Voglia di capuccino? O forse di una gustosa carbonara? Avremmo scommesso che fossero questi i sogni più reconditi degli italiani in quarantena… e avremmo perso ogni centesimo.

Infatti, il 18 maggio gli italiani hanno svelato il loro vero desiderio: fare compere. Lo dimostrano le lunghe file fuori dai negozi registrate negli ultimi giorni. Lo shopping di fase 2 fa quasi più gola del tanto agognato appuntamento dal parrucchiere.

File, file e ancora file fuori dai negozi

Dopo più di due mesi di lockdown, IKEA, Zara e tante altre grandi catene hanno riaperto le loro porte secondo le norme di sicurezza imposte dall’emergenza Coronavirus.
Il primo giorno di riapertura da nord a sud si sono viste lunghe file fuori da IKEA. Nonostante il caldo, a Corsico, vicino Milano, si sono presentate più di tremila persone, a cui gli steward hanno distribuito guanti e bottiglie d’acqua. Lo stesso è accaduto nel punti vendita di Roma, come quello ad Anagnina.

Zara

Credit: Garry Knight via flikr.com

Code non invidiabili anche da Zara. In Francia, fuori gli store della catena si è assistito a code anche di un chilometro, dove non sempre veniva rispettato il distanziamento o l’uso della mascherina. La stessa cosa è accaduta questo lunedì nei punti vendita italiani.
Attese anche fuori la Rinascente e HM, con manipoli di persone presenti già molto prima dell’orario di apertura.

Insomma, non si sa dove ci sia da fare più fila: se la mattina per entrare nella metro di Roma o fuori dalle grandi catene di shopping!

Il low cost e il fast fashion vincono sempre

E quindi, qual è il problema se la gente vuole fare compere? Nessuno.
Anzi, è auspicabile che l’economia riparta, sia quella delle grandi sia quella delle piccole aziende, salvaguardando così numerosi posti di lavoro.
Il problema è l’incoerenza. Se Armani auspica un ritorno al lusso consapevole, Anna Wintour parla di sostenibilità e meno sprechi. Ma i consumatori che ne pensano?

Durante la quarantena si è parlato tanto di ripartire come persone – e compratori – migliori. Abbiamo visto cosa significa vivere “come in una gabbia”, abbiamo assistito alla natura che si riprendeva i suoi spazi e ci siamo commossi guardando quelle immagini. Abbiamo giurato a noi stessi e sui social che dopo la pandemia avremmo rispettato di più il nostro pianeta. Eppure, questa riapertura ha evidenziato come “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare (di offerte – ndr)”!

Zara

Un negozio di Zara a Brussels – Credit: commons.wikimedia.org

I clienti hanno preferito grandi catene e negozi di low cost alle piccole imprese e alle proposte di eco-fashion. Questo accade probabilmente perché i grandi esercizi commerciali possono offrire prezzi più competitivi, nonché una scelta più ampia.
Dunque, nonostante gli slogan da leoni degli ultimi mesi, appena se ne è avuta la possibilità, siamo tornati ad essere pecore; l’unica differenza è che ora tra una pecora e l’altra ci deve essere almeno un metro di distanza.

Sorge spontanea la domanda: potremmo mai essere consumatori migliori e, se sì, come?

Zara o non Zara? Questo è il dilemma!

Sembra che non esista il momento adatto per virare sullo shopping più sostenibile, aiutando la Terra a respirare di nuovo ed essere più pulita.

Ma così come Roma non è stata costruita in un giorno, neanche noi possiamo pretendere di cambiare repentinamente le nostri abitudini di vita. La chiave del cambiamento – nella moda, così come nella vita – è porsi degli obiettivi realistici.

Non bisogna scegliere tra una grande catena e un piccolo esercizio commerciale. La cosa migliore è cercare di trovare il giusto equilibrio, acquistando prodotti del fast fashion, senza escludere la possibilità di andare in piccole boutique per capi più artigianali (e di qualità). Inoltre, da Zara o HM sarebbe preferibile cercare prima qualcosa tra le loro collezioni green.

Capi della linea Conscious di HM – Credit: hm.com

Infatti, Join Life è la linea di Zara che si avvale di nuove tecnologie e materiali, introducendo così pratiche più sostenibili nella catena di approvvigionamento.
Conscious, invece, è il nome della linea di HM, che è stata la prima a creare un ramo ecosostenibile tra le sue proposte. La sua nuova collezione per l’estate 2020 è stata creata a partire da poliestere e taffetà riciclato e cotone biologico al 100%; persino le decorazioni sono in vetro riciclato, come le perline sui sandali. Nella collezione è presente anche una borsa realizzata in wineleather, materiale made in Italy, innovativo e vegano, ricavato dagli scarti dell’uva.

I consumatori hanno un grande potere e una grande responsabilità. Con degli acquisti più oculati si possono sostenere le piccole imprese e mandare dei messaggi anche alle catene di fast fashion, convertendo pian piano loro e noi stessi allo slow eco-fashion.

 

Credit immagine di copertina: unsplash.com
© riproduzione riservata