La notizia dell’incendio scoppiato nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi ha fatto letteralmente il giro del mondo, rimbalzando su ogni testata giornalistica e su tutti i canali social.

Non si è parlato di molto altro nelle ultime 24 ore e uno dei momenti più sofferti, immortalato da foto e video, è stato quello in cui la guglia è caduta. Il crollo della fleche (la freccia) – così veniva chiamata la guglia alta 45 metri – ha portato via con sé uno dei simboli di riferimento dello skyline parigino.

Anche il tetto – dal telaio in legno di quercia e uno dei più antichi della città – è stato mangiato dalla fiamme, ma l’intervento dei pompieri ha permesso di domare il fuoco e risparmiare il resto della Cattedrale, tra cui anche le due torri campanarie a pianta rettangolare e la facciata.

Notre-Dame

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Si sono salvate anche la Corona di spine di Cristo, la tunica di San Luigi, altre reliquie e le 16 statue che fino ad una settimana fa ornavano il tetto della Cattedrale, ma che, per un gioco del destino, erano state tolte per essere restaurate.

Sarebbe proprio la restaurazione della Cathédrale métropolitaine Notre-Dame la causa del rogo che l’ha in parte bruciata. Ancora non si sanno con precisione le dinamiche che hanno dato inizio all’incendio, ma esso si sarebbe sviluppato nel sottotetto, nella zona delle impalcature; nel frattempo è stata aperta un’indagine per “disastro colposo”.

La restaurazione di Notre-Dame è iniziata circa un anno fa, ma già da tempo le condizioni della Cattedrale richiedevano un intervento, rimandato più volte per mancanza di fondi. Un anno fa, finalmente, sono stati stanziati dieci milioni di euro, una cifra comunque irrisoria se confrontata ai quasi 150 milioni che ci sarebbero voluti per completare i lavori e che lo Stato francese si sarebbe impegnato ad erogare nei prossimi dieci anni.

I danni causati dall’incendio non sono umanamente ed artisticamente quantificabili, ma richiederanno sicuramente un oneroso intervento, motivo per cui ieri sera Emmanuel Macron si è detto pronto ad organizzare immediatamente il progetto di ricostruzione, lanciando una colletta nazionale a cui si può contribuire andando sul sito della Fondation du patrimoine.

Ricostruiremo la Cattedrale di Notre-Dame tutti insieme“, ha proclamato con fierezza e commozione il Presidente francese alle telecamere, un appello che non è caduto nel vuoto visto che nel giro di poche ore sono stati raccolti più di 600 milioni di euro.

Il sindaco della città, Anne Hidalgo, ha annunciato un contributo di 50 milioni, l’Ile de France, la regione di Parigi, ha stanziato 10 milioni di euro e il gruppo L’Orèal, insieme alla famiglia Bettencourt Meyers e alla Fondazione Bettencourt Schueller, ha deciso di donare 200 milioni di euro.

A contribuire alla maggior parte dei fondi raccolti sono stati due grandi gruppi della moda di lusso francese, Lvmh e Kering, che insieme hanno donato 300 milioni di euro. Il primo a devolvere 100 milioni è stato Francois Pinault, il multimiliardario proprietario del Gruppo Kering (che possiede brand come Gucci, Saint Laurent, Balenciaga e Alexander McQueen), seguito poco dopo dalla famiglia Arnault, a capo del gruppo Lvmh (comprendente Dior, Fendi, Louis Vuitton), che ha deciso di stanziare 200 milioni di euro:

“La famiglia Arnault e il gruppo Lvmh vorrebbero mostrare la loro solidarietà in questo momento di tragedia nazionale e si associano alla ricostruzione di questa straordinaria cattedrale, che è un simbolo della Francia, del suo patrimonio e della sua unità”.

La moda si mette al servizio dell’arte e della Capitale francese per ricostruire e restaurare la Cattedrale in cui Napoleone fu incoronato Imperatore nel 1804. Questo genere di solidarietà non dovrebbe sorprendere, dal momento che non è la prima volta che Bernard Arnault mette a disposizione le sue risorse economiche per il bene di Parigi e la Fondazione Louis Vuitton ne è un esempio.

Il mecenatismo delle case di moda nei confronti dell’arte monumentale non è una novità e anche Roma è stata spesso protagonista di questo tipo di opere: basti pensare al restauro del Colosseo finanziato da Tod’s, a quello della Fontana di Trevi ad opera di Fendi o al recupero della Rupe Tarpea che avverrà prossimamente grazie a Gucci.

Se vogliamo fare un passo indietro nella storia, scopriremo che la Cattedrale era già stata restaurata quasi 200 anni fa grazie ad un altro tipo di opera, un ‘mecenatismo indiretto’. Infatti, fu grazie alle pagine del celebre romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, uscito nel 1831, che Notre-Dame fu riportata in auge e salvata dall’incuria e dal deterioramento.

Intanto oggi, all’alba dell’incendio, il capolavoro di Hugo è balzato ai primi posti dei libri più venduti su Amazon, per riscoprire la Cattedrale attraverso gli occhi di un grande scrittore e della sua travolgente storia:

“Senza dubbio è ancora oggi un maestoso e sublime edificio. Ma, per quanto bella si sia conservata invecchiando, è difficile non sospirare, non indignarsi di fronte al degrado, alle incalcolabili mutilazioni che il tempo e gli uomini hanno inferto a questo venerabile monumento, senza rispetto per Carlo Magno che aveva posato la prima pietra e per Filippo Augusto che aveva posato l’ultima […] Il tempo è cieco, l’uomo è stolto.” – un estratto del libro di V. Hugo.

Patrimonio UNESCO dal 1991 e primo sito turistico di Parigi, ancor di più della Torre Eiffel e del Louvre, la Cathédrale métropolitaine Notre-Dame si prepara già a risorgere dalle sue rovine grazie a queste opere di mecenatismo e ad un particolare e altrettanto prezioso contribuito dei creatori di Assassin’s Creed.

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