di Ilaria di Nardo

 

Maria Celeste, Maria Vittoria, Giorgia, Silvia e Caterina.

Cinque ragazze, tanta voglia di fare e di farsi ascoltare.

Così verrebbero definite le On the roads, il gruppo di ragazze liceali che giovedì 20 settembre si sono esibite sul palco di Largo Venue durante l’evento “Renassaince“, organizzato da Artwave.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro per conoscerle meglio.

Ph. Gabriele Deitinger

Presentiamoci! Io sono Ilaria e scrivo per Artwave.it. Voi come vi chiamate, ma soprattutto, come sono nate le On the Roads?

 M.C: Noi siamo le On the Roads: Celeste, Maria Vittoria, Giorgia, Silvia e Caterina, un gruppo tutto al femminile (ride)!

Il progetto non è nato da subito insieme: infatti ci siamo conosciute per così dire “a fasi”. All’inizio io e la ragazza che cantava prima nel gruppo ci siamo messe a fare serate così, un po’ per gioco, poi è entrata Giorgia, conosciuta ad un centro estivo e abbiamo iniziato a suonare insieme, formando un piccolo gruppo. Dopo Giorgia è entrata Maria Vittoria! Lei era in classe con me e in occasione di un concorso ci siamo unite, e assieme a lei si è aggiunta anche Silvia, la batterista. Caterina è l’ultima arrivata, è con noi da quest’anno, è la nostra frontwoman, canta, ed è anche la cugina di Giorgia, che ce l’ha presentata.

 

L’evento di giovedì sera è dedicato all’arte e alla sua rinascita: saremmo curiosa di sapere, qual è il valore che attribuite all’arte e così appunto alla musica?

Ph. Andrea Fanelli

M.V: La musica non è solo un modo per esprimersi, nonostante, come forma d’arte, sia questo il suo scopo principale, ma penso che costituisca anche un efficace mezzo di condividere messaggi, conoscere nuove persone, mettersi in gioco, mettersi anche in dubbio, permettendo così di accrescere la propria autostima.

 

La “rinascita dell’arte”, il motto dell’evento, può essere inteso anche come una sorta di risposta al prevalere della tecnologia sull’arte stessa?

 S: Sì e no. Secondo me non è un prevalere della tecnologia sulle altre forme d’arte ma più un “mescolarsi”. La tecnologia ha infatti dato la possibilità di creare nuove forme d’arte, anche con nuovi mezzi. Quindi è più un incontro tra quello che era l’arte prima e quello che è adesso.

 

Come avete conosciuto Artwave?

M.C: Un po’ per caso. Nella mia scuola ho visto spesso questi adesivi sulle pareti con scritto “Artwave: segui l’onda.” Ero rimasta incuriosita moltissimo dallo slogan segui l’onda e così ho iniziato a seguirli. Casualmente nella mia scuola c’erano ragazzi che sono fra gli organizzatori di Artwave, e così, per un insieme di coincidenze ho conosciuto l’associazione, che poi mi ha dato la possibilità di essere qui questa sera.

 

Io definisco Artwave l’associazione che è dei giovani e per i giovani: voi credete nel suo ruolo?

Ph. Andrea Fanelli

 G: Sì, certo. Io credo che l’arte fatta dai giovani e per i giovani sia un’ottima cosa. I giovani riescono a dare all’arte qualcosa di fresco e di nuovo, che magari può essere trasmesso nel tempo.

 

Bene, passiamo a voi. Il vostro singolo, Free man, parla chiaramente di un immigrato in cerca di pace e stabilità, ma, più in profondità, vuole raccontare anche qualcos’altro?

C. : Cercherò di essere breve nel raccontare la storia di questa canzone, perché non lo è per niente. Ridendo e scherzando Free manè un singolo che ormai ha due anni e sta crescendo con noi.

Un giorno di due anni fa Maria Vittoria mi ha portato un volantino a scuola di un concorso a cui avremmo potuto partecipare ma solo con un inedito che avesse come tema quello della discriminazione. Free manè nata un po’ per caso, non sapevo come si scrivesse una canzone, e così nella mia camera ho provato accordi di chitarra fino ad arrivare a quelli giusti. Non mi veniva il ritornello, fino a che una notte, alle quattro, mi sono svegliata e ho detto: “Oh, cavolo, eccolo!”.

Free man parla di cose che accadono ogni giorno, purtroppo. Come dici tu parla di un immigrato ma non solo: parla anche della violenza sulle donne e dei loro diritti. Quando ho scritto la strofa su questo ho pensato a Malala, perché avevo letto da poco il libro “Io sono Malala”, e pensavo al fatto che lei, mentre tentano di ucciderla, dice: “tu non puoi farmi questo.” Mentre per la prima parte mi sono ispirata ai casi di razzismo in America, che in quel periodo erano stati frequenti.

 

Toccate un tema importante: quello della libertà. Pensate che l’uomo tramite l’arte possa sentirsi più libero?

Ph. Andrea Fanelli

 G: Sicuramente sì. Schopenhauer diceva che la musica è la forma d’arte più completa, che permette all’uomo di esprimersi in una lingua che è comune a tutti gli uomini, perché non c’è bisogno di capirla ma di interpretarla: e ognuno la interpreta a modo suo. E’ come se fosse la lingua madre di tutti gli uomini.

Per esprimere se stesso l’uomo ha bisogno di libertà e per ottenere questa libertà l’uomo ha bisogno della musica.

 

Un’ultima domanda: un augurio ai giovani che vogliono intraprendere la strada della musica, proprio come voi?

 M.V: La musica è una passione e come tutte le passioni penso debba essere intrapresa. È una cosa molto importante perché alleggerisce l’uomo. Anche per chi come me vuole intraprendere la carriera musicale, secondo me non c’è bisogno di aver paura di quello che viene dopo perché quando si ha una passione e un interesse si fatica meno e si raggiunge quello che si desidera.

 

Potete seguire le On the Roads sul loro canale YouTube o sulla loro pagina Facebook e Instagram.

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