Rock and roll, rockabilly, country, gospel, blues. In molte performance e in molti dischi, è possibile ascoltare la poliedricità della produzione musicale di Elvis Presley. Un’icona che ha trovato spazio non solo nel mondo musicale ma anche in quello cinematografico e della danza. Fa strano scriverlo, ma Presley è stato uno dei più celebri musicisti di tutto il Novecento.
Una presenza scenica invidiabile e una mimica inconfondibile hanno contribuito a rendere la sua figura una delle più influenti nella cultura statunitense, se non mondiale.

Oltre ad una vasta produzione musicale, Presley vanta una grande attività concertistica che ha sempre fatto radunare fan da tutto il mondo. Urlanti, vibranti e incandescenti: i fanatici della sua musica sono sempre entrati in una sorta di connessione con il loro ultra venerato dio, per il quale avrebbero firmato carte false per potergli toccare anche soltanto una scarpa.

Elvis Presley firmò 45 giri che rimasero per 1277 settimane in classifica ed LP che, come scogli contro le maree, rimasero per ben sette anni nelle Top 10.
61 album e più di un miliardo di dischi venduti per tutto il globo hanno reso, Elvis Presley, il recordman per i dischi venduti da un singolo cantante. Serve altro?

In quest’articolo, analizzeremo 5 curiosità sulla sua figura che alcuni di voi non conosceranno e che vi stupiranno.

Accuse di razzismo

Tutto partì dal brano “That’s All Right, Mama” il cui autore è il bluesman Arthur Crudup, uno dei mentori del Re del Rock and Roll.
Nonostante Elvis avesse sempre espresso il suo più totale disprezzo per le norme della segregazione razziale e un profondo rispetto per gli artisti afroamericani, intorno alla metà del 1957 si diffuse la voce che, durante un’intervista, disse:

“L’unica cosa che i negri possono fare per me, è comprare i miei dischi e lustrarmi le scarpe.”

Una dichiarazione alquanto pesante che, però, andò in contrasto con quello che successe l’anno precedente, quando Presley fu accusato di aver infranto le leggi della segregazione razziale a Memphis, “frequentando il parco giochi che, solitamente, veniva affollato da gente nera”, recitava il The Memphis World, giornale afroamericano dell’epoca.
La veridicità della notizia, riguardo l’affermazione razzista, fu presa in carico da un giornalista il quale andò sul set di Il delinquente del rock and roll, dove Elvis negò categoricamente di aver mai pronunciato quella frase. Non ci furono prove a riguardo e molto probabilmente si trattò di diffamazione, in quanto molta della produzione musicale di Elvis deve proprio a quel genere di origini afroamericane che l’America di quegli anni cercò, spesso, di sotterrare.

Persecuzioni religiose

Tutti noi ricordiamo le movenze che Presley aveva durante le sue esibizioni sul palco. Ci fu, addirittura, chi lo rinominò “Elvis the Pelvis” per i suoi provocanti movimenti di bacino.
Proprio per questo, i moralisti dell’epoca lo additarono come un depravato che doveva essere assolutamente fermato.
Le numerose associazioni religiose dell’epoca, infatti, cominciarono a perseguitarlo e lo resero vittima, insieme alla sua musica, di lunghe battaglie denigratorie. Durante queste manifestazioni pubbliche, gli attivisti di questa campagna distruggevano i dischi di Presley, incendiandoli.
«Io non penso di essere male per la gente. Se avessi pensato di essere un male per la gente, sarei tornato alla guida di un camion…».

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Il colonnello Tom Parker

Tom Parker, nome d’arte di Andreas Cornelis van Kuijk, fu una figura molto importante per la carriera di Presley. Amico e manager del cantante, Parker fu il vero e proprio ago della bilancia della sua carriera poiché proprio da lui dipendeva il successo o il declino dell’artista.
Parker intuì fin da subito il potenziale del suo “cliente” e tra le tante mosse, ci fu quella di inserirlo negli show delle reti nazionali, in modo da fargli invadere le case degli americani.
Da parte dei fan, però, Parker non fu mai visto di buon occhio dato che vantava di un passato in cui l’astuzia, il cinismo e la malattia del gioco d’azzardo lo avevano caratterizzato.

«Quando conobbi Elvis, possedeva milioni di dollari di talento mentre ora possiede solamente milioni di dollari!»

Diventato una perfetta pedina di Parker, nonostante il suo grande successo, Elvis dovette fare i conti con la pendenza negativa della bilancia: il declino.
Il loro fu un rapporto maniacale e la figura del manager fu sempre vista come una sorta di antagonista che si arricchiva alle spalle del cantante, nonostante quest’ultimo si fidasse ciecamente di lui.
Quando morì Presley, Parker non reagì in maniera particolarmente coinvolta. Anzi, sembrò quasi un problema economico alla quale rimediare al più presto.

Il “68 Comeback Special”

Come accennavamo poco prima, anche Elvis Presley attraversò un periodo buio.
Vuoi che il pubblico cambiava gusti musicali con il passare del tempo, vuoi che i film di cui fai parte non ottenevano un riscontro positivo perché giudicati piatti, ed ecco qui che pian piano, vieni inglobato nell’oblio.
Parker, infatti, doveva inventarsi qualcosa per far ritornare in superficie la figura del suo assistito: la televisione.
La televisione, infatti, riuscì a smacchiare quell’alone di vecchio sulla giacca di Presley, facendolo tornare in pole position.
Lo show venne prodotto dalla NBC e successivamente fu definito il 68 Comeback Special, durante il quale la figura del cantante fu studiata alla perfezione: forma fisica, abiti di scena, attitudine.
Durante lo spettacolo, Presley si esibì in un medley dei suoi vecchi successi, riarrangiati in modo orchestrale, alternandoli a brani più recenti della sua discografia.

La morte

Dopo essere tornato a Memphis dalla famiglia e dopo aver suonato “Blue Eyes Crying in the Rain” al pianoforte, Presley si ritirò nella sua stanza e, per via dell’insonnia, si riempì di barbiturici. Una volta svegliatosi, andò in bagno e dopo quattro ore venne rinvenuto agonizzante. Nonostante i molteplici tentativi, alle ore 15:00 del 16 agosto ne fu dichiarata la morte, per arresto cardiaco, all’età di 42 anni.

Come una degna rockstar si rispetti, la morte si fa teatro di numerose interpretazioni.

Durante l’autopsia, furono rinvenute ben 14 sostanze medicinali differenti. In passato, già si sapeva del rapporto tra il cantante e gli psicofarmaci.
Altra causa fu il peso: Elvis pesava ben 158 kg al momento della morte. Nel suo ultimo periodo, trascorreva il tempo abbuffandosi continuamente, senza darsi un freno.
Si pensa anche ad uno shock anafilattico provocato da un’allergia alla codeina, presente nei farmaci che gli venivano prescritti.
Il suo medico, il dottor George Nick Nichopoulos, a differenza delle precedenti spiegazioni, dichiarò che Elvis morì a causa di una costipazione cronica che porta ad un colon sproporzionato, mobilità intestinale e un’obesità non indifferente: quella che, oggi, è conosciuta come malattia di Hirschsprung.

Ci furono e ci sono, tutt’ora, numerosi dubbi sulla veridicità del decesso in quanto si pensa, tra le tante leggende metropolitane, che Elvis non sia realmente deceduto e che sia tutta una sceneggiata per farlo scappare dai riflettori del successo. La presenza del cantante è stata segnalata in molte parti del mondo e alcune associazioni, nate ad hoc, sostengono addirittura che Elvis abbia origini aliene. O, ancora, che l’FBI sia stato l’artefice del suo finto decesso in quanto il cantante di Memphis rientrasse nel programma “protezione dei testimoni” riguardo l’omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.

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