L’importanza delle fantasie nella moda

Pois, righe e fiori sono stampe che sembrano esistere da sempre, ma non è così: ogni stampa ha la sua origine e il suo posto nel mondo della moda. In particolare, esistono cinque fantasie evergreen che hanno catturato l’attenzione di ogni fashion addicted e non solo.

1. Pois

Chiamati in inglese polka dots, i pois rappresentano la gioia di vivere, il divertimento, la dolcezza infantile. I pois non sono mai banali, perché possono essere grandi, piccoli o anche di misure diverse all’interno della stessa stampa. Possono essere chiari su sfondo scuro o viceversa, oppure multicolor; possono essere distribuiti in maniera simmetrica o asimmetrica.

Insomma, i “pallini” rimandano ad una personalità divertente e un po’ rétro e sono in grado di cambiare completamente un look, anche se presenti solamente sugli accessori.

Sebbene questo pattern risalga addirittura alla fine del 1800, di solito esso si associa agli anni Cinquanta e alle pin-up; da Brigitte Bardot a Dita Von Teese, i pois sono sempre stati anche un’indiscussa icona di stile per l’abbigliamento delle star. Non bisogna dimenticare che le stampe di Roy Lichtenstein, celeberrimo esponente della pop art, erano proprio a puntini. I pois, infatti, sono considerati un motivo pop che dona a tutte e che, per questo, durerà in eterno.

2. Righe

Nel Medioevo, le righe venivano associate al male e al diavolo, perché le indossavano i buffoni di corte, i pazzi e dunque gli emarginati. Indossare le righe era considerata una forma di trasgressione, motivo per cui anche le divise dei carcerati erano a righe.

Facendo un passo in avanti, nei moti rivoluzionari francesi le righe erano considerate parte del repertorio emblematico rivoluzionario. Con la rivoluzione americana e con la bandiera degli Stati Uniti, le righe hanno cominciato a comunicare libertà e ideologie nuove e moderne. Successivamente la maglia a righe, considerata l’icona del marinaio, è diventata, nella seconda metà del 1800, parte integrante dell’uniforme della marina.

texture e stampe

Coco Chanel – Photo Credit: wikipedia.com

Chi avrebbe mai potuto introdurre la fantasia a righe nel mondo della moda se non Coco Chanel? Da divisa tipicamente maschile, negli anni Venti la riadatta accostandola a perle e rossetto. Successivamente, numerosi altri stilisti la porteranno sulle passerelle: Tommy Hilfiger, Dolce & Gabbana, Jean Paul Gaultier, Ferragamo.

Oggi alle righe vengono riconosciute queste proprietà: espandono gli spazi, dinamizzano l’atmosfera e illuminano le superfici. Le righe mostrano e, contemporaneamente, nascondono; esse sono il soggetto e, allo stesso tempo, lo sfondo.

3. Fiori

Il “Flower Power” sembra non esaurirsi mai. Sono gli anni Cinquanta quando Christian Dior chiama la sua prima collezione “Corolle”, per le gonne che ricordano la  corolla di un fiore. Non è un segreto, infatti, che lo stilista si ispirasse ai paesaggi floreali degli impressionisti e, di lì a poco, stampe e silhouette floreali cominciano a rappresentare l’intera filosofia del suo “New Look”. La leggerezza del fiore, in quel periodo, si materializza utilizzando tessuti impalpabili, come chiffon e organza, e con le stampe floreali ispirate all’arte del Seicento.

Ma Dior non è l’unico ad amare i fiori: la camelia è tuttora simbolo della Maison Chanel, scelta per la perfezione dei suoi petali e per l’assenza di profumo e spine, mentre Yves Saint Laurent propone bluse stampate e tessuti patchwork e Kenzo unisce il floreale e l’Oriente.

L’uso della stampa floreale non conosce né stagione, né anno: nel 1993, Dolce & Gabbana giocava con patchwork e perline e nel 1999 Tom Ford proponeva per Gucci jeans piumati e tessuti floreali. Dal primo decennio del 2000 ad oggi, Blumarine ha proposto romantiche gitane con abitini floreali, Etro ha prodotto un’intera collezione fiabesca ispirata al tema floreale e Prada ha fatto del fiore il fil rouge di una collezione estremamente concettuale.

Anche il tubino di Bottega Veneta presenta una fantasia floreale riprodotta in serie e in diversi colori, mentre con i fiori Givenchy addolcisce il classico giubbotto da motociclista e Lanvin propone maxi fiori in capi dalla silhouette ampia sui fianchi e stretta in vita. Anche Louis Vuitton si lascia tentare dal floreale, come si può notare dai suoi capispalla con stampa floreale in piccole dimensioni.

La stampa floreale è stati anche tra i protagonisti della New York Fashion Week, inserendosi tra i cinque trend da seguire della prossima stagione!

4. Pied de poule

Dal 2012, il pied de poule è tornato sulle passerelle confermandosi una delle fantasie più amate dagli stilisti. Celebrità come Kim Kardashian, Gwyneth Paltrow e Lady Gaga preferiscono il classico black and white, ma la versione contemporanea di questo pattern prevede infiniti accostamenti cromatici, tutti interessanti.

Il termine deriva dal francese “piede di gallina”, perché il pattern ricorda proprio la zampa di una gallina. Nel 1800, in Scozia, il pied de poule viene originariamente indossato dai pastori, ma lo si può trovare anche su sciarpe e gonne. Con il tempo diventa popolare anche nell’arredamento, ma è negli anni Trenta che questa trama viene adottata dalle classi sociali benestanti come simbolo di ricchezza ed eleganza.

Negli anni Cinquanta, Dior consacra il pied de poule come sinonimo di raffinatezza, tanto da utilizzarlo per il pack della sua celeberrima fragranza “Miss Dior”, dedicata alla sorella. Grazie all’Optical Art, di estrema tendenza in quel periodo, gli anni Sessanta sono decisivi per il successo di questa stampa, che verrà ripresa negli anni Novanta nelle collezioni di varie maison, come Chanel, Louis Vuitton, Armani e Moschino.

Nel 2011, Ferragamo porta in passerella il total look pied de poule, abbinando i capi con accessori, calzature e borse, portando questo trend ad un nuovo livello.

5. Tartan

Il termine inglese ‘tartan’ deriva dal francese “tiretain”, probabilmente derivante a sua volta dal verbo “tirer”. Entrambi i termini si riferiscono alla texture del tessuto in contrapposizione ai tessuti in tinta unita. Non si conosce la sua origine esatta, ma il tartan ha sicuramente una storia molto antica.

È interessante notare che questa fantasia ha due anime: quella dell’identità culturale del popolo e quella “sovversiva”. Quest’ultima identità è stata portata avanti soprattutto da Vivienne Westwood, la quale ha in gran parte contribuito al movimento punk usando il tartan, che nel tempo è diventato la sua firma, come dimostra l’ultima collezione autunno/inverno 19/20 presentata alla LFW.

Un motivo tartan è anche alla radice del successo di Burberry, che negli anni Venti ha introdotto il “Burberry Check”, motivo che da allora è diventato il segno immediatamente riconoscibile del brand.

Il valore simbolico delle textures

Ogni tessuto dona a chi lo indossa determinate sensazioni: comfort, sicurezza, ma anche disagio o inadeguatezza. Tutti hanno delle preferenze relativamente a quali tessuti indossare, ma pochi si chiedono il perché di questa preferenza.

La texture di un capo può generare, inconsciamente, ricordi, sentimenti e immagini mentali. Ecco perché si finisce solitamente per scegliere quei tessuti che sono stati compagni d’infanzia o di adolescenza e che da sempre fanno parte della vita di un determinato individuo.

Ne deriva che non solo la texture di un capo è importante a livello emotivo, ma influisce anche sul colore o sulla fantasia dell’indumento e sulla sua formalità. Si tratta, dunque, anche di una questione di stile.

Non è da tralasciare, poi, l’importanza simbolica: la scelta di un tessuto può inviare un messaggio preciso. A ogni tessuto corrisponde un significato irrazionale che, però, è importante riconoscere e interpretare.

Quali sono i significati dei tessuti più utilizzati nel mondo della moda?

La seta evoca sensazioni di familiarità e tenerezza, ma anche di leggerezza, così come il velluto indica femminilità e morbidezza e il tweed relax e calore. Al contrario, la pelle rimanda a un’immagine un dura e selvaggia, il denim si associa ad energia e, in ultimo, il lino trasmette una sensazione di freschezza, ma indica anche la moderata agiatezza di chi lo indossa.

La texture definisce lo stile che l’individuo vuole, più o meno consapevolmente, comunicare. Più si cerca l’originalità, più si indosserà un tessuto “a contrasto” con il significato inconscio che, solitamente, gli viene attribuito. Ad esempio, un uomo che indossa la seta comunica raffinatezza, mentre una donna che indossa la pelle esprime forza e grinta.

 

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