Da due giorni la tanto attesa pioggia ha dato tregua agli incendi in Australia, che da settimane devastano il Paese. Il fuoco ha provocato la distruzione di circa 10 milioni di ettari di terre, almeno 1400 abitazioni e ucciso diversi civili e quasi un miliardo di animali, tra cui koala, canguri ed ornitorinco.
Dopo questi incendi – dolosi, ma aggravati dalle conseguenze del cambiamento climatico – la strada per far rinascere l’Australia dalla cenere sarà lunga e tortuosa. Fortunatamente, tutto il mondo si sta dimostrando solidale verso gli australiani e gli animali del loro territorio. Tra i vari aiuti per l’Australia, sono intervenuti anche numerosi brand di moda, piccoli e grandi.

Le donazioni dei brand di moda in numeri

Nicole Kidman, il marito Keith Urban, Selena Gomez, Leonardo Di Caprio e i fratelli Hemsworth sono solo alcune delle celebrità che hanno fatto delle cospicue donazioni a vari enti australiani. La modella australiana Elle Macpherson devolverà i guadagni del suo brand Welle.co ai vigili del fuoco, silenziosi eroi che combattano le fiamme da settimane, così come altri marchi locali che hanno aderito all’iniziativa di donare alla NSW Rural Fire Service il 100% dei profitti delle vendite realizzate tra il 5 e il 12 gennaio.

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In aiuto dell’Australia sono intervenuti anche i gruppi di moda internazionali PVH e KeringPVH – compagnia statunitense che controlla importanti brand come Tommy Hilfiger e Calvin Klein – ha comunicato che devolverà 145 mila dollari australiani (circa 90 mila euro) al ‘Fondo australiano per i disastri e il recupero’ della Croce Rossa.

Kering, uno dei più importanti gruppi di moda, ha donato un milione di dollari australiani (circa 690 mila euro), da dividere tra diverse organizzazioni locali. Il Gruppo – proprietario di griffe di lusso come Gucci, YSL e Alexander McQueen – ha dichiarato che a questa donazione seguiranno programmi di riforestazione e biodiversità ed iniziative dei singoli brand per aiutare ulteriormente l’Australia.

I koala firmati Balenciaga per l’Australia

Il primo marchio di moda a lanciare un’iniziativa “pro-Australia” è stato Balenciaga, che dal 13 gennaio ha messo in vendita online una linea di capi molto particolare. I protagonisti di questi capi sono i koala, uno dei simboli del Paese e purtroppo anche di questa tragedia, il cui tenero disegno campeggia al centro di t-shirt e felpe bianche unisex in cotone biologico.

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La t-shirt e la felpa costano rispettivamente 350 e 590 euro ed entrambi sono disponibili in pre-ordine e saranno spediti a fine marzo. Il 100% del ricavato della loro vendita sarà devoluto alle organizzazioni locali selezionate dal gruppo Kering.

I prezzi di questa linea sono proibitivi per la maggior parte dei consumatori, ma chi li comprerà farà sicuramente una scelta di stile e soprattutto di cuore!

La moda corre in aiuto dell’Australia…ma forse non corre abbastanza

Quando si parla di arte e storia, la moda interviene spesso in loro difesa con cospicue donazioni. Ad esempio, qualche anno fa Tod’s ha destinato 25 milioni di euro al restauro del Colosseo, mentre recentemente Bulgari ha finanziato il restauro di 96 marmi della collezione Torlonia.

Ad aprile, al grido di “ricostruiamo Notre-Dame“, il gruppo L’Oreal e quello LVMH hanno destinato 200 milioni di euro ciascuno al rifacimento della Cattedrale bruciata. Anche Francois Pinault, proprietario del gruppo Kering, ha mostrato tutto il suo supporto con un’altra incredibile donazione da 100 milioni di euro.

I grandi nomi della moda, dunque, sono abituati ad impegnarsi in lavori di restauro e ad investirci cifre ‘da capogiro’. Eppure, sembra che quando si parla di cause umanitarie gli stessi brand usino due pesi e due misure, come si evince confrontando le cifre donate per l’incendio di Notre-Dame e quelle per gli incendi in Australia.

Partendo dal presupposto che ogni donazione, anche la più piccola, sia un grande aiuto, a volte si può e si deve fare di più. E se donare 100 milioni per l’Australia sembra esagerato, anche donare meno di un milione lo sembra in senso opposto. Ci possiamo solo augurare che questo sia l’inizio di tante altre donazioni, perché l’arte non è l’unica cosa di cui vada preservato il valore e in cui vale la pena investire.

 

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