezioni annuali. Cosa ne pensi?

Hanno ragione e anch’io seguirò una filosofia simile. Collezione ridotta, proposta concentrata e comunicazione super efficace.

A proposito di pandemie e lockdown: abbiamo visto che durante la quarantena sei diventato anche un guru Instagram della cucina. Il tuo format Recipe Calling è un vero successo! Non possiamo, quindi, non chiederti quale sia il tuo piatto o cibo preferito e se già è in cantiere un progetto che unisca cucina e moda.

Credit: @alessandroenriquez Instagram

Sono siciliano di madre e franco-tunisino di origine spagnola dal lato paterno. I cibi “contaminati” sono i miei preferiti. Non esiste un piatto preferito, ma una cena preferita nella quale c’è un mix di pietanze. Nel mio caso, si va da quelle siciliane alle tunisine, per stupire sempre tutti. In sintesi: cous cous, caponata e dolci palermitani. La prossima collezione sarà molto “condita”.

Abbiamo nominato Instagram. Sei un designer di successo e ora sappiamo che sei anche un ottimo cuoco; possiamo aggiungere al tuo curriculum anche la dicitura ‘influencer’? 

Certo, adesso lo siamo credo tutti in un certo senso. Io in realtà sono sempre stato a cavallo tra il mondo digital, il mondo del design e quello dell’editoria (ho lavorato per anni per Elle, Marie Claire e Vogue). Prima, però, non tutti lo dicevano apertamente e per questo a volte sono stato giudicato. Per fortuna ho sempre sorriso alle critiche.

Nel tuo lavoro hai conosciuto tantissimi personaggi pubblici. Qual è l’incontro che ti ha stupito di più o di cui hai un ricordo molto positivo? 

Ogni persona ha il suo “bello”. Non capita sicuramente spesso di incontrare le dive di una volta. Forse loro mi hanno emozionato di più, da Ornella Muti a Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Amanda Lear.

Parlando di celebrità, ce ne è una in particolare su cui vorresti vedere indossate le tue creazioni? 

Mi piacerebbe tanto tornare indietro nel tempo per poter dialogare ancora con Franca Sozzani, alla quale chiederei di scegliere un pezzo della collezione.

Finiamo l’intervista con una domanda difficile: chi è oggi Alessandro Enriquez e come e dove ti immagini tra 5 anni?

Oggi sono un creativo con una visione precisa, che ha creato negli anni e che è riuscito a rendersi riconoscibile e “ricordabile”. Tra 5 anni mi piacerebbe ampliare il brand e lavorare su altri progetti in collaborazione con i marchi che più stimo. Con Fiorucci, per esempio.

 

Credit immagine di copertina: Press Office Alessandro Enriquez
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