Il 2019 riassunto in pillole di moda

Il 2019 è agli sgoccioli e anche per la moda è tempo di bilanci.
Quest’anno si è aperto “con il botto” dopo l’annuncio, all’inizio di gennaio, dello stilista Raf Simons, che ha lasciato il suo ruolo di direttore creativo per Calvin Klein (otto mesi prima il termine del contratto); mentre il “Capitan America” della moda, Tom Ford, nel ruolo di neopresidente del Council of Fashion Designers of America ha stravolto il calendario della New York Fashion Week facendo parlare tutto il mondo della “Rivoluzione Ford”.

Dopodiché, Karl Lagerfeld, il Kaiser della moda, ci ha lasciato a febbraio all’età di 85 anni e il suo vuoto da Chanel è stato colmato da Virgine Viard, sua storica collaboratrice; oltreoceano, invece, la direttrice di Vogue Anna Wintour continua a dettar legge (di moda) e lo scorso 3 novembre ha spento 70 candeline.

collaborazioni moda

Anna Wintour e Karl Lagerfeld – Credit: vogue.it

Ma certamente, parlando di moda e di tendenze, non si può non definire il 2019 come l’anno delle novità e dei grandi ritorni.
In un momento in cui la moda profuma di heritage, le più importanti maison hanno saputo mettere mano ai loro archivi, rispolverando la storia e riproponendo le grandi icone di sempre. Fendi ha festeggiato i 22 anni della storica Baguette (“This is not a bag. This is a Baguette”) e Dior e Chanel hanno riportato alla luce uno dei modelli di calzature più amati dalle donne, le slingback.
Nel mentre, Milano ha vissuto uno dei momenti più iconici nella storia della moda: il ritorno in passerella di Jennifer Lopez, che ha sfilato per Versace indossando l’iconico Jungle Dress, il vestito che 20 anni fa fece nascere Google Immagini e che nel 2019 ha fatto letteralmente impazzire Instagram.

Inoltre, moda e arte hanno saputo raccontarsi a favore della cultura con mostre che ci hanno permesso di fare il giro del mondo: dalla retrospettiva su Dior a quella dedicata alla minigonna di Mary Quant, passando per le scarpe di Manolo Blahnik esposte tra i dipinti della Wallace Collection a Londra.
A Madrid i capolavori di Cristóbal Balenciaga hanno incontrato l’arte della pittura spagnola; e se Hermès e Vuitton hanno portato in scena la maestria degli artigiani francesi, Vivienne Westwood e Thierry Mugler ci hanno permesso di sognare tra le loro creazioni visionarie.

Il 2019 e il fenomeno delle Co-lab

Ma per cosa verrà ricordato questo 2019? Parlando di tendenze, sicuramente la parola più cliccata e chiacchierata dell’anno è co-lab, una sigla che in sé racchiude una vera e propria strategia fatta di moda, marketing e comunicazione.

Le co-lab, volgarmente traducibili in ‘collaborazioni’, sono in assoluto il fenomeno che più di tutti ha caratterizzato la moda del 2019. Ma perché nascono queste col-laborazioni? Quali sono i reali motivi che spingono brand e stilisti affermati a collaborare insieme?

Sarebbe bello continuare a credere alla favola che tutti ci raccontano, quella che parla di democratizzazione e di desiderio di dare a tutti la possibilità di acquistare un prodotto disegnato da un prestigioso stilista a un prezzo irrisorio.
I reali motivi che si nascondono dietro queste collaborazioni tra acclamati stilisti e aziende di fast fashion sono – come accade dall’alba dei tempi – denaro e fama.
La parte più triste della storia è che siamo noi stessi, con il nostro bisogno di possedere e con quella voglia di avere per mostrare al mondo, a diventare i burattini nelle mani di un sistema che non fa altro che guadagnare sui nostri sogni, trasformandoli in realtà commerciali come fossero pacchi di pasta in offerta sugli scaffali del supermercato.

hm x giambattista valli

HM x G. Valli – Photo Credit: HM

La domanda più onesta che dobbiamo farci è se ne vale davvero la pena. È giusto acquistare questi prodotti e diventare schiavi di un sistema?
Dobbiamo tornare ad avere la voglia di conoscere, ad avere quella curiosità, quel desiderio che ci porta a sapere prima di possedere, per evitare di cadere in trappola e diventare “vittime della moda”.
È importante investire nel sapere, studiare, conoscere la storia di una maison, la filosofia e il gusto di un designer prima di comprare, perché la moda è fatta di valori e di storia, prima che di scarpe, borsette e vestiti. Solo così sarà possibile bloccare un sistema che punta solo al profitto.

La moda non ha bisogno di “prostituirsi” per essere di tutti, la moda non è democratica e non può sposare il concetto di consumismo.
La pratica di queste collaborazioni non fa altro che mettere in ridicolo il significato puro del termine, rendendo la moda non più il sogno da raggiungere, ma un bisogno da soddisfare.

Le ultime “Co-Novità”

Questo fenomeno delle collaborazioni è nato intorno al 2004 con il debutto della prima collezione firmata Karl Lagerfeld per H&M. È stata poi la volta di Stella McCartney, Viktor & Rolf, Jimmy Choo, Roberto Cavalli, Versace, Marni.

Prada e Giambattista Valli sono solo alcuni dei nomi di un lungo elenco che a sorpresa nel 2019 hanno sposato questa pratica. Quello che dobbiamo sapere è che se acquistiamo un abito disegnato da Giambattista Valli per H&M non stiamo mettendo nel nostro armadio un abito di Haute Couture; lo stesso discorso vale per le calzature Adidas Superstar firmate Prada e per la linea di accessori Ikea disegnata da Virgil Abloh, entrambe ottime idee commerciali per attirare i consumatori.

A chiudere questo intenso anno di collaborazioni è stato il debutto delle nuove sneakers Dior x Air Jordan, svelate durante la sfilata Dior Uomo pre-fall 2020 tenutasi a Miami (le scarpe saranno disponibili dal prossimo aprile 2020 in alcune boutique selezionate) .

Nonostante il fenomeno delle co-lab sia in continua crescita, le vendite online dei prodotti firmati si stanno scontrando con dei consumatori maturi e sempre più consapevoli, che si sono stancati di sentirsi preda di un sistema che non produce moda, ma promette loro solo false illusioni.

 

Credit immagine di copertina: HM, Adidas, Ikea.
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