Roger Keith “Syd” Barrett, fulcro centrale dei Pink Floyd, oggi avrebbe compiuto 74 anni. Compositore, chitarrista e pittore, resta scalfito nella storia della musica non solo come perno fondamentale della nota band inglese, quanto per la sua impenetrabile personalità.
Infatti, come ogni grande artista che si rispetti, il suo estro si manifestava sotto diverse forme, sperimentando le più azzardate, soprattutto quelle più in voga negli anni ’60.

Copertina dell’album “The Madcap Laughs”

La musica psichedelica, figlia degli effetti degli acidi, era una di queste. Eppure, più che “sperimentare” si può dire che questa musica gli apparteneva già, in maniera innata, ancor prima che si coniasse un termine per contraddistinguerla. Il resto dei componenti floydiani sapeva già da sé che parte del successo iniziale fu per merito di Barrett: il maggior numero delle loro canzoni furono composte da lui, a partire da See Emily Play, il brano che permise loro di costruirsi una consistente cerchia di fan dopo Arnold Layne.

Barrett l’ha composto grazie ad una delle sue tante visioni lisergiche nella quale, dormiente in un bosco dopo un concerto, gli comparve una ragazza che, danzando, avanzava verso di lui. Del primo album che pubblicarono, The Piper at the Gates of Down, sette brani su undici li firmò lui stesso.
I produttori lo amavano, credevano in lui più di quanto facessero per i Pink Floyd in generale. La sua inventiva era sbalorditiva, motivo per cui fu molto dura la decisione di escluderlo dalla band nel 1968. Per tre anni, Syd Barrett ha pilotato la rotta di quello che poi sono diventati i Pink Floyd, fornendo loro una direzione, oltre che notorietà ed esclusività. Difatti, l’uscita dal gruppo fu dolorosa per i suoi compagni in primis: temevano di non poter essere all’altezza senza la sua presenza, di vedere presto la fine dei loro giorni. Ma, d’altro canto, i suoi problemi psichici non permisero altrimenti.

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Tanto si è parlato della malattia del musicista britannico e la colpa si diede tutta all’uso spropositato di acidi. In realtà l’LSD ha solo acutizzato la gravità del suo stato mentale, che si materializzò durante la sua infanzia, specialmente dopo la morte del padre quando Barrett aveva solo 16 anni.

C’è chi parla di un “essere predestinato ad impazzire”, per quanto la sua personalità risultasse strana e diversa fin da subito.

Syd Barrett viveva in un mondo tutto suo, impenetrabile, destinato a pochi. Eppure, questa sua stessa realtà l’ha resa anche un po’ nostra: noi fruitori dalla psiche poco ordinaria, proprio come la sua. L’ha fatto donandoci pezzi del suo album da solista, The Madcap Laughs, dalla musicalità travolgente e fuori dal comune di tutti.
Testi spericolati, a tratti osceni, incontrollati ed incontrollabili. Octopus ne è una prova, in quanto oltre ad avere un’andatura anarchica, sembra quasi un brano dei Beatles, ma con molte sfumature alternative.

Golden Hair presenta frasi più chiare, più concrete, la voce è più dolce e meno dura. Ma questa volta è il ritmo incalzante che a tratti preoccupa: come se fosse un promemoria utile allo stesso Barrett, volto a non alienarsi durante l’esecuzione del brano.

Oppure il suo intento era completamente il contrario, bandire qualsiasi tipo di promemoria sterile?

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