Il Diavolo veste Prada, un film che non sarà mai fuori moda

Il 13 ottobre di 13 anni fa, dopo la première al Festival del Cinema di Venezia nel settembre 2006, usciva in tutti i cinema d’Italia Il Diavolo veste Prada, un film cult che ci ha fatto sognare raccontando gli irriverenti retroscena all’interno del fashion system.

Fu un successo senza precedenti per una “commedia sulla moda”, che riuscì a sbancare al botteghino incassando oltre 326 milioni di dollari (per un costo complessivo di soli 41 milioni).
Il film, diretto da David Frankel (regista di Collateral Beauty e di alcune puntate di Sex and the City) è stato tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, ex assistente personale di Anna Wintour, direttrice di Vogue America.

Ad essere raccontato è un mondo tutt’altro che incantato, nulla a che fare con paillettes e lustrini. Anne Hathaway veste i panni della goffa stagista Andy Sachs, una ragazza priva di stile, che inizia a lavorare per la prestigiosa rivista di moda Runway, diretta da Miranda Priestly, un personaggio ricalcato sull’immagine dell’iconica e temutissima Anna Wintour e interpretata magistralmente dalla pluripremiata Meryl Streep.

Il diavolo veste Prada

Photo credit: 20th Century Fox, The Devil Wears Prada pagina Facebook

Gabbana con una o con due b?, chiede un’ingenua Andy, dimostrando di essere ben lontana dal mondo della moda. Cresciuta con il sogno di diventare una giornalista impegnata per il sociale, si ritrova a correre tutto il giorno per le vie della città, su minuscoli tacchi a spillo, per soddisfare le bizzarre richieste del suo capo, come trovare succulente bistecche griffate Smith & Wollensky, portare caffè di Starbucks, comprare sciarpe di Hermès e gonne Calvin Klein.

Il diavolo veste Prada è la pellicola che, più di ogni altra, ha saputo sdoganare gli stereotipi e raccontare gli inconfessabili retroscena del mondo della moda, diventando una parabola per i moltissimi giovani che almeno una volta nella vita si sono ritrovati nei panni di Andy, pronti a tutto (o quasi) pur di provare a realizzare i loro sogni.

Alcune delle battute più iconiche del film ruotano, ovviamente, intorno al mondo del fashion system. Un indumento o un semplice accessorio alla moda diventano lo spunto per riflessioni più ampie e profonde su questo universo patinato e misterioso.

In particolare, tre battute racchiudono l’essenza de Il diavolo veste Prada:

1. “Ceruleo!”

Fu proprio Meryl Streep – che accettò il ruolo a patto che le si raddoppiasse il budget – a chiedere che non venisse tagliata una delle scene più incisive di tutto il film. Si tratta di un monologo, del tutto inventato ma degno di un corso di laurea in Business History a Stanford, che parte dall’infeltrito golfino color ceruleo indossato da Andy (in principio doveva essere una gonna scozzese di Vivienne Westwood). Questo semplice capo nel film diventa l’occasione per riflettere sulla potenza della multimiliardaria industria della moda.

Il diavolo veste Prada

Photo credit: 20th Century Fox, appalcinema.it

“Tu pensi che questo non abbia niente a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso. Ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent a proporre delle giacche militari color ceruleo. […] e poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori delle proposte della moda; quindi, in effetti, indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba.”

2. “Chanel, hai un disperato bisogno di Chanel!”

È Nigel, il fedele “servitore” di Miranda, a pronunciare questa battuta ad Andy, mentre la trascina nello sbalorditivo guardaroba della rivista per un necessario restyling.

Il diavolo veste Prada

Photo credit: 20th Century Fox, cinematographe.it

Ma quali sono i segreti gelosamente custoditi negli armadi di Runway? Per quanto riguarda i costumi cinematografici, il guardaroba è costato oltre 1 milione di dollari. La maggior parte degli abiti indossati nel film è stata disegnata dalla costumista/stilista americana Patricia Fields, a cui fu data carta bianca, purchè rimanesse al di sotto dei centomila dollari di budget; tutti gli altri capi sono stati noleggiati da diverse case di moda italiane e non.

Se per la materialista Emily Charlton (l’agguerrita assistente di Miranda interpretata da Emily Blunt) Patricia Fields ha scelto abiti di Vivienne Westwood, per il personaggio di Andy ha optato per capi Chanel:

“Dopo aver visto Anne ho subito pensato a lei come a una ragazza Chanel. Ho chiamato la maison e ho esposto la sceneggiatura. Sono stati felici perché volevano vedere il loro marchio indossato da una donna giovane e moderna.”

Indimenticabile la scena dei cappotti e delle borse griffate gettate a raffica da Miranda sulla scrivania di Andy al suo arrivo in redazione. La scena ha richiesto 30 ciak per uscire perfetta e la prima borsa della serie è ovviamente un modello di Prada. Tutti i vestiti indossati da Meryl Streep sono stati battuti all’asta al termine delle riprese e il ricavato devoluto in beneficenza.

Il diavolo veste Prada

Photo credit: 20th Century Fox, The Devil Wears Prada pagina Facebook

3. “Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi”

Benvenuta nel nostro circo! Succede così quando funzioni sul lavoro, fammi sapere quando la tua vita va completamente all’aria, vuol dire che è l’ora della promozione.

Alla fine, arriva il momento in cui ad Andy viene presentato il prezzo da pagare per aver scelto carriera e successo e il prezzo è una vita privata del tutto fallimentare.
Non tutti, però, sono programmati per reagire allo stesso modo e se Miranda Priestly, alle prese con l’ennesimo divorzio, si getta nel lavoro, Andy rinuncia a tutto pur di ritornare a vivere la sua vita. Ed è così che, con ancora indosso uno dei suoi eleganti outfit, getta il cellulare da assistente in una fontana e va via, pronta a cercare nuove strade per realizzare i suoi sogni.

Il diavolo veste Prada

Photo Credit: 20th Century Fox, Yahoo.com

Se vi sentite nostalgici, non è mai troppo tardi per sperare in un sequel del film; nel frattempo, però, potete consolarvi con il revival musicale, che approderà a Chicago nel 2020.

 

Photo credit immagine di copertina: 20th Century Fox, The Devil Wears Prada pagina Facebook
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