Nel pieno della settimana della moda, modelle, designers, giornalisti, influencers e celebrities accendono il capoluogo meneghino. Come il teatro ed il cinema, le sfilate di moda racchiudono chiavi di lettura che leggono il presente, interpretano il passato e rivolgono uno sguardo verso il futuro.

Lasciandoci pervadere dal mood della fashion week italiana raccontiamo oggi gli highlights della storia delle passerelle seguendo passo passo lo sviluppo di questo fenomeno che comprende espressione stilistica, arte, marketing e social media

Per tutto il XIX secolo le presentazioni di moda si svolgevano presso le residenze private o i salotti delle Maison di moda.

Charles Frederick Worth, francese di origine britannica riconosciuto come il primo couturier moderno, presenteva ad una stretta cerchia di clienti dell’élite parigina, e non solo, le proprie nouveautés de mode. Fu il primo a firmare i propri abiti ed a presentare la collezione in anticipo alla stagione.

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Ma dobbiamo attendere gli esordi del ‘900 perché, con l’utilizzo delle mannequins, le passerelle diventino un’esperienza globale assumendo i tratti  dello spettacolo come lo conosciamo oggi.

Tra spettacolo, teatralità e moda, Paul Poiret, discepolo di Worth,  incantava Parigi con abiti orientaleggianti, teatrali ed eccentrici. Nel presentare la propria collezione organizzava vere e proprie feste più che défilé. Così la mise en place si fa più ricercata e la musica si introduce timidamente.

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Si susseguono poi gli anni di Chanel, Elsa Schiapparelli, Balenciaga e Vionnet. Una ventata di freschezza soffia sulle vele della haute couture. Le maisons di moda cominciano a fissare le proprie parades due volte all’anno attirando l’attenzione dei buyers dei departments store americani.

Parigi, incontrastata, è punto nevralgico della creazione mondiale in termini di stile, bellezza, savoir-faire e bon-ton.

Lo scoppio della seconda  guerra mondiale sconvolge il mondo società e la moda. Parigi è occupata dai tedeschi . Gli atelier chiudono, gli uomini sono al fronte e le donne sostituiscono gli uomini nelle industrie. È in un clima così fortemente destabilizzato che nel 1947 Eleonor Lambert, celebre giornalista di moda statunitense, organizza la “Press Week” con l’obiettivo di favorire lo stile a stelle e strisce. Esclusivamente riservata ai giornalisti, la Press Week diventerà l’appuntamento più importante nel calendario della moda.

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In Italia la grande svolta arriva nel 1951 quando Giovanni Giorgini, desideroso di sponsorizzare all’attenzione internazionale l’artigianalità italiana, invita le case di moda italiane a sfilare presso le sale della sua dimora fiorentina di fronte ai buyer internazionali.

Il 12 Febbario 1951 nasceva PITTI. Firenze diventa la piazza internazionale della moda italiana: ricordiamo le sfilate di Pucci, le romane sorelle Fontana e l’esordio di un giovane stilista chiamato Valentino Garavani.

Dagli anni ’60 il format delle pesentazioni di moda cambia radicalmente. E’ l’era della globalizzazione che porta con sé elettrodomestici, automobili ed  il ready-to-wear. Le case di moda si fanno portavoci della cultura giovanile e consumistica. La solennità dell’alta moda fa spazio ad energetiche rappresentazioni in locations inusuali. Mary Quant e André Courrèges furono i primi a volere modelle che si muovessero in passerella libere, fluide e danzanti. La moda si fa più veloce, più moderna e  più vicina alle esigenze della massa.

In questo fervore consumistico, nel 1973 la Chambre Syndacale du Pret-à-porter des  Couturies e du créateurs de Mode trasforma la Press Week americana in un evento di stile e moda chiamata Semaine de la Mode. Nel ’79 la Camera Nazionale Italiana sceglie Milano, capitale dell’industria e del pronto moda, per presentare la prima Settimana della Moda. Nel 1984 il British Council fa di Londra la capitale della moda britannica. Ecco che New York, Londra, Milano e Parigi (sempre in questo ordine) diventano le “Big Four” della moda internazionale. Il calendario della moda veniva organizzato una volta per tutte: due appuntamenti settimanali l’anno ( autunno-inverno e primavera estate) per il prèt-à-porter e l’alta moda, che, è bene mettere in evidenza, sfila sempre per la stagione in corso.

Saranno poi aggiunte le collezioni PRE-FALL E CRUISE a completare gli appuntamenti annuali.

Nel 1984 lo stilista Thierry Mugler organizza presso le Zenit di Parigi consentendo la vendita di parte dei biglietti al pubblico e nel 1994 Yves Saint Laurent, per festeggiare i primi 40 anni di attività, sfila prima della finale dei mondiali di Calcio. Versace, in Italia, conclude una delle sue sfilate più iconiche facendo cantare alle supermodel Naomi Campbell, Christy Turlington, Linda Evangelista e Cindy Crawford Freedom di George Michael.

Al giorno d’oggi le sfilate di moda hanno perso quell’allure teatrale  e “di massa” della seconda parte del novecento. Sebbene continui a contaminare e ad attingere dalla realtà quotidiana, la moda oggi parla attraverso i più vasti canali dell’ informazione digitale. Ogni stagione basta essere online per essere invitati a sfilate di moda che invadono aeroporti, supermercati e giardini botanici. Rimarrà icona la sfilata di Haute fourrure di Fendi presso la Fontana di Trevi nel 2016.

Finché le passerelle di moda saranno in grado di stupire, noi rimarremo lì a guardarle.