“Il mio lavoro è stato la mia vita. Il mio mestiere è stato il più bel lavoro che potessi fare ed ecco perché l’ho amato così tanto, ed ecco perché l’ho scelto fin dall’inizio. Non smetterò mai di amarlo, mai”

Innovatore, interprete del su tempo e padre dell’Haute Couture moderna, Hubert de Givenchy si è spento all’età di 91 anni nella villa vicino Parigi

Nato a Beauvais nel 1921, si trasferisce giovanissimo a Parigi per continuare gli studi di arte e stile. Qui, ha la possibilità di lavorare a stretto contatto con i grandi stilisti del tempo: Piguet, Lelon e l’estrosa Schiaparelli.

In un panorama dominato dal New Look di Dior, che codificava l’abbigliamento femminile e lo costringeva in corsetti, bottoni, lacci e metri di tessuto, Givenchy è attirato dalla pulizia delle forme, dalla bellezza senza tempo e dalle trasparenze che liberano il corpo.

Cristobal Balenciaga era, infatti, il suo mentore e la sua guida stilistica. Da lui eredita l’idea di una couture che avvolge e non limita la donna, che ne evidenzia le forme e non la nasconde.

In completa controtendenza nel 1952 , a soli 27 apre la sua Maison e lancia la sua prima collezione dal nome indicativo: Les Séparables, un gioco di Mix&Match tra morbide bluse dalle maniche ampie  gonne leggere. Il successo è immediato.

Blusa Bettina – Photo Credit: LinkedIn Givenchy

La Blusa Bettina, così chiamata in onore alla mannequin più in voga del momento Bettina Graziani, scandalizza piacevolmente il mondo del fashion system. Senza lacci né bottoni, la couture di Givenchy colpiva per la sua elegante morbidezza e chirurgica precisione.

“Ho sognato una donna liberata non più fasciata e blindata dai vestiti. Tutte le mie linee permettono movimenti svelti e fluidi, i miei vestiti sono reali, ultra leggeri, senza imbottiture né corsetti, sono indumenti che aleggiano su un corpo libero da lacci”

L’anno successivo al lancio della sua prima collezione avvenne l’incontro che cambiò le sorti del couturier e di una giovanissima attrice alle prime armi, la ventiquattrenne Audrey Hepburn.

Photo Credit: Grazia.it

La storia racconta che nel 1953 fu chiesto a Givenchy di incontrare l’attrice Hepburn. Invece della nota Katherine, entrò nel suo studio Audrey, una“ragazzina vestita da gondoliere” , che gli chiese di creare il suo guardaroba per il film Sabrina. Presoo dalle imminenti sfilate parigine, il couturier dapprima si rifiutò. Ma quando lei provò uno dei suoi abiti fu colpito dalla sua magia e dal suo fascino e permise che parte della sua nuova collezione fosse utilizzata per il film. Nasce così una storia d’amore professionale che lega il couturier e l’attrice nel segno della bellezza e dello stile.

“Personalmente dipendo da Givenchy come le donne americane dipendono dal loro psichiatra” – A. Hepburn

Lei era bella, ma Givenchy la rese una Diva. Rimarranno nell’immaginario comune e negli annali della storia della moda come esempio di eleganza e femminilità, i capi disegnati per lei ed immortalati dal grande schermo. Primo fra tutti il tubino nero indossato film Colazione da Tiffany. La petite robe noire di Coco Chanel si trasforma da semplice abito a status symbol.

Photdit: La Repubblica

Tra gli anni ’50 e ’60, collezione dopo collezione, Givenchy continua ad affermare la sua idea di couture moderna. Icone sono ancora l’abito a sacco del 53, il mantello dal collo avvolgente e l’intramontabile abito a palloncino del 58 con cui si fece immortalare Jackie Kannedy.

Non solo Audrey Hepburn , infatti, ma tante, tantissime le donne valicano le porte del suo Atelier in Rue George V a Parigi: Greta Garbo, l’imperatrice Farah Pahlavi e la principessa Grace di Monaco solo per citarne alcune.

Photo Credit: Grazia.it

La morte di Balenciaga e l’irruente affermazione del prèt-à-porter convincono Givenchy a vendere la propria Maison al gruppo LVMH, del magnate francese Bernard Arnault, contiuando comunque il timone della produzione stilistica sino al 1995 (data del suo ufficiale ritiro dalle passerelle).

Tutto il mondo della moda ricorda l’ultima collezione autunno inverno presentata da Givenchy: una rivisitazione matura di tutta la sua produzione stilistica. In passerella a sfilare non era solamente la collezione di un couturier ma un intero capitolo della moda che stava per concludersi.

Grandi nomi hanno preso le redini della Maison Givenchy.Ricordiamo un giovanissimo John Galliano, l’estroso Alexander McQueen e l’italiano Riccardo Tisci. Oggi, la produzione artistica è nelle mani della britannica Claire Waight Keller.

La morte di Givenchy è un punto e a capo e conclude un capitolo della moda. Ma la sua eredità è un dono per chi lo sa vestire.

 

© riproduzione riservata