L’ultimo numero di Vogue Italia – che mostra sulla cover la supermodella Gigi Hadid – ha suscitato molte polemiche. Con l’ausilio del make up e del photoshop, infatti, la fisionomia e il colore della pelle della modella sono stati cambiati a tal punto che molti l’hanno definita irriconoscibile.

Ad immortalare lo scatto è stato Steven Klein, che non è nuovo all’uso di questo stile sui suoi set fotografici. Sempre suoi sono, infatti, dei precedenti servizi usciti su Vogue Italia e su Vogue Paris; in quest’ultimo la modella Lara Stone ha la pelle pitturata di nero ed interpreta i panni di una donna afroamericana.

blackface gigi hadid

Le fotografie di Steven Klein. A sinistra Lara Stone, in mezzo Gigi Hadid, a destra una modella per Vogue Italia

Il blackface è nato con il makeup teatrale del XIX secolo, un trucco appositamente marcato per far assumere agli attori le sembianze di una persona di pelle nera, quando ancora i palcoscenici erano loro proibiti. Questa pratica è poi gradualmente scemata dopo gli anni Sessanta, quando Martin Luther King ne denunciò la natura razzista e denigratoria.

Tuttavia, nel mondo della moda il blackface non è mai tramontato del tutto. La stessa Gigi Hadid era stata precedentemente accusata di ciò dopo l’uscita su Vogue Italia di un servizio fotografico in cui la modella indossava una parrucca stile afro e aveva una tonalità di pelle significativamente più scura.

Photo Credit: vogue.it

Gli scatti incriminati sono di Steven Meisel, un altro fotografo di moda non estraneo a questo genere di shooting. Fu lui, infatti, a fotografare la modella Saskia de Brauw in abiti dalle stampe tribali, accanto ad animali africani imbalsamati, suscitando un’ondata di biasimo.

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Photo Credit: thefashionspot.com

Razzismo, appropriazione culturale, stile fotografico o mezzo di denuncia? Il blackface è interpretato in modi diversi a seconda di chi lo guarda e di chi lo usa.

Per esempio, non sfuggì alle proteste la foto di Constance Jablonski in stile afro per l’editoriale Numéro. La stilista del set, Patti Wilson, fu sommersa di critiche, quando in realtà è una delle poche donne stylist di colore dell’alta moda.  Lo stile scelto per lo shooting voleva essere una critica sociale al fenomeno delle “celebrità bianche che adottano tutti questi bambini neri“.

Ad usare il blackface come mezzo di consapevolezza sociale è stata anche la regina dell’ultimo CoachellaBeyoncé. La cantante nel 2011 ha posato per L’Officiel Paris con il volto volontariamente scurito per celebrare l’attivista nigeriano per i diritti umani Fela Kuti.

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Photo Credit: buzzfeed.com

Tra le foto più chiacchierate non ci si può dimenticare di una delle sei copertine scattate da Karl Lagerfeld per l’anniversario della rivista Stern Fotografie, in cui la protagonista del blackface è Claudia Schiffer. La modella ha poi chiarito che l’intenzione del fotografo era quella di riflettere le fantasie di diversi uomini, in un modo diverso e creativo.

blackface gigi hadid

Photo Credit: buzzfeed.com

Non solo nelle foto: il blackface è stato protagonista anche di alcune controverse passerelle, dalla sfilata di Vivienne Westwood alla Paris Fashion Week, a quella di Lie Sang Bong alla Seoul Fashion Week.

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Sopra: le modelle nella sfilata di Vivienne Westwood. Sotto: le modelle nella sfilata di Lie Sang Bong

La critica più aspra che viene mossa contro il blackface è la mancanza di diversità culturale che ne deriva, con conseguente emarginazione immotivata di minoranze, che si vedono artificialmente rappresentate attraverso tinte spray e photoshop.

Seppure resti evidente il fatto che nel mondo della moda (e non solo) sia necessario superare questo scoglio, alcune di queste foto dimostrano come non sempre bisogni gridare allo scandalo, fermandosi all’apparenza dell’immagine. Di battaglie da combattere ce ne sono molte, ma bisogna anche sapere distinguere quelle giuste.

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