Il sale della terra sono i nervosi e Marcel Proust ne À la recherche du temps perdu li definiva ‘coloro che sanno creare capolavori e non altri’ e parlava di quanto il mondo dovrà loro un giorno per quanto essi hanno sofferto per produrlo:

“Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze; ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie.”

Un sognatore timido

“Tu amavi la bellezza, Yves. Non si sa da dove provenga un gusto, un istinto, nessuno te lo insegna; da dovunque veniamo, noi nasciamo con esso.”

Parigi, 30 gennaio 1958: sconosciuto, geniale, inesperto, Yves Mathieu Saint Lurent, poco più che ventenne, fu ritratto sulla scena della moda parigina come l’erede designato di Monsieur Dior, ma  in pochi compresero quanto, su spalle così esili e instabili,  gravava il destino dell’Houte Couture e il futuro dell’intera Francia.

Era nato in Algeria, a Orano, in un mosaico dai mille colori sotto il sole calmo del nord Africa, in una grande casa a tre piani nel quartiere Plateau Saint Michel. Era un bambino attento alle apparenze, a ciò che le ruotava attorno, dalle amicizie influenti agli appuntamenti per il tè consumati tra piccoli vizi e pettegolezzi di moda, teatro e letteratura; era un genio precoce cresciuto sfogliando le riviste di moda acquistate dalla madre Lucienne.

“A partire dalla scuola secondaria ho iniziato a condurre una doppia vita. Da un lato, a casa c’era la gioia e il mondo che sognavo nei miei disegni, scenografia, costumi, teatro; alla scuola cattolica, invece c’erano prove e un mondo da cui ero escluso come un sognatore timido e riflessivo, in cui i miei compagni di classe mi prendevano in giro, mi terrorizzavano e mi picchiavano.”

La bellezza dei suoi disegni, la sua estetica, lo ha portato in Francia a soli 17 anni, dove Michel de Brunhoff, amico del padre e direttore di Vogue Francia, gli aveva suggerito di trasferirsi per studiare all’Ecole de la Chambre syndicale de la couture di Parigi. Dopo soli pochi mesi, colpito dai suoi lavori, lo presentò a Christian Dior, che vedendo i suoi disegni lo assunse per lavorare nel suo studio di Avenue Montaigne.

“Yves Saint Laurent è giovane ma è un talento immenso.” – Christian Dior

Nessuno poteva immaginare che a soli 21 anni Yves Saint Lurent sarebbe divenuto il successore del suo maestro. La prima collezione realizzata per Dior, 178 capi, fu un successo e la sua genialità lo distinse dal suo maestro per rigore, forma e trasparenza. Nacque così la linea Trapez, morbida e leggera, in grado di far scomparire il corpo. Yves fu osannato dalla stampa come il Piccolo principe della moda.

“L’amour fou”: l’amore di due pazzi

Fu opera di Marie Louise Busquet, corrispondente in Francia per Harper’s Bazaar, l’invito a cena a La Cloche d’Or dopo la sfilata, per presentare Yves a Pierre Bergè, un giovane cresciuto a La Rochelle con il sogno di diventare giornalista. Pochi sguardi e a due mesi da quell’incontro i due decisero di andare a vivere insieme.

“Com’era giovane e bello il mattino di Parigi quando ci siamo incontrati! Affrontavi la tua prima battaglia. Quel giorno hai conquistato la gloria e, da allora, non ti ha più lasciato. Era luglio, il sole passava attraverso le foglie degli alberi, la casa era bella e non avevamo soldi. Ci amavamo e il destino ci aspettava. Era la nostra più grande risorsa.” – Pierre Bergè

Yves Saint Laurent

Photo credit: Musée Yves Saint Laurent

Saint Laurent trovava ispirazione dalla strada e dalla gente. Le sue collezioni per Dior avevano risvegliato la moda francese facendolo apparire come un couturier capriccioso e provocatore, lontano dai gusti dalla classica eleganza borghese.

Furono gli eventi, il corso della storia, la Francia e l’Algeria a incrinare i rapporti tra il genio e Dior. Yves, chiamato ad arruolarsi al servizio militare, si fece ricoverare all’ospedale di Val de Grâce per depressione; Marcelle Boussac – proprietario della Maison favorevole alla Francia in Algeria – rescisse all’istante il contratto, sollevando Yves dall’incarico di Direttore Creativo per Dior.

“Fonderemo insieme una casa di moda e tu la gestirai. Forse è questo l’amour fou. L’amore di due pazzi. Eri così sottile, così giovane, così bello, così timido, così luminoso che ho capito di avere ragione, che avevamo ragione che la vita stava per aprirsi davanti a noi. Non sapevo, e neanche tu, quale vita ci aspettasse, di cosa sarebbe stata fatta, ma ero sicuro che l’avremmo vissuta insieme.” – Pierre Bergè

Il debutto da solista 

Era il 29 gennaio 1962 e Yves Saint Laurent si trovava al 30 bis di Rue Spontini a presentare la sua prima collezione personale. La stampa aspettava trepidante il ritorno del Piccolo Principe della moda e le aspettative non furono disattese.

Le sue collezioni erano senza freni, impertinenti e mostravano il suo amore per le donne. Non si serviva di loro, ma si metteva al loro servizio rendendo la moda un fenomeno sociale e proclamando nel 1966 la morte dell’Haute couture e la nascita del prêt a porter, grazie alla linea ‘Saint Laurent Rive Gauche’.

“Le donne Saint Laurent sono uscite da harem, castelli e periferie, corrono per le strade, nelle metropolitane, nei negozi di alimentari.”

Dopo le trasparenze, i primi trench, la Pop Art, il sahariano, gli smoking e i caban, nel 1971 è il momento dello scandalo con la collezione Liberation. Saint Laurent immagina donne che si vestono ispirandosi alla moda di quegli anni segnati dalla guerra, alla Parigi dell’occupazione, proponendo abiti cortissimi, zeppe, spalle squadrate. Una collezione criticata dalla stampa, ma che invaderà rapidamente le strade.

Le sue creazioni, presentate al salone imperiale dell’hotel Inter Continetal dal 1976, hanno saputo evocare i mondi lontani, l’oriente, l’Africa, l’India, i balletti russi e lo hanno reso un dio sullo olimpo della moda.

“Eri tu Yves che come un generale napoleonico ci portavi di vittoria in vittoria. Eri tu, sempre tu, che impegnavi tutte quante le tue forze nella lotta e tornavi con la fronte cinta di alloro. Ah, quelle vittorie come le ho amate. E la gloria, l’ho vista arrivare e ti ha sollevato in alto. Era il tempo dell’audacia, dell’insolenza, era il tempo della nostra giovinezza.” – Pierre Bergè

Il capitolo finale della sua vita

Yves era un genio triste, un essere fragile e malinconico che troppo spesso, come un bambino, aveva bisogno di rifugiarsi in un mondo di illusioni fatto di solitudine, droghe e alcolismo; un mondo che qualcuno potrebbe anche definire meraviglioso, ma che per lui è stato un martirio.

“Sono diventato un mostro! Mi dicevi. Il masochismo con cui avevi giocato con tanta abilità si era vendicato e ha fatto si che ti distruggessi. Eri infantile e non sapevi che il primo a soffrirne saresti stato tu. Anche per questo ti amavo.” – Pierre Bergè

Yves Saint Laurent

Photo credit: Musée Yves Saint Laurent

Il 7 gennaio 2002, con una conferenza Yves Saint Laurent dice addio al lavoro che ha tanto amato.

Scomparso il 1° giugno 2008, a ricordarlo è stato il suo compagno di sempre Pierre Bergè, che ha curato personalmente la vendita di tutte le loro opere d’arte acquistate e conservate in 50 anni di vita insieme, attraverso retrospettive e mostre sul lavoro dello stilista, l’istituzione di una fondazione che porta il suo nome e l’apertura del museo di Parigi e Marrakech. Ma è grazie ad un piccolo volume di lettere scritte e indirizzate al couturier ormai scomparso, che emergere l’amore che li ha legati per sempre.

“Perché ti scrivo tutto questo? Perché è la mia ultima lettera. Potrei continuare per molto tempo ancora, sai Yves, ma a che scopo? Ho creduto che scriverti avrebbe placato il mio dolore, lo ha solo in parte distratto. In fondo queste lettere avevano un solo obiettivo: fare un bilancio, quello della nostra vita. Dire a chi le leggerà chi eri tu, chi eravamo noi. Far emergere i ricordi, dirti quanto tutto sommato, sono stato felice con te, grazie a te; far conoscere, il tuo talento, il tuo gusto, la tua intelligenza, la tua gentilezza, la tua dolcezza, il tuo coraggio, la tua ingenuità, la tua onestà, la tua intransigenza, il tuo rigore. «Le ali da gigante» che ti hanno impedito di camminare.” – Pierre Bergè

Yves Saint Laurent

Photo credit: Musée Yves Saint Laurent

 

Photo Credit Immagine di copertina: Musée Yves Saint Laurent
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